TODINI-INI-INI - LA SALINI IMPREGILO SCARICA LA BERLUSCONIANA LUISA TODINI E METTE IN VENDITA LA QUOTA DI MAGGIORANZA NELLA SUA SOCIETA' DI FAMIGLIA. E ADESSO CHI SE LA COMPRERA', I RUSSI?

Carlotta Scozzari per Dagospia

E pensare che ancora a metà gennaio Luisa Todini, forte probabilmente delle entrature politiche legate al suo passato di deputata europea per Forza Italia, era corsa a Palazzo Chigi per sbloccare la questione di Panama, che vedeva fronteggiarsi per alcuni costi non preventivati l'autorità del canale e il consorzio dei lavori composto anche da Salini Impregilo.

Una faticaccia, quella dell'imprenditrice nata a Perugia nel 1966 e consigliere di amministrazione della Rai, che se, da una parte, può essere servita a trovare un accordo con Panama (è stato annunciato proprio qualche giorno fa), dall'altra, non è valsa a evitare che la sua società di famiglia fosse messa in vendita. Sì perché, proprio oggi, a sorpresa, il gruppo Salini Impregilo, insieme con i numeri di bilancio del 2013 e gli aggiornamenti al piano industriale, ha annunciato che la partecipazione di maggioranza del 60% nella Todini Costruzioni Generali è stata inserita tra le attività "in vendita".

Una decisione che il gruppo Salini Impregilo motiva con il tentativo di creare "un player globale nel settore delle infrastrutture complesse in grado di competere con i principali concorrenti internazionali, in termini di economie di scala, di dimensione e di complementarità geografica". Una missione da cui evidentemente è esclusa la Todini Costruzioni, che la Salini dell'omonima famiglia romana aveva acquistato tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, vale a dire un paio di anni prima di lanciarsi nella battaglia con la famiglia Gavio che l'avrebbe poi portata a mettere le mani anche su Impregilo.

Sebbene risalgano solo al dicembre del 2009, suonano come lontanissime, in arrivo quasi da un'altra era geologica, le parole con cui Pietro Salini, che all'epoca guidava il gruppo acquirente e oggi è al timone della Salini Impregilo, celebrava l'operazione: "Con la Todini sommeremo le nostre capacità e i nostri saperi e saremo ancora più competitivi sul mercato internazionale delle grandi opere, dove assume particolare importanza la dimensione e la forza finanziaria per far fronte alla crescita del valore dei progetti".

Chissà, forse è proprio l'acquisizione della società sfilata al gruppo Gavio che ha scompaginato i piani della Salini spingendola a considerare meno importante l'azienda fondata nel 1970 da Franco Todini, padre di Luisa scomparso nel 2001. Il bilancio del 2012 (i numeri del 2013 non sono ancora disponibili) del gruppo Todini Costruzioni Generali si era chiuso con una perdita netta di 10,1 milioni, in forte peggioramento dal rosso di 872mila euro del 2011, mentre il valore della produzione era passato da 550 a 626 milioni. Fatto sta che da oggi il 60% della Todini Costruzioni è ufficialmente in vendita. E il tempo stringe: la cessione "avverrà entro fine anno", ha detto questa mattina, perentorio, Pietro Salini.

Chi sarà a comprare? Forse qualche socio estero, magari russo, sull'onda lunga dell'ingresso in Pirelli di Rosneft annunciato appena qualche giorno fa. Del resto, Luisa Todini, è presidentessa, per la parte italiana, del "Foro di dialogo italo-russo delle società civili", istituito nel 2004 dall'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal Presidente della Federazione russa Vladimir Putin. Chissà se questo ruolo le sarà utile per la ricerca di un partner della società di costruzioni di famiglia.

 

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