claudio campiti fidene consorzio valleverde

COME SI DIVENTA UN KILLER – LA VITA DI CLAUDIO CAMPITI CAMBIA IL PRIMO MARZO 2012, QUANDO IL FIGLIO 14ENNE, ROMANO, MUORE IN UN INCIDENTE DURANTE UNA GITA IN SLITTA. DA LÌ COMINCIA UNA LUNGA BATTAGLIA GIUDIZIARIA, E INIZIA A LAMENTARSI DI ESSERE STATO LASCIATO SOLO. DUE ANNI PRIMA AVEVA COMPRATO ALL’ASTA LA VILLETTA INCOMPIUTA E FATISCENTE NEL CONSORZIO VALLEVERDE: TRA DENUNCE E CONTRODENUNCE, VIVE SENZA ACQUA NÉ LUCE E PIAZZA UNO STRISCIONE DAL TENORE NAZISTA, “CONSORZIO RAUS” DI FRONTE ALL’ABITAZIONE – LE MINACCE SUL SUO BLOG, “BENVENUTI ALL’INFERNO”: “MAFIOSI, SONO TUTTI LADRI”

Ilaria Sacchettoni e Rinaldo Frignani per il “Corriere della Sera”

 

IL POST SUL BLOG DI CLAUDIO CAMPITI

Per la sua guerra privata al Consorzio Valleverde Claudio Campiti aveva piazzato telecamere nascoste davanti all'abitazione che nel 2010 aveva acquistato all'asta per circa 200 mila euro. «Chi è (e chi lo ha mandato) il tizio che è venuto a fregare 4 ciocchi di legna più per intimidire che altro?», scriveva sul suo blog «Benvenuti all'inferno», a corredo di frame datati novembre 2021 nei quali si vedono persone attorno allo scheletro di quella che sarebbe dovuta essere una villetta con vista sul lago del Turano, in provincia di Rieti.

 

Cinquantasette anni, ex imprenditore, sposato con Rossella Ardito, già addetta culturale in alcune ambasciate, Campiti viveva come un fantasma sulla collina che sovrasta il complesso residenziale nel Comune di Ascrea. Doveva essere una casa per le vacanze con la moglie e le figlie Sveva e Costanza, invece è rimasta un'opera incompiuta: solo il pianterreno è chiuso da quattro mura.

 

CLAUDIO CAMPITI

Un sogno spezzato per motivi misteriosi, forse anche economici, dopo il dolore infinito per la morte del figlio 14enne Romano, studente del liceo Chateaubriand a Villa Borghese, deceduto il primo marzo 2012 in Val Pusteria in un incidente durante una gita in slitta sulla Croda Rossa. Da quel lutto era seguita una battaglia giudiziaria, con tre condanne, e la creazione di una fondazione. Campiti aveva organizzato manifestazioni, fiaccolate.

 

Nelle interviste lamentava di non essere stato ricevuto dai politici locali.

L'approdo a Valleverde ha fatto precipitare il suo già precario equilibrio. Denunce e controdenunce, minacce ai vertici del Consorzio. «Viveva ai margini», racconta uno dei vicini, Mario Bartulli. In ballo un contenzioso di 10 mila euro perché Campiti non saldava le quote sociali, in media 170 euro a trimestre. Non una cifra impossibile, ma per lui era ormai una questione di principio. Impossibile notificargli l'ingiunzione di pagamento. Da quel momento la situazione era peggiorata. Le minacce ricevute dai consorziati avevano portato a una denuncia in Procura che, secondo le vittime, è stata persa.

LA CASA DOVE VIVEVA CLAUDIO CAMPITI AL CONSORZIO VALLE VERDE

 

«Abbiamo appreso della denuncia ma non possiamo dire nulla al momento», conferma il pm di turno. Ormai però la guerra era dichiarata. Cominciata con le carte bollate e poi conclusa ieri con una pistola rubata in maniera incredibile al poligono a Tor di Quinto, ora sequestrato: iscritto da anni, Campiti è uscito indisturbato dal cancello dopo aver ritirato in armeria una Glock 45.

 

Nessuno ha controllato che si recasse nella postazioni di tiro, come nessuno ha visto che si allontanava con la valigetta contenente la pistola. Nelle sue intenzioni c'era quella di sterminare tutti i 32 partecipanti alla riunione nel bar di Fidene - «Il posto giusto», ironia della destino - e fuggire all'estero: addosso gli sono stati trovati due caricatori pieni e 170 proiettili sfusi, nella sua Ford Ka uno zaino con passaporto, 6mila euro e indumenti.

IL POST SUL BLOG DI CLAUDIO CAMPITI 2

 

La procura gli contesta la premeditazione e il pericolo di fuga. All'ordine del giorno dell'assemblea dei soci ci sarebbe stata la costruzione di una piscina e di campi da tennis. Il 57enne era contrario: spese superflue per lui che viveva con allacci elettrici abusivi, senza acqua e servizi igienici, in quella che era la sua residenza ufficiale. Campiti non sopportava nemmeno il fatto che a pochi metri dalla proprietà venissero scaricate erbacce frutto degli sfalci. Altri litigi e minacce - ai ragazzini che giocavano nel giardinetto vicino casa sua - e comportamenti quantomeno singolari - girare mezzo nudo -, fino allo striscione sullo scheletro di cemento, con la scritta «Consorzio raus!».

 

CLAUDIO CAMPITI BAR FIDENE

Avvertimento dal tenore nazista, accompagnato in passato da foto di miniature di Hitler e Mussolini sul profilo Facebook con link a negozi di armi e motti fascisti. Su tutti «Molti nemici molto onore». E di nemici, almeno nella sua mente, Campiti ne aveva tanti. Li ha citati tutti nel suo blog, accusandoli di essere «un'associazione a delinquere mafiosa» che può contare su un «paradiso penale» assicurato dalla «Procura e dalla Prefettura» di Rieti, e «dai comuni di Ascrea e Rocca Sinibalda».

 

CLAUDIO CAMPITI LETTERA

«Qui denunciare è tempo perso, so' tutti ladri - rivelava -. È un feudo concesso dallo Stato al Consorzio Valleverde. Ormai dopo varie denunce mi è chiaro che la banda è a tutti i livelli». Ritenendosi un perseguitato, «costretto a pagare il pizzo alla banda», il consorziato-ribelle si è preparato all'ultima battaglia: temeva l'esproprio della sua casa e potrebbe essersi vendicato colpendo per primo.

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