ponte morandi

GIU' DAL PONTE – GRAZIE A UN CAVILLO GIURIDICO AUTOSTRADE PER L'ITALIA E LA SUA SOCIETÀ ADDETTA AL CONTROLLO DELLE INFRASTRUTTURE (SPEA) SONO USCITE DAL PROCESSO PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI. NON RISPONDERANNO CIVILMENTE PER LA MORTE DI 43 PERSONE E PER TUTTI I DANNI LEGALI – I FAMILIARI DELLE VITTIME: “AMAREGGIATI, È COME SE ORA FOSSERO LIBERI DALLA RESPONSABILITÀ DI QUANTO ACCADUTO QUEL GIORNO”

Tommaso Fregatti per “La Stampa”

 

il crollo del ponte morandi a genova

Autostrade per l'Italia e la sua società gemella deputata ai controlli delle infrastrutture, Spea Engineering, sono fuori dal processo per il crollo del ponte Morandi e non risponderanno civilmente per la morte di 43 persone e per tutti i danni legali.

 

Il colpo di scena è arrivato ieri mattina alla ripresa delle udienze. Il collegio di giudici presieduto da Paolo Lepri ha accolto le richieste dei legali delle due società e della stessa procura. I primi avevano fatto leva su un cavillo giudiziario che ha impedito ad Autostrade e Spea di prendere parte come responsabili civili (le due società erano presenti alle perizie invece come indagati per la responsabilità amministrativa) ai due incidenti probatori in cui era stato evidenziato come degrado e mancanza di manutenzione fossero cause del crollo.

 

Processo per il crollo del Ponte Morandi

Alla fine, il collegio dei giudici ha deciso - in controtendenza con i colleghi dell'udienza preliminare che avevano tenuto le due società all'interno del processo - di mettere fuori Autostrade e Spea proprio per questo cavillo giuridico. Una scelta che ha scatenato l'ira dei parenti delle vittime. A parlare per tutti Egle Possetti, portavoce del comitato Ponte Morandi che si è detta «amareggiata e delusa per questa decisione. Abbiamo sperato fino all'ultimo che Autostrade e Spea potessero rimanere dentro il processo anche e soprattutto per una questione di immagine, peccato davvero». La portavoce aggiunge: «Autostrade e Spea sono fuori ed è come se fossero liberi dalla responsabilità di quanto accaduto quel giorno».

 

 

giovanni castellucci con il plastico del ponte morandi a porta a porta

Ma ora cosa cambia con l'uscita di scena di Autostrade per l'Italia e Spea? Sicuramente la decisione dei giudici peserà come un macigno sulle circa 700 parti civili che sono già nel processo o che hanno chiesto di essere ammesse e sono in attesa del pronunciamento. Perché anche se ammessi - nelle prossime ore i giudici potrebbero tagliare almeno 200 di queste posizioni - non avranno più un euro da Autostrade e Spea. Ma li dovranno chiedere agli imputati se ovviamente condannati.

 

Non ci saranno soldi da dare invece ai parenti delle vittime. Sono stati tutti risarciti e sono tutti usciti dal processo. A parte la famiglia Possetti, che non ha mai accettato alcun risarcimento. Anche Roberto Battiloro, che nel crollo del Morandi ha perso il figlio Claudio, nei giorni scorsi ha accettato il risarcimento proposto. La famiglia Possetti, invece, se da qui alla fine del processo non si accorderà con Aspi (la società ha versato presso un notaio un assegno circolare che può essere ritirato in qualsiasi momento) potrà chiedere i danni alla società concessionaria solo con una causa civile.

il crollo del ponte morandi a genova

 

C'è da dire che Autostrade non pagherà più nulla (se non sarà chiamata in causa davanti al giudice civile). E però dal crollo del ponte Morandi a oggi ha pagato e tanto. Secondo quanto ricostruito si parla di almeno 200 milioni di euro che sono stati versati tra parenti, feriti e sfollati.

il crollo del ponte morandi a genova vigili del fuoco a lavoro sulle macerie del ponte morandi a genovail crollo del ponte morandi a genova

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