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“GIAN MARIA VOLONTÉ? UN MOSTRO-MOSTRO CHE HO AMATO TANTO E MI HA TRADITA COME UN PAZZO” – CARLA GRAVINA APRE LO SCRIGNO DEI DOLORI: “UNA SERA ERO AL RISTORANTE CON GLI AMICI E LUI, CHE MI AVEVA DETTO CHE SAREBBE ANDATO AL SINDACATO ATTORI, ERA LÌ CON MIREILLE DARC, OCCHI NEGLI OCCHI. MI SONO VENDICATA: MI SONO AVVICINATA A PASSI LENTI COME NEL FAR WEST, HO PRESO FRA LE NOCCHE LA GUANCIA DELLA FANCIULLA E…” - VIDEO
Maria Laura Giovagnini per "www.iodonna.it"
«La segretaria? Manco morta! Che noia: non dice niente, non c’è da approfondire. Il fantasma, invece… Se gli dai un po’ più di spazio, diventa un bel personaggio». Così, grazie al caratterino di Carla Gravina e alla flessibilità del regista Daniele D’Anza, nasceva Il segno del comando, lo sceneggiato cult che – tra giallo ed esoterismo – nel maggio 1971 tenne 15 milioni di italiani incollati alla tv. «Gli abiti curiosi, non banali, me li portai io: mi vestivo in quel modo» racconta – a 50 anni di distanza – l’attrice, al telefono dalla sua casa romana con vista su Castel Sant’Angelo.
Giammaria Volonte Ilaria Occhini e Carla Gravina
Vennero poi altri successi, da Alfredo, Alfredo a Madame Bovary al premio a Cannes nel 1980 per La terrazza e a quello al Festival di Montreal nel 1993 per Il lungo silenzio. Titolo profetico: da allora ha fatto perdere le tracce. Praticando L’arte di scomparire ben prima che il filosofo Pierre Zaoui scrivesse il saggio con questo titolo, sulla discrezione come gesto rivoluzionario, come forma di resistenza – morale e politica – nella “società dell’apparenza”.
Regalo di compleanno
Perché prese la decisione?
Ero reduce dalla tournée di La morte e la fanciulla, stanca e stressata al punto che mi suggerirono di sottopormi alla cura del sonno. Nessuna collega aveva voluto lavorare con Giancarlo Sbragia, già malato grave: temevano di perdere il cachet all’improvviso… Allora avevo accettato io: mi faceva orrore mollarlo così. E, comunque, ero stufa del teatro, una vita troppo faticosa.
Un compromesso no? Un film, una serie ogni tanto…
carla gravina alberto de martino 674081
O il taglio è drastico o non riesci, in qualche modo ti reimbrigliano. Ho subito iniziato il giro del mondo: ho fantasia, per fortuna! Sono partita da sola e sono andata in Tunisia e in Marocco: a Tangeri e ad Asilah, il paese degli artisti. E non mi sono più fermata, con l’approccio della viaggiatrice, non della turista. Mi manca Capo Nord, però potrei ancora vederlo, ho trovato il modo per una della mia età (ho quasi 80 anni io, eh, li compio ad agosto!): con il postale dei fiordi. Ti fermi in ogni porto e se desideri scendere scendi, altrimenti stai lì.
giovanna ralli e carla gravina la donna invisibile
Un fantastico auto-regalo di compleanno!
Se trovassi l’energia, sarebbe un’idea… Ho sempre avuto voglia di vedere il mondo,avendo iniziato a lavorare giovanissima.
“Mio padre colonnello”
Veniva dall’Accademia?
Io? Sono stata presa dalla strada! Letteralmente. Alberto Lattuada mi ha notata all’uscita di scuola per Guendalina: frequentavo la terza media, ero appena arrivata a Roma da Gemona, in Friuli, non sapevo niente di film. Finite le lezioni, un’amica mi chiede di fermarmi un attimo. Nel frattempo, questo signore scende dall’auto e si presenta: «Sono un regista, vorrei proporle un provino». Divento rossa come un peperone e gli rispondo: «Può chiamare mio padre». Dopo due giorni, sento papà al telefono: «Chi? Lattuada?». Lo conosceva, seguiva il cinema e il teatro. E, incredibilmente, me lo ha permesso: è stato bravo, devo ammettere. Lui, un colonnello severissimo! Se non avessi indugiato quei cinque minuti con la mia amica, sarei finita a fare… Boh, non lo so! Di sicuro, non l’attrice.
carla gravina e gian maria volonte' 3
Nessuna vocazione?
