marco pantani esultanza

IL CICLISMO PERDE LA SUA MAGIA! IL NUOVO REGOLAMENTO DELL’UCI VIETA LE ESULTANZE: ORA I CICLISTI NON POTRANNO STACCARE LE MANI DAL MANUBRIO E ALZARE LE BRACCIA AL CIELO PER FESTEGGIARE UNA VITTORIA, PENA ESCLUSIONI, SQUALIFICHE E MULTE - SUI MOTIVI CHE HANNO PORTATO A QUESTA SCELTA PESA LA NECESSITÀ DI AUMENTARE LA SICUREZZA DEGLI ATLETI IN GARA CHE IN VOLATA SI SFIORANO E SI SUPERANO A 70 CHILOMETRI ORARI…

Estratti da mowmag.com

pogacar esultanza

Immaginate un traguardo senza braccia al cielo, un ciclista che vince ma resta ancorato al manubrio come se non fosse, in quel momento, l'uomo più veloce al mondo su di una bicicletta. Perché sì, l'UCI dal 21 gennaio vieta le esultanze iconiche: niente più Superman di Pidcock o la pinna dello Squalo di Nibali. Un colpo al cuore del ciclismo, che rischia di perdere parte della sua magia

 

(…) a partire dal prossimo 21 gennaio, quando in Australia inizierà il Tour Down Under che darà il via alla nuova stagione ciclistica, ai corridori (grazie alla modifica dell’articolo 2.12.007 del regolamento) sarà vietato alzare le braccia sul traguardo in segno di vittoria.

 

 

paolo bettini esultanza

Detto in altre parole: i ciclisti non potranno staccare le mani dal manubrio per festeggiare, pena esclusioni, squalifiche e multe. Di fatto questa nuova regola rischia di cancellare in un colpo solo una delle immagini più emblematiche del ciclismo. Quella della vittoria. Come riporta il Corriere della Sera l’UCI avrebbe precisato off the record – rifiutandosi però di scriverlo nel regolamento – che questo divieto non riguarda il vincitore, ma soltanto quei compagni di squadra che - arrivando distaccati e magari in mezzo a un più nutrito numero di corridori - lo celebreranno. Facile però immaginare che la regola possa essere soggetta alle più disparate interpretazioni e dunque riguardare anche i vincitori.

 

 

sagan esultanza

A memoria e senza andare troppo lontano nel tempo ricordiamo Nibali che porta la mano sul casco a formare la pinna dello Squalo (il suo soprannome), Bettini che scocca luna freccia, Sagan che impenna o imita Hulk (per gli amanti Marvel) o Pidcock che si allunga prono sul sellino e imita Superman (per gli appassionati DC) e poi la sempreverde, meno ragionata, ma molto più coinvolgente reazione di Marco Pantani che distrutto dalla fatica apre le braccia e chiude gli occhi in una sorta di passione di Cristo su due ruote. Difficile far pace con l’idea che tra una settimana potremmo non vedere più nulla di tutto questo.

 

(…) Sui motivi che hanno portato a questa scelta pesa sicuramente la necessità di aumentare la sicurezza degli atleti in gara che in volata delle tappe pianeggianti si sfiorano (e spesso si superano) i 70 chilometri orari. Non alzare le mani da una bici lanciata a quella velocità che si appoggia su due ruote spesse un centimetro potrebbe anche avere senso. Ma un caso non può diventare la regola.

 

marco pantani esultanza

Oggi sembra impossibile pensare che venti anni fa i ciclisti correvano senza casco gettandosi in discesa o inserendosi tra una bici e una transenna in volata. Magari tra venti anni anche questa regola sarà apprezzata e ai nostri figli sembreranno strani quei ciclisti che esultavano al traguardo. Suona strano, ma potrebbe essere. Fino a quel giorno però ci arroghiamo il diritto di alzare le braccia al cielo al traguardo, in attesa di indossare la maglia e baciare le miss.

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