apple fbi smartphone hacker

CHI POTEVA “BUCARE” L’IPHONE DEL KILLER DI SAN BERNARDINO? LA “CELLEBRITE”, COLOSSO ISRAELIANO DELLA CYBER INVESTIGAZIONE, AL MODICO PREZZO DI 218 MILA DOLLARI - DAL 2009 L’FBI HA AFFIDATO ALL’AZIENDA 187 INCARICHI

CELLEBRITECELLEBRITE

Martina Pennisi e Marta Serafini per il “Corriere della Sera”

 

Su Twitter da giorni quelli della Cellebrite gongolano. Non smentiscono e non confermano. Ma per i media israeliani sono loro ad aver «bucato» l’iPhone del killer di San Bernardino. «Cat’s out of the bag ( Qualcuno ha cantato, ndr )», ha risposto su Twitter a chi gli chiedeva conto dei rumors Shahar Tal, direttore delle ricerche forensi dell’azienda, con l’aria di uno che si sta divertendo molto.

CELLEBRITECELLEBRITE

 

Al di là delle battute, sono altri gli indizi che portano dritti al colosso israeliano della cyber investigazione. Fondata nel 1999 a Petah Tikva, nella Silicon Valley israeliana, la Cellebrite «è la numero uno al mondo nell’estrazione di dati da smartphone», spiega Paolo Dal Checco, consulente informatico in ambito forense.

 

Non è raro infatti che tribunali e polizia si avvalgano di aiuti esterni per craccare i device dei sospettati e degli imputati (è successo anche in Italia con Hacking Team). L’obiettivo è portare in Tribunale prove certificate e meno attaccabili. Facile dunque che l’Fbi per accedere al contenuto dello smartphone di Syed Farook si sia rivolta alla «migliore».

fbi vuole accedere ad iphone della strage di san bernardinofbi vuole accedere ad iphone della strage di san bernardino

 

Ma c’è di più. Andando a consultare il database della procura federale statunitense (il cui contenuto è pubblico) si scopre come dal 2009 a oggi l’Fbi abbia affidato alla Cellebrite ben 187 incarichi. In genere le fatture per i servizi resi si aggirano intorno ai 10 mila dollari. Ma quella emessa due giorni fa è ben più alta: 218 mila dollari.

 

terroristi san bernardino fbi appleterroristi san bernardino fbi apple

Una pistola fumante dunque? «Non necessariamente. Ma diciamo pure che tutto lascia pensare che siano stati loro», sottolinea Dal Checco. E se dall’azienda israeliana non arrivano commenti, a giocare a favore della tesi Cellebrite è anche «lo stretto rapporto che intercorre tra israeliani e statunitensi a livello militare», sottolinea Carlo Del Bo, esperto di sicurezza informatica.

 

Dalla geopolitica si passa al singolo caso. «Lo smartphone di Syed Farook è un iPhone 5c su cui sarebbe stato installato sistema operativo iOs 9», continua Dal Checco. L’hardware dunque non è recentissimo: il modello è del 2013 e non possiede un livello di protezione altissimo. Ma il software è recente, dato che l’ultima versione di iOs è la 9.3, rilasciata proprio due giorni fa. Morale, per entrare in questo singolo iPhone è necessaria una chiave a doppia combinazione che sblocchi sia il telefono sia il sistema.

san bernardino apple fbisan bernardino apple fbi

 

Più complicato è capire come si oltrepassa la barriera. Per i sistemi operativi dall’8.1 in poi, si tratta di sbloccare il Pin. Già, perché proprio come successo nel caso di Boettcher, il cui telefono è stato craccato dalla stessa Cellebrite, «è necessario sviluppare un software che permetta di provare tutti i Pin possibili senza che si attivi il blocco dopo 10 tentativi sbagliati», conclude Dal Checco. In alternativa, bisogna staccare la microscheda su cui si trovano i contenuti e copiarla ogni 10 tentativi in modo che non si cancelli.

 

apple contro fbi pe rla protezione dei datiapple contro fbi pe rla protezione dei dati

Alla fine di questa storia tutti sembrano uscirne bene. Apple, rifiutandosi di collabora con l’Fbi, non ha tradito la fiducia dei suoi utenti aprendo la famosa «backdoor» (la porta che permette di accedere ai contenuti criptati). L’Fbi ha ingaggiato i migliori consulenti e non ha aspettato che fosse un privato a collaborare in un caso di terrorismo. Così come gli israeliani, che hanno portato a casa una pubblicità notevole.

 

Ma, come sempre, c’è chi soffre. «Ed è il governo statunitense — sottolinea Giovanni Ziccardi professore di Informatica giuridica — che non è riuscito a piegare ai suoi voleri un colosso della Silicon Valley». Eppure il dubbio che in tutta questa vicenda la politica conti molto più delle indagini resta. Perché la guerra tra Fbi e Apple è appena iniziata.

fbi chiede ad apple di hackerare se stessafbi chiede ad apple di hackerare se stessa

 

 

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...