
“IL DIRITTO ALLA AUTODETERMINAZIONE DI UN MALATO È VIZIATO DAL DOLORE” – QUATTRO PERSONE GRAVEMENTE MALATE SONO STATE AMMESSE ALLA CONSULTA DOVE SI DISCUTEVA DI FINE VITA PER CHIEDERE CHE LA CORTE COSTITUZIONE DICA “NO” ALL’ALLARGAMENTO DELLE MAGLIE SUL SUICIDIO ASSISTITO – PER QUESTI PAZIENTI, I “PALETTI” ESISTENTI FUNGONO COME UN “CORDONE SANITARIO” PER CHI, IN PREDA ALLA SOFFERENZA, POTREBBE DECIDERE DI FARLA FINITA – LA CONSULTA È CHIAMATA A PRONUNCIARSI SUL CONCETTO DI “SOSTEGNO VITALE”…
Estratto dell’articolo di Maria Novella De Luca per "la Repubblica"
Una donna malata di cancro sceglie il suicidio assistito
La nuova sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito arriverà soltanto tra qualche settimana. Ieri però nell’aula della Consulta, dove si discuteva delle azioni di disobbedienza civile compiute da Marco Cappato, che nel 2022 accompagnò in Svizzera Elena Altamira, paziente oncologica, e Romano Noli, affetto da Parkinson, non “tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale classicamente intesi”, si è verificato un fatto inedito. Quattro persone gravemente malate, rappresentate dai loro legali, hanno chiesto e ottenuto di essere ammesse all’udienza, per affermare il loro “no” al quesito sul quale la Consulta dovrà esprimersi.
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«Togliere quei paletti potrebbe indurci a gesti estremi dettati dalla sofferenza». La questione in discussione alla Consulta riguarda la punibilità «di chi agevola l’altrui suicidio, nella forma di aiuto al suicidio medicalmente assistito di persona non tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale». Com’è noto, oggi in Italia il suicidio assistito è legale grazie alla sentenza della Consulta del 2019 sul caso di dj Fabo, purché il malato abbia quattro requisiti: essere affetto da patologia incurabile, vivere sofferenze insostenibili, aver fatto la propria scelta in modo autonomo ed essere tenuto in vita da sostegni vitali.
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Ecco, è su quest’ultima definizione che si gioca tutta la questione sulla quale dovrà esprimersi la Consulta, che comunque già nel 2024 aveva allargato i requisiti. Che cosa è un sostegno vitale? È solamente essere tenuti in vita da una macchina, dall’alimentazione artificiale, o anche da trattamenti oncologici quando non c’è più speranza, o quando si è dipendenti da manovre sanitarie quotidiane per non soffocare?
Sia Elena che Romano, privi del requisito previsto dalla sentenza del 2019, avevano chiesto aiuto a Cappato per andare in Svizzera. Cappato si era autodenunciato, nel 2023 la procura di Milano aveva chiesto l’archiviazione sostenendo che un malato terminale «può essere aiutato a morire anche se non è attaccato a macchine che lo tengono in vita».
La Giudice per le indagini preliminari, nel giugno 2024, aveva poi emesso un’ordinanza in cui dichiarava «non infondata la questione di legittimità costituzionale».
Dunque la Corte dovrà decidere se è “legittimo” allargare i criteri di accesso al suicidio assistito.
Contro il ricorso si è espresso l’avvocato dello Stato: «Non esiste un diritto al suicidio ». Maria Letizia Russo, preside palermitana, l’unica malata presente in aula, affetta da una malattia neurodegenerativa, ha spiegato che per lei e gli altri pazienti non tenuti in vita da sostegni vitali, quei paletti che vietano loro il suicidio assistito sarebbero «una cintura di sicurezza » contro il desiderio, di farla finita.
«Ci può essere un momento di sconforto e il diritto alla autodeterminazione sarebbe viziato dal dolore e dal peso che si può sentire di avere sulla famiglia. La scelta di morire diventerebbe una decisione viziata». In pratica lo Stato, questo il pensiero di Maria Teresa, dovrebbe aiutarla a proteggersi da se stessa.
PERSONE CHE CHIEDONO IL SUICIDIO ASSISTITO
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