OMEOPAZZIA - PIÙ LA SCIENZA DIMOSTRA L’INEFFICACIA DELLA MEDICINA ALTERNATIVA, PIÙ IN ITALIA CRESCE IL GIRO D’AFFARI DELLE CURE OMEOPATICHE (IN SEI ANNI +14%) PER UNA SPESA TOTALE DI 330 MILIONI DI EURO

Michele Bocci per “la Repubblica”

 

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L’ultimo studio non ha nemmeno un mese. Il 12 marzo una grande ricerca australiana ha sancito: l’omeopatia non è efficace. Non si tratta del primo lavoro scientifico che arriva a questa conclusione, molti lo hanno preceduto e altri lo seguiranno. Con l’effetto di finire sulle riviste specializzate e ogni tanto anche sui giornali ma non con quello di smuovere le convinzioni delle persone.

 

Almeno degli italiani. I dati del 2014 di Omeoimprese, l’associazione che riunisce i produttori che commerciano sciroppi, granuli e gocce nel nostro Paese, segnano per il settore un aumento del fatturato del 14% nel giro di 6 anni (tra il 2008 e l’anno scorso) con una crescita di quasi il 3,5% tra il 2013 e il 2014. Siamo arrivati a una spesa totale di 330 milioni all’anno.

 

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Crisi o non crisi, dunque, gli italiani continuano ad entrare in farmacia alla ricerca di questi prodotti, dove i principi attivi si trovano diluiti migliaia di volte. Per qualcuno sono solo zuccherini, per altri toccasana. Se in questi anni non è scesa la voglia di spendere denaro per l’omeopatia, in compenso si sono inaspriti, complici i social network e più in generale internet, gli scontri tra favorevoli e contrari.

 

Sempre per i rappresentanti delle imprese (tutte tranne il colosso francese Boiron) anche a fronte di un aumento del fatturato, la vendita delle confezioni in farmacia è cresciuta in modo più lieve ma è comunque salita. Dati diversi quelli di Ims Health, che si occupa di ricerche sull’andamento del mercato farmaceutico. Secondo questa società, c’è stato un calo di pezzi venduti negli ultimi quattro anni di circa l’8%.

 

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Seguendo questa seconda lettura, che potrebbe essere condizionata anche da modifiche nel confezionamento dei prodotti omeopatici, il risultato sarebbe quello di un aumento dei prezzi piuttosto significativo. Resta il fatto che le confezioni vendute l’anno scorso sono state 24,5 milioni. È come se quasi un italiano ogni due avesse comprato almeno un prodotto omeopatico nel giro di 12 mesi.

 

Del resto i medici che seguono questo tipo di disciplina sono in aumento. «Ormai tanti colleghi con una formazione minima utilizzano questa pratica – spiega Elio Rossi, responsabile del centro di riferimento per l’omeopatia della Toscana – Conosco molti pediatri di famiglia che affiancano al trattamento convenzionale le prescrizioni omeopatiche.

 

Stessa cosa vale per altre figure sanitarie, magari non mediche, come fisioterapisti, chiropratici o osteopati. Chi non l’ha fatto dovrebbe frequentare corsi che approfondiscono questa materia». Ma chi sbaglia a prescrivere fa danni? «Il danno in questi casi nasce dalla sostituzione terapeutica, ci sono dei rischi quando si interviene su un trattamento convenzionale già in atto per ridurloo modificarlo».

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L’omeopatia ha successo senza fare pubblicità, che è vietata, e senza foglietti illustrativi, pure quelli non previsti dalla legge. «Vorremmo poter comunicare almeno il campo di applicazione dei nostri prodotti, visto che non è possibile promuovere l’indicazione terapeutica perché per l’autorizzazione dei nostri medicinali non è prevista - spiega Fausto Panni, presidente di Omeoimprese - Il foglietto illustrativo servirebbe a dare sicurezza al paziente ».

 

In questo periodo a preoccupare il settore c’è l’ipotesi che Aifa imponga la ricetta bianca, cioè la prescrizione del medico con costo a carico del paziente, su alcuni prodotti. Da un lato la misura potrebbe essere interpretata come un riconoscimento di efficacia da parte dell’agenzia del farmaco. Dall’altro però rischierebbe di ridurre il business dei produttori perché essere costretti a passare dal medico prima di andare in farmacia scoraggerebbe alcuni cittadini. Ma visto l’attaccamento degli italiani per questi prodotti c’è da scommettere che continueranno a vendere tanto anche con la ricetta.

 

 

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