guerra tik tok

LA GUERRA SI COMBATTE ANCHE SU TIK TOK - SIA LA CASA BIANCA CHE IL CREMLINO HANNO INGAGGIATO GLI INFLUENCER PIU' POPOLARI PER LA LORO PROPAGANDA - I 30 GIOVANI CONTATTATI DAGLI STATI UNITI HANNO REAGITO IN MODI SVARIATI ("CI HANNO TRATTATO COME SCOLARETTI DELL'ASILO", HA POLEMIZZATO QUALCUNO) - A MOSCA INVECE, DOVE VIGE LA CENSURA...

Anna Guaita per il Messaggero
 

tik tok russia

Durante la Seconda guerra mondiale la propaganda per lo sforzo bellico passava attraverso Hollywood. Da Topolino a John Wayne, gli studios mettevano a disposizione le migliori star dello spettacolo. Oggi lo sbocco ideale è nel web. E se fino a pochi mesi fa a dominare erano Facebook e Twitter, il nuovo palcoscenico su cui si combatte la guerra dell'informazione è TikTok.
 
Lo prova il fatto che sia la Casa Bianca che il Cremlino stanno cercando di assicurarsi i servizi degli influencers più popolari. Ma se negli Usa il successo è relativo perché è difficile canalizzare il pensiero di una generazione cresciuta nella libertà del web, in Russia il problema è opposto: se chiedi a centinaia di influencer di ripetere lo stesso copione, è inevitabile che si capisca che c'è dietro una manovra dall'alto.
 

guerra in ucraina su tik tok 2

LA RIUNIONE Il progetto della Casa Bianca è stato rivelato dal Washington Post, che ha potuto ascoltare la registrazione di una riunione via Zoom fra la portavoce Jen Psaki e 30 giovani influencer. Le manovre del Cremlino sono state oggetto di un'inchiesta della rivista Vice, che ha invece identificato come un ignoto «manovratore» abbia usato una chat su Telegram per mandare istruzioni a centinaia di influencer a cui veniva chiesto di caricare video con frasi e hashtag prestabiliti. Non è chiaro quanto gli influencer russi siano stati pagati, ma non sembra che il Cremlino sia molto generoso: in media non paga più di 20 mila rubli, meno di 15 euro.
 
I 30 influencer contattati dalla Casa Bianca hanno reagito in modo svariato. Alcuni hanno subito messo in rete disamine poco generose: «Ci hanno trattato come scolaretti dell'asilo», ha polemizzato uno. «Ci chiedono di parlare di questa invasione, mentre loro non parlano di altre invasioni in cui gli Stati Uniti hanno delle colpe», ha fatto eco un altro. Indubbio comunque che il tentativo è stato fatto in piena libertà di azione e senza proporre pagamenti in cambio di un servizio.
 

guerra in ucraina su tik tok 1

In un Paese come la Russia, dove vige la censura, il progetto è stato invece condotto in modo più obliquo. Intanto va ricordato che TikTok non permette di caricare contenuti in Russia, e quindi il «manovratore» non solo ha comunicato via Telegram i testi da ripetere, ma ha anche insegnato agli influencer assoldati come caricare video evitando le barriere imposte dalla piattaforma.
 
I contenuti ripetevano a pappagallo le accuse di Putin contro gli ucraini. TikTok è stato criticato da Vice per la mancanza di trasparenza e il rifiuto di collaborare nel tentativo di identificare tutti gli influencer pagati dal Cremlino. Tuttavia la piattaforma di mini video sta cominciando a reagire e a escludere account che si rivelino di proprietà diretta o indiretta dello Stato russo.

tik tok 1

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