Per carità, no! Ero così timida che non riuscivo neppure a comprare il pane, diventavo viola, dovevo pregare prima… Poi, l’incredibile: davanti alla macchina da presa sono diventata disinvolta, ho parlato persino in friulano, dialetto che quasi non conosco. Strano, eh? Come fosse una cosa predestinata, va’ a sapere! E lo stesso al secondo provino (per Amore e chiacchiere, che le è valso il premio al Festival di Locarno 1958, ndr): quando sono entrata nello studio di Alessandro Blasetti, lui mi ha strizzato l’occhio, e io… gli ho strizzato l’occhio! Una come me, che aspettava che fossero tutti in classe per farsi coraggio ed entrare!
A scuola ci è tornata?
Mi sono iscritta a Economia domestica. Dopo tanto tempo scoprii che mio padre era andato a chiedere un consiglio sull’opportunità del provino alla professoressa di Lettere. E chi era la professoressa? La moglie di Ettore Scola (ride)! Era proprio scritto che dovessi fare l’attrice, e che dovessi incontrare – attraverso questo mestiere – il mostro.
Amore e tradimenti
Il mostro?
Gian Maria (Gian Maria Volonté, ndr). Un mostro-mostro, che ho amato tanto! Ho ancora qua davanti la foto del primo sguardo… Eravamo a Verona nel 1960, due pischelli che – durante le prove di Romeo e Giulietta – si stanno fissando. Ci siamo tanto amati, tanto detestati, tutto: però abbiamo messo al mondo una bella figlia e ora ho un bel nipote, che magari mi renderà bisnonna. Qui di fronte ho un’altra immagine…
Quale?
mireille darc e gian maria volonte' 1
Sul palco a Vienna (ci applaudirono per 45 minuti!) dopo Le baruffe chiozzotte di Giorgio Strehler. Un incontro fondamentale, un maestro. Io… Insomma, gli piacevo e lui mi piaceva, ma stavo con Gian Maria e figurati se lo tradivo, sono corretta. Corretta e scema: mi ha tradito come un pazzo! E non mi ha neppure aiutato a mantenere la bambina.
Possibile?
Quando gliel’ho chiesto, mi ha ribattuto: «No». «”No” non è una risposta. Non importa: ce la farò». E ce l’ho fatta. Avrei dovuto svergognarlo: «Guardate il compagno Volonté, non si preoccupa della figlia…». In realtà, ce l’aveva con me perché non sono voluta tornare con lui.
Ha opposto il gran rifiuto?
E certo, cavolo! Una sera mi avverte: vado alla S.A.I., il sindacato attori. Ok, allora io esco con gli amici. Siamo al ristorante, una lunga tavolata, e a un certo punto uno mi avverte: «Carla, non ti voltare: nell’altra sala c’è Gian Maria». Mi giro, ovvio: era lì con Mireille Darc. Mano nella mano, occhi negli occhi.
Che colpo.
Ah, ma mi sono vendicata! Quando si sono alzati per uscire – tutti cipcip cipcip – li ho raggiunti fuori, erano davanti alla macchina (mia, peraltro) e si stavano baciando. Pensate al mio cuore! Però in questi casi divento di una freddezza pazzesca: ho fatto il nostro fischio (io e Gian Maria avevamo questo “segnale”). Non dimenticherò mai la faccia di lui quando mi ha visto!
Mi sono avvicinata a passi lenti come nel Far West (so diventare sparviera!), ho preso fra le nocche la guancia della fanciulla e l’ho girata come faceva mio padre con me: «Carina, la ragazza…».
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gian maria volonte sbatti il mostro in prima pagina
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GIAN MARIA VOLONTE
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LUCKY LUCIANO INTERPRETATO DA VOLONTE
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