UOMO CONTRO APP - PROTESTE E SCIOPERI DEI TASSISTI A MILANO CONTRO L’APP “UBER” CHE PERMETTE DI CALCOLARE LA TARIFFA IN ANTICIPO E DI TROVARE UNA NCC VICINA CON QUALCHE DITATA SULLO SMARTPHONE

Francesco Manacorda per ‘La Stampa'

Davanti alla Stazione Cadorna, porta d'ingresso alla città dell'Expo, nemmeno un taxi. I viaggiatori spaesati che da terre assai lontane sono sbarcati a Malpensa con trolley mastodontici s'infilano sbuffando nella metropolitana.

All'uscita della Stazione centrale i taxi sono una cinquantina. Rigorosamente fermi. Picchetti autoproclamati non si sa con quali regole, quali gerarchie e quali strumenti di persuasione, guidano il secondo - e forse non ultimo - giorno di sciopero selvaggio contro il nemico immateriale ma concretissimo che si chiama Uber e dispensano ai passeggeri appiedati indicazioni non proprio da Gps: «Prenda la linea rossa della metro e arriva in San Babila. Da lì sono due minuti a piedi». «Ma la rossa da qui non passa!». «Vabbè, prende la gialla e scende in Duomo, è quasi lo stesso».

In piazza della Scala, dove da poco in un centinaio e passa hanno terminato l'assedio a Palazzo Marino e adesso si dirigono verso la Prefettura, l'israeliano Uzi e il figlio tredicenne Ephraim, addosso la maglietta del Maccabi campione, rifiutano di credere che in quella fila di auto bianche e immobili non ce ne sia una che li carichi «Protestano? Ma perché? Non c'è il libero mercato?». L'ultima battaglia della modernità - o forse contro la modernità - globale non si combatte nelle miniere del Sulcis, ma in pochi chilometri quadrati nel centro di Milano.

Prima le uova e i fumogeni lanciati da alcuni tassisti sabato scorso alla festa della rivista Wired, per impedire alla manager di Uber Italia Benedetta Arese Lucini, ribattezzata cortesemente «Benny 'a canaglia», di parlare del suo servizio che con un solo tocco di smartphone consente di trasformare qualsiasi berlina a noleggio con conducente che si aggiri nei paraggi in un similtaxi pronto alla bisogna.

Poi due feriti - lievissimi, per fortuna - proprio tra i assisti che nella notte tra domenica e lunedì hanno cercato lo scontro con gli odiati noleggiatori con conducente o Ncc. E ieri la giornata surreale che svuota le vie dai taxi e popola i tram di manager per concludersi con i toni poco concilianti del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza: le manifestazioni selvagge dei tassisti «possono rivestire anche carattere penale per i profili di interruzione di pubblico servizio» e portare fino alla revoca della licenza «nei casi più gravi».

Ma non è certo con un atto prefettizio che si può domare la rivolta dei tassisti contro Uber. La protesta che monta a Milano - e serpeggia anche a Roma - è già protesta globale. Globale proprio come il colosso di San Francisco e il suo fondatore, Travis Kalanick che ha già rilasciato al Financial Times dichiarazioni destinate ad entusiasmare gli autisti di piazza ad ogni latitudine: «Sono un distruttore di monopoli nato».

E l'ultimo passo di Uber che fa scaldare gli animi dei tassisti, Milano compresa, si chiama UberPop e sta ai taxi tradizionali come il nuovo fenomeno Airbnb - il sito che permette di alloggiare nella casa di un privato in tutto il mondo a prezzi stracciati - sta alla Pensione Miramare di Rimini.

Adesso, infatti, con un clic si può contattare non solo l'Ncc, ma anche un qualsiasi privato che mette a disposizione la sua auto per fare un pezzo di percorso assieme: tu spendi poco, magari meno del taxi, lui incassa qualcosa e Uber si prende come al solito una commissione. Anche per questo l'11 giugno, quando sotto il Duomo è già prevista la marcia bianca degli anti-Uber, manifestazioni simili sono in programma a Parigi, Madrid e Londra, dove diecimila «cabbies» promettono «chaos, congestion and confusion».

La spinta della modernità fa saltare le regole che non tengono il passo; figurarsi quelle sui taxi che sono state scritte nel '92, quando i cellulari nemmeno esistevano. Sempre sabato l'assessore comunale milanese alla Mobilità Pierfrancesco Maran, preso in mezzo alle proteste, ha varato una proposta in cinque punti che «vuole garantire l'innovazione e la legalità». C'è scritto che per qualsiasi Ncc «dalla prenotazione all'inizio del servizio dovranno decorrere almeno 90 minuti».

Quanto basta per uccidere la concorrenza di Uber ai tassisti sulle corse immediate, relegandola a quelle prenotate con ampio preavviso. Eppure i conducenti di taxi sono tutt'altro che soddisfatti. Raffaele Grassi, che è consigliere comunale, nonché leader di una delle venti e passa sigle sindacali dei balcanizzati conducenti milanesi, spiega che «è una proposta copiata da quella francese. Ma lì chi sgarra rischia un anno di galera. Qui quali controlli si faranno? Non chiediamo la chiusura di Uber, ma vogliamo garanzie sul rispetto delle regole da parte degli Ncc».

Nella guerra che oppone le auto bianche a quelle nere degli Ncc, spesso anche loro piccolissimi imprenditori di se stessi, si attende adesso l'intervento del governo, che non ha certo formule magiche per risolvere lo stallo. Domani il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha convocato in Prefettura i sindacati dei tassisti e solo loro.

Le convivenze si annunciano difficili, ma anche i confini sono meno netti di quel che possa apparire. L'Ncc che ieri girava in centro a Milano con due vistosi cartelli «Uber? No grazie» sulle fiancate è solo un simbolo dell'inesausta creatività italiana quando si tratta di non prenderle o invece è il segnale che se il colosso californiano coinvolge nella gara al ribasso anche i privati con il requisito minimo di un'auto e una patente anche gli Ncc finora ubercollaborazionisti difenderanno la loro corporazione?

 

UBER index UberStockholm UBER PER IPHONE TaxiTaxi

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)