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GOD SAVE NANCY DELL’OLIO - FRA GLI ITALIANI CHE HANNO CONQUISTATO LONDRA SPICCA L’EX LADY ERIKSSON: “LA MIA CITTA’ E’ UN VILLAGGIO. CONOSCO TUTTI QUELLI CHE BISOGNA CONOSCERE E TUTTI LORO CONOSCONO ME”- QUANDO NANCY NEL 2002 SALVO’ L’INGHILTERRA PERDONANDO IL FEDIFRAGO ERIKSSON...

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Elena Stancanelli per “la Repubblica”

 

Cos’è Londra, per te, Nancy? «Un villaggio. Nel senso che conosco tutti quelli che a Londra bisogna conoscere e tutti loro conoscono me. Non la Londra che frequentano i turisti e, scusa, nemmeno la Londra frequentata dagli altri italiani che ci vivono. La mia Londra. Una piccola città, un villaggio appunto, fatta di ristoranti esclusivi, club privati, alberghi di lusso, feste per vip, dove entrano solo quasi esclusivamente gli inglesi. E io, naturalmente».

 

Quando Enrico Franceschini, corrispondente di Repubblica dalla capitale britannica, spiega a Nancy Dell’Olio che la sua intervista sarebbe diventata un capitolo del libro che stava scrivendo – Londra Italia, edito da Laterza – lei rimane stordita: «Un capitolo? Devi scrivere tutto il libro su di me!».

nancy dell olionancy dell olio

 

Non ha torto la signora. La storia della ex fidanzata di Sven-Göran Eriksson, allenatore della nazionale inglese, vale un saggio intero. E poco importa se della diaspora degli italiani di successo a Londra, argomento del libro di Franceschini, non è esattamente esemplare. Diciamocelo: quanti tra loro possono dire di aver salvato l’Inghilterra?

Ma andiamo per ordine.

 

COVER LIBRO FRANCESCHINICOVER LIBRO FRANCESCHINI

Secondo i dati del consolato generale d’Italia, nel 2015 gli italiani a Londra erano quasi duecentocinquantamila. Dopo Buenos Aires, Londra è quindi «la città italiana con il maggior numero di abitanti fuori dallo Stivale». Il 57% è laureato, e l’89% è in possesso di un diploma scolastico superiore.

 

È la parte migliore del nostro paese che se ne va, disposta a fare qualsiasi lavoro. Perché si fa serenamente gavetta in un luogo dove si è certi di fare carriera mettendoci la giusta, enorme, dose di talento e impegno. Chi non ce la fa, perché il clima le relazioni personali le piazze le primavere sono troppo pallidi rispetto ai nostri, torna indietro.

 

I primi italiani che fecero impresa erano ristoratori, spiega Franceschini, ma adesso esportiamo banchieri, scienziati, avvocati, medici, persino scrittori. Stefano Jossa, professore di letteratura, è a Londra da otto anni e non ci crede neanche lui. Era scettico, aveva sempre in testa le parole di Mandel’stam: esprimere se stessi con una lingua straniera è come cercare di oltrepassare il vetro del bicchiere con i denti.

 

ITALIANI LONDRAITALIANI LONDRA

Ma poi è rimasto, un giorno dopo l’altro, e adesso cita un altro poeta, Said: «L’uomo che trova dolce la sua terra è ancora un debole principiante, colui che considera ogni terra alla stregua di quella in cui è nato è già forte, ma perfetto è solo colui al quale il mondo intero appare come un terra straniera ».

 

Si espatria per noia, per amore, ma soprattutto in cerca di entusiasmo. Persino Giandomenico Iannetti, che a Oxford c’è andato per studiare il dolore. Stava facendo un dottorato in neuroscienze alla Sapienza di Roma, quando ha risposto all’annuncio. Adesso guida uno squadra da lui selezionata e assunta, ed è membro del direttorio dell’University of London.

 

SIMONETTA AGNELLO HORNBYSIMONETTA AGNELLO HORNBY

Tra gli intervistati da Franceschini ci sono giornalisti, architetti, manager come Riccardo Zacconi, presidente della società che produce il giochino per telefonini Candy Crush dal successo planetario, l’amministratore delegato Vodafone Vittorio Colao, l’editore Alessandro Gallenzi, Livia Giuggioli, moglie del superdivo Colin Firth nonché imprenditrice ecologicamente corretta, Gaia Servadio detta la fatina di Chelsea. E poi musicisti, ingegneri e Simonetta Agnello Horby, che spiega alla perfezione come sono gli inglesi:

 

«Un popolo rozzo, guerriero, e così dovevano essere per conquistare il mondo, come hanno fatto. Solo che poi da noi venivano a fare il Grand Tour e vedevamo arrivare aristocratici colti e pallidi, per cui ci siamo fatti l’idea che fossero poco attivi sessualmente. Invece nel mio lavoro di avvocato ho visto che procreano a tutto spiano e fanno sesso in tutte le salse, altro che Cinquanta sfumature di grigio ». 

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E qui torniamo alla storia per cui Nancy salvò l’Inghilterra. Eriksson la tradisce, andando a letto con una segretaria della Federcalcio inglese. Sui giornali succede l’inferno. È il 2002, manca poco alla partenza della squadra per i Mondiali in Corea e Giappone. Il licenziamento dell’allenatore sarebbe un disastro. La nazione intera trattiene il fiato: che farà Nancy?

 

Nancy regge. Perdona lo svedese e dribbla lo scandalo. E la domenica successiva va allo stadio a vedere Arsenal-Chelsea: la crisi è superata. La partita non inizia fin quando l’eroica Nancy non si alza in piedi a prendere l’enorme applauso che lo stadio le tributa. L’Inghilterra, salvata, fu eliminata nei quarti dal Brasile.

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