SBOLOGNARE IL ROTTAME MPS AI FRANCESI DI BNP PARIBAS? LA PAZZA IDEA DELLA MEDIOSBANCA DI NAGEL PER INSABBIARE LA MOUSSE DI MUSSARI DENTRO LA BNL - IL CONCAMBIO SAREBBE DI 5,6 AZIONI FRANCESI CONTRO 1.000 TITOLI DI SIENA - 1,4 MILIARDI DI RISTRUTTURAZIONE ONE OFF E UN COSTO STRACCIATO PER OGNI SPORTELLO INGOLOSIRANNO BNP? MAH...

Laura Galvagni per il "Sole 24 Ore"

Il titolo del report non è certo dei più accattivanti: French Banks. Eppure se si guarda tra le pieghe di quella lunga analisi emerge un'ipotesi davvero suggestiva. Per gli attori in campo, Bnp Paribas, Bnl e Mps, per chi firma lo studio, Mediobanca, e per le conclusioni a cui giunge.

Il tomo è stato diffuso giusto ieri e analizza, tra i vari istituti presi in considerazione, le opzioni strategiche che Bnp ha davanti a sé riguardo la presenza sul suolo italiano. Il teorema di fatto è questo: Bnp opera attraverso Bnl ma la Banca Nazionale del Lavoro al momento è troppo piccola per avere un impatto significativo sui profitti o sulle perdite della casa madre ma al contempo è anche grande abbastanza per incidere sulla qualità del profilo finanziario dell'istituto. Bnp, per Mediobanca, è dunque a un bivio: o vendere l'asset o crescere per linee esterne. E crescere per linee esterne, in questo momento, può significare una sola cosa: «comprare Mps».

Ma un'operazione simile, in questo momento, visto il terremoto che ha colpito la banca senese, può essere un affare? Piazzetta Cuccia mette in fila un paio di numeri e conclude che lo è. Al punto da ipotizzare anche quali possono essere le condizioni del deal. Innanzitutto, deve essere un'operazione fatta senza sborsare un euro, solo carta contro carta.

Il che può permettere alla banca francese di pagare un premio di controllo del 15% su Mps e di emettere nuove azioni Bnp con uno sconto del 15% rispetto alle quotazioni correnti. Tradotto, il rapporto di concambio che dovrebbe emergere dovrebbe essere di 5,6 azioni Bnp per 1.000 titoli Mps.

Questo ridisegnerebbe l'azionariato della banca francese ma solo limitatamente: lo stato del Belgio scenderebbe dal 10,3% al 9,8%; Axa (che è pure azionista di Mps) passerebbe invece dal 5,3% al 5,2%; e tra i soci farebbe capolino la Fondazione Mps con una quota dell'1,7% nel colosso bancario transalpino.

Mediobanca è certa che un'offerta così strutturata potrebbe produrre fino 979 milioni di risparmi di costo raggiungibili in tre anni. Mentre le spese one-off di ristrutturazione dovrebbero aggirarsi attorno agli 1,4 miliardi di euro. Il tutto senza contare le possibili sinergie sui ricavi.

«Nell'ultima decade - scrive Mediobanca - l'intero incremento a livello di rete promosso da Bnp è stato raggiunto attraverso acquisizioni». E in effetti se nel 2002 Bnp aveva 4.600 sportelli e oggi ne ha 7.250 è grazie agli 801 sportelli di Bnl e ai 2.000 sportelli di Fortis. Tra l'altro, sottolinea Piazzetta Cuccia, allo stato attuale una filiale Mps con i prezzi correnti vale appena 1 milione contro gli 11,2 milioni pagati a suo tempo da Bnp per assicurarsi Bnl.

Insomma, per Mediobanca, sembrerebbero esserci le condizioni per tentare l'operazione tanto più che le poche sovrapposizioni a livello di rete e il mix di business complementare confermerebbero che possono esserci ragioni anche industriali per promuovere il deal. Gli eventi recenti di Siena, con l'auspicio che bussi alla porta un cavaliere bianco, potrebbero poi rappresentare un contesto favorevole per avviare le trattative. Tanto più che per la Fondazione Mps l'idea di diluirsi nel capitale della banca non è più un tabù, anzi. Da capire se a Bnp conviene davvero muovere un simile passo.

Di certo gli impatti sul 2013, come dimostra l'analisi di Mediobanca, non sarebbero positivi. Il Core Tier 1 scenderebbe dal 10,5% al 9,8% e gli utili per azione diminuirebbero del 19% a 4,16 euro. In prospettiva, però, il Core Tier 1 raggiungerebbe quota 11% entro il 2015 e già a partire dal 2014 potrebbe esserci un contributo positivo dell'8% sui profitti per azione.

Lo scenario è davvero molto affascinante perché sembra chiudere quel cerchio che si era aperto ancora diversi anni fa. Nel 2005 Mps e Bnl aprirono un primo confronto per valutare una possibile integrazione. I contatti non andarono a buon fine perché non fu possibile trovare un accordo condiviso sulla governance. I due istituti presero quindi strade diverse. Mps, con gli strascichi ben noti, nel 2007 comprò Antonveneta strappandola a Bnp, che un anno prima era salita al controllo della Banca Nazionale del Lavoro.

«Per noi Bnl è la chiave di volta per risolvere l'enigma dell'ottimizzazione del capitale di Bnp Paribas», sostiene Mediobanca. Se non ci sarà il merger, l'istituto francese dovrebbe vendere l'asset italiano: potrebbe incassare 4 miliardi, mettere così nei conti un capital gain di 1,5 miliardi e avere un beneficio di 140 punti base sul Core Tier 1. Benefici immediati ma poco suggestivi.

 

mediobanca logo mediobanca LARRIVO DI ALBERTO NAGEL Giuseppe Mussari arriva al Tribunale di SienaALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA MPS LINGRESSO DI ROCCA SALIMBENI SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)