1. TEMPI DURISSIMI PER IL GRECO DI TRIESTE: L’AD IMPEGNATO SU TRE FRONTI INCANDESCENTI 2. IL PRIMO E’ QUELLO INTERNAZIONALE: CONTRO LE MIRE ESPANSIONISTICHE DI GRECO, AXA E ALLIANZ HANNO MESSO IN MOTO LE AGENZIE DI RATING PER DECLASSARE GENERALI 3. IL SECONDO E’ QUELLO INTERNO, CON LA POLVERIERA DELLE OPERAZIONI CON PARTI CORRELATE CHE VEDE TUTTI I GROSSI AZIONISTI, DAI VENETI DI PALLADIO A CALTAGIRONE E PELLICCIOLI, PASSANDO PER DEL VECCHIO, CONTRO LA RAMAZZA DI GRECO 4. IL TERZO E’ QUELLO TELECOM DOVE IL PRESIDENTE DI GENERALI GALATERI SI E’ ZERBINATO AI PIEDI DI ALIERTA COL RISCHIO CHE FOSSATI MANDI ALL’ARIA LA VENDITA DI TELCO

Carlotta Scozzari per Dagospia

Non è la prima volta che Mario Greco, amministratore delegato delle Generali, è costretto a sfoderare la spada e a combattere a duello. Gli era già capitato in Ras a metà degli anni Duemila, quando, in disaccordo con i piani della capogruppo Allianz, dove tra l'altro proprio in quel periodo stava guadagnando posizioni Enrico Tomaso Cucchiani, se ne andò praticamente sbattendo la porta.

Così come un'altra battaglia fu costretto a combatterla, nel 2007, in Eurizon, quando la fusione tra il Sanpaolo di Torino e la milanese Intesa, con l'ascesa ai vertici del gruppo di Corrado Passera, mandò a monte il suo progetto di creazione e quotazione in Borsa di un polo del risparmio gestito e amministrato.

E anche adesso il "napoletano di ferro" delle Generali, come ama chiamarlo il quotidiano economico francese "Les Echos", è impegnato in un duro combattimento. Che però, a differenza di quanto accaduto in passato, lo vede impegnato non su uno ma addirittura su tre fronti diversi. Il primo è quello internazionale. Dopo che alla fine di novembre l'agenzia di rating Standard & Poor's ha agitato lo spettro del declassamento delle Generali, in molti hanno gridato alla congiura: dallo stesso Greco, che ha parlato di "errore clamoroso", all'autorità assicurativa italiana Ivass, passando per il numero di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, che nei giorni scorsi ha attaccato duramente S&P.

Il fatto che il monito dell'agenzia di rating sia giunto proprio il giorno prima dell'incontro del management della compagnia triestina con la comunità finanziaria a Londra ha spinto i complottisti a pensare che dietro all'operazione, in qualche modo, possano nascondersi i due colossi assicurativi francese e tedesco, Axa e Allianz, che in questa fase hanno più potere contrattuale del Leone sia perché godono di rating più elevati, sia perché hanno capitalizzazioni vicine ai 50 miliardi (contro i 26 della società italiana).

Del resto, è difficile pensare che i due gruppi concorrenti possano avere gradito le velleità espansionistiche e di rafforzamento di Greco, che, a differenza di quanto fatto dal suo predecessore Giovanni Perissinotto, punta a fare tornare grandi le Generali sullo scacchiere internazionale.

Ed è collegato all'ex ad Perissinotto il secondo fronte "caldo", questa volta squisitamente interno, che rende di questi tempi più che mai nervoso il numero uno della compagnia triestina. Il fatto è che, dopo il polverone sollevato dalle operazioni irregolari - e comunque condotte senza seguire criteri di mercato - che Perissinotto e il suo ex braccio destro Raffaele Agrusti avevano concluso con gli azionisti veneti di Ferak (approdate in Procura a Trieste), si teme che, una volta scoperchiato il pentolone, possano venire a galla (una volta per tutte in maniera trasparente) le altre transazioni con parti correlate risalenti alla vecchia gestione.

Se, infatti, è innegabile che Perissinotto fosse molto vicino agli azionisti veneti di Palladio (Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago) e Finint (Enrico Marchi e Andrea De Vido), così come alla famiglia Amenduni, è altrettanto vero che molte operazioni della vecchia gestione avevano coinvolto a vario titolo - come grandi registi e sponsor se non addirittura in veste di controparti dirette - tutti i grandi soci: da Mediobanca a De Agostini, senza escludere i gruppi Caltagirone e Del Vecchio. E siccome pare che Greco veda come fumo negli occhi le operazioni con parti correlate (che sono legali, per carità, ancorché sottoposte a una specifica disciplina), si capisce perché, in questa fase, a rendere nervoso l'ad del Leone siano anche i rapporti con gli azionisti.

Terzo e ultimo fronte incandescente per Greco è quello di Telecom Italia, la società dentro cui, nel 2007, le Generali di Perissinotto investirono insieme con Mediobanca (prima socia del Leone al 13,27%) e Intesa Sanpaolo nell'ambito di una di quelle "operazioni di sistema" che tanto andavano di moda a quei tempi e che tanti patimenti hanno causato ai bilanci di chi ne è stato protagonista. In questo caso, l'insuccesso è stato tale che i tre azionisti italiani, a settembre, hanno deciso di uscire in perdita, cedendo il testimone del controllo di Telco (la cassaforte prima socia di Telecom) agli spagnoli di Telefonica.

In particolare, sembra che l'ad del gruppo triestino sia particolarmente imbufalito per come il rappresentante delle Generali nel consiglio di amministrazione di Telecom, Gabriele Galateri, si sia schierato a favore del gruppo straniero guidato dal suo ex compagno di università Cesar Alierta. Se, infatti, il socio della compagnia di telecomunicazioni Marco Fossati, che si è messo di traverso all'operazione Telefonica, dovesse un domani promuovere un'azione di responsabilità verso l'attuale consiglio (di cui peraltro ha chiesto l'azzeramento all'assemblea del 20 dicembre), le Generali potrebbero essere chiamate in causa. E l'eventualità costituisce un pensiero non da poco per l'ad.

Insomma, tre fronti aperti e un'unica battaglia per Greco. Si vedrà se il numero uno del gruppo triestino sarà costretto a chiamarsi fuori, come accaduto in passato sia in Ras sia in Eurizon, o se invece questa volta ne uscirà vittorioso. Quel che è certo è che per lui si preannuncia un 2014 di assalto.

 

mario greco Group CEO Mario Greco mario greco generali SEDE GENERALIMARIO GRECO NUOVO AD DI GENERALI AL SUO ARRIVO NELLA SEDE MILANESE DELLA COMPAGNIA Enrico CucchianiENRICO CUCCHIANI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO ALLIANZ ASSICURAZIONIAxa_logoSTANDARD AND POOR SPERISSINOTTO AGRUSTI

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...