TAX-BOOK - ZUCKERBERG SFRUTTA UNA “FALLA” NEL SISTEMA FISCALE AMERICANO E COMPIE IL MIRACOLO: NON SOLO FACEBOOK NON PAGHERÀ UN DOLLARO DI TASSE, MA RICEVERÀ 429 MLN $ DAL GOVERNO FEDERALE - FB HA INFATTI SEMPRE PAGATO I PROPRI DIPENDENTI SOPRATTUTTO CON LE AZIONI, E HA CONTABILIZZATO LE STOCK OPTION COME SPESE CHE RIDUCONO I PROFITTI - RISULTATO? UN DEBITO DI 559 MLN $ E UN CREDITO DI 1,03 MLD $...

Paolo Mastrolilli per "La Stampa.it"

Facebook quest'anno non pagherà un dollaro di tasse. Anzi, molto probabilmente riceverà dal fisco americano un generoso rimborso.

La scoperta è stata fatta dall'organizzazione Citizens for Tax Justice, leggendo le note della dichiarazione fornita dalla compagnia a fine gennaio, ed è subito rimbalzata su Bloomberg Businessweek. È tutto legale, ovviamente, ma questa storia fa discutere più degli hacker che hanno attaccato nei giorni scorsi il social network, e anche della ripresa in Borsa dopo i problemi iniziali seguiti alla quotazione. Il cavillo che ha consentito a Facebook di aggirare completamente il severo fisco americano è proprio legato al suo nuovo status di «public company». Per l'anno appena concluso, infatti, l'azienda fondata da Mark Zuckerberg ha riportato ricavi per 1,1 miliardi di dollari, e 559 milioni di debito verso l'agenzia delle tasse.

Nello stesso tempo, però, la compagnia sostiene di avere 1,03 miliardi di «excess tax benefit», relativi all'esercizio delle stock option e altri «equity awards». In altre parole, nei confronti del fisco ha un debito di 559 milioni e un credito di 1,03 miliardi. Facendo la sottrazione, e togliendo la porzione del credito usata per pagare le imposte statali, restano circa 429 milioni di dollari che il governo federale deve rimborsare a Facebook.

Com'è possibile un trucco di queste proporzioni? Semplice: la spiegazione sta nel fatto che la compagnia di Zuckerberg usa soprattutto le azioni per compensare i suoi dipendenti, e ha il diritto di contabilizzare le «stock option» come spese che riducono i profitti. Fino all'anno scorso il social network non era quotato in Borsa, e quindi non aveva l'obbligo di rivelare tutte queste informazioni. Ora lo è, e perciò ha accumulato nella sua dichiarazione tutti gli ingenti compensi che aveva elargito finora attraverso il passaggio delle azioni. Risultato: l'enorme «excess tax benefit» ammassato, che consente a Facebook non solo di non pagare un dollaro di tasse, ma addirittura di ricevere dallo Stato federale un rimborso di quasi mezzo miliardo.

I portavoce dell'azienda, impegnati a spiegare le modalità dell'attacco subito dagli hackers, non hanno commentato nel merito le richieste di chiarimenti ricevute dai giornalisti. Anzi, nel prossimo futuro la compagnia prevede di ridurre la sua «liability» verso il fisco di altri 2,17 miliardi, usando ancora delle perdite operative.

L'ufficio stampa, però, ha invitato i reporter a riguardare le dichiarazioni fatte dal chief financial officer David Ebersman, durante una conversazione con gli analisti. All'epoca Ebersman aveva citato i benefici fiscali accumulati, e aveva anche ricordato che Facebook aveva chiuso l'anno con circa dieci miliardi in investimenti e contante, che «ci danno grande flessibilità e protezione dai rischi». Non solo, ma anche 429 milioni dalle tasche del fisco.

 

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