la pagina civetta pedofun creata dagli hacker spagnoli

CI SALVERANNO GLI HACKER - UN GRUPPO DI PIRATI INFORMATICI SPAGNOLI HA TESO UNA TRAPPOLA IN RETE AI PEDOFILI: HANNO CREATO UN SITO CIVETTA, CHIAMATO “PEDOFUN”, GRAZIE AL QUALE HANNO RUBATO GLI INDIRIZZI DI POSTA ELETTRONICA E LE PASSWORD - DOPODICHÉ HANNO RESO PUBBLICI TUTTI I DATI

Raffaele Angius per www.lastampa.it

 

LA PAGINA CIVETTA PEDOFUN CREATA DAGLI HACKER SPAGNOLI

Il collettivo spagnolo di pirati informatici Team Hacking ha rivelato di aver teso una trappola per pedofili, con la quale ha raccolto e pubblicato online le informazioni di migliaia di utenti. Annunciata sul blog in lingua spagnola del gruppo, l’operazione ha portato alla pubblicazione di una lista che contiene 3765 indirizzi email di chi si era iscritto alla finta pagina, ora a disposizione delle autorità.

 

In gergo si chiama “honeypot”, termine inglese per indicare il vasetto di miele. Quello predisposto da Team Hacking ha la forma di un sito web accessibile solo tramite Tor, la rete mantenuta da attivisti in tutto il mondo che permette di navigare anonimamente su Internet. PedoFun - questo il nome del sito -, in realtà non conteneva alcun materiale pornografico: solo una scarna pagina con un menù a tendina e la possibilità di registrare un profilo personale.

hacker 5

 

Molto più efficace è stata però la sua pubblicizzazione: gli hacker hanno attirato in trappola le vittime divulgando l’indirizzo del sito PedoFun attraverso alcuni forum online frequentati da potenziali fruitori di materiale pedopornografico. Così non hanno dovuto far altro che archiviare gli indirizzi di posta elettronica e le password fornite spontaneamente da chi si iscriveva a PedoFun, per poi farne un archivio pubblicamente consultabile online, a disposizione delle forze dell’ordine.

 

hacker 2

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«Alle autorità di polizia. Potete confrontare queste informazioni con quelle che le persone utilizzano nei canali, così da crearne un profilo», spiegano gli hacker sul loro blog. Da lì, precisano, è possibile provare le password contenute nell’archivio per tentare di accedere ad altri account collegati e utilizzati su siti che contengono effettivamente materiale pornografico: «È comune che gli utenti utilizzino la stessa password per tutto».

 

«Purtroppo capita spesso di incrociare involontariamente siti o gruppi di pedofili nel Dark Web: almeno il 10 per cento dei risultati se si esegue una semplice ricerca di contenuti vari -, ha spiegato a La Stampa Pawel Zorzan , hacker e Consulente strategico di sicurezza informatica -. Dall’altra, noi hacker abbiamo una profonda insofferenza nei confronti della pedofilia, non per un motivo particolare, ma perché per molti di noi si tratta di un crimine “imperdonabile”. Lo dico sia come hacker, sia come padre di una meravigliosa bambina».

 

PEDOFILIA

È proprio questa la ragione per la quale spesso nelle comunità hacker è fatto esplicito divieto alla pubblicizzazione di siti che forniscono materiale pedopornografico. Divieto che vale anche per molti negozi di prodotti illegali disponibili nel Dark Web, dove sarebbe possibile acquistare anche armi e droga. «Questa insofferenza porta i singoli hacker a cercare siti che diffondono materiale pedopornografico solo con l’intenzione di oscurarli -, prosegue Zorzan -, anche se alcune volte l’obiettivo potrebbe essere quello di catturarli, come hanno fatto i membri di Team Hacking con la loro honeypot».

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