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IL TERZO RAGAZZO FERMATO PER L’AGGRESSIONE CON IL MACHETE AL CONTROLLORE SI CHIAMA ERNESTO ALEXIS GARCIA ROJAS, HA VENTI ANNI, E SI FA CHIAMARE “CIGARRITO” - ECCO LA SUA STORIA

ALEXIS GARCIA ROJAS DETTO CIGARRITOALEXIS GARCIA ROJAS DETTO CIGARRITO

Andrea Galli e Cesare Giuzzi per il “Corriere della Sera”

 

Cigarrito indossa una maglietta bianca con una grande scritta nera: «Non esistono ragazzi cattivi». La fotografia è stata scattata nella comunità di Segrate, hinterland milanese. E a Segrate, dopo l’arresto del 2013, Ernesto Alexis Garcia Rojas era stato affidato con una misura alternativa al carcere. All’epoca dell’indagine era minorenne. Oggi ha 20 anni.

ALEXIS GARCIA ROJAS DETTO CIGARRITO ALEXIS GARCIA ROJAS DETTO CIGARRITO

 

Sotto il mento c’è il tatuaggio di un diamante racchiuso tra due ali. Intorno al collo il disegno di un rosario. Sulla spalla destra il volto di un pagliaccio che fuma e, sotto, il nome guadagnato quand’era entrato nei «Mara Salvatrucha», la banda dei salvadoregni: Cigarrito.

 

Garcia Rojas è il terzo sudamericano arrestato dalla polizia per l’aggressione a colpi di machete al controllore Carlo Di Napoli. Erano quasi le dieci di giovedì sera, binario 2, stazione ferroviaria di Villapizzone, nordovest della città, degrado, disagio e criminalità. Gli agenti l’hanno catturato l’altra notte. Meno di 48 ore dopo l’agguato. Cigarrito era in strada nella zona di Porta Genova, sui Navigli.

JACKSON LOPEZ TRIVINO DETTO PELIGROJACKSON LOPEZ TRIVINO DETTO PELIGRO

 

Ha visto i poliziotti armi in pugno, ha capito, non ha fiatato, s’è arreso. Il pm Lucia Minutella e l’aggiunto Alberto Nobili hanno firmato un fermo per tentato omicidio in concorso. Gli amici Jackson Jahir Lopez Trivino (ecuadoriano di 20 anni) e il 19enne salvadoregno Emilio Josè Rosa Martinez, il ragazzo che ha impugnato il machete, erano stati arrestati in quasi flagranza 40 minuti dopo l’aggressione.

 

Li avevano braccati le «volanti» innescate dalla polizia ferroviaria. La coppia scappava verso Affori. Convinta di riuscire a trovar rifugio da amici, numerosi nel quartiere di periferia. Portati in questura, uno ha ceduto e parlato. È stata proprio la confessione di Rosa Martinez a incastrare Cigarrito . Gli agenti della Mobile l’hanno individuato nei filmati di sorveglianza delle telecamere della stazione.

 

JOSE EMILIO ROSA MARTINEZ - IL RAGAZZO CHE HA AGGREDITO IL CAPOTRENO COL MACHETEJOSE EMILIO ROSA MARTINEZ - IL RAGAZZO CHE HA AGGREDITO IL CAPOTRENO COL MACHETE

Il 20enne era stato coinvolto nell’inchiesta Mareros. Era in contatto diretto con il ranflero (capo) della banda degli Ms-13 a Milano, Josue Gerardo Flores Soto, detto Kamikaze. In una telefonata, era stato lo stesso capo dei latinos a minacciare il giovane «indisciplinato» Cigarrito che aveva spifferato alla cugina d’esser stato vittima di tre pestaggi. A muovere le mani e farlo sanguinare era stata la gang. Una punizione.

 

Per non aver rispettato la «regola» del silenzio. Parlava troppo. Pochi mesi più tardi, il ragazzo fu invece pronto ad ascoltare senza fiatare gli ordini di Kamikaze e a colpire insieme ad altri mareros un rivale nel cortile di un centro sportivo al Gratosoglio. Attacco e vanterie: «Gli ho aperto una mano con il machete». Nel frattempo, nonostante l’arresto ma anzi forse proprio in «virtù» di quell’inchiesta, Cigarrito è salito di grado. Ha scalato i vertici di questa giovane, feroce gang. Fino all’assalto di giovedì.

 

MARA SALVATRUCHA A MILANO MARA SALVATRUCHA A MILANO

La caccia non è finita. Mancano altri due giovani. La loro partecipazione all’agguato è stata raccontata nella confessione dell’esecutore materiale del ferimento. I ragazzi catturati saranno interrogati dal gip Gennaro Mastrangelo. Non appena si ristabilirà (è all’ospedale Niguarda in terapia intensiva, le sue condizioni sono in lieve miglioramento, fuori dal reparto attende la moglie Anna Maria) verrà ascoltato Carlo Di Napoli, originario di Foggia e papà di una bimba di cinque mesi. A casa e a riposo è il collega, Riccardo M.; erano insieme nel vagone ed è stato lui che sulla banchina del binario, così ha raccontato agli amici, ha fermato per primo l’emorragia di Carlo con cravatta e cintura.

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