rossana rossanda

SE NE VA A 96 ANNI ROSSANA ROSSANDA, COFONDATRICE DEL “MANIFESTO” E COSCIENZA CRITICA DELLA SINISTRA – L’IMPEGNO POLITICO, LA VOCAZIONE SENZA DOGMI CHE L’AVEVA CONDOTTA A FARSI LARGO NEL PCI E POI A CRITICARNE LE POSIZIONI DA SINISTRA, FINO A ESSERE RADIATA NEL 1969 CON IL GRUPPO DEL “MANIFESTO” – DALLE COLONNE DEL QUOTIDIANO SI AFFERMÒ COME UNA VOCE ERETICA DELLA SINISTRA MARXISTA. FECE SCALPORE NEL 1978 CON UN ARTICOLO IN CUI RICONOBBE NEL LINGUAGGIO DEI RAPITORI DI ALDO MORO IL…

Antonio Carioti per "www.corriere.it"

 

ROSSANA ROSSANDA

Rossana Rossanda è morta domenica 20 settembre a Roma. A darne notizia «il manifesto». Rossanda fu dirigente del Pci negli anni 50 e 60, deputata per la prima volta nel ‘63, icona della sinistra internazionale, amica di Sartre e Foucault, fu radiata dal Partito nel 1969 e insieme, tra gli altri, a Luigi Pintor, Valentino Parlato, Lucio Magri, Aldo Natoli e Luciana Castellina, fondò il manifesto. «Divenni comunista all’insaputa dei miei — raccontò una volta —. Era il 1943. Il mio professore di estetica Antonio Banfi mi suggerì una lista di libri tra cui Stato e rivoluzione di Lenin»

 

GINEVRA BOMPIANI - MARILENA GRASSADONIA - ROSSANA ROSSANDA - LUCIANA CASTELLINA

Con la sua intelligenza acuta e la sua levatura culturale Rossana Rossanda, scomparsa all’età di 96 anni, avrebbe potuto certamente raggiungere una posizione di rilievo in campo accademico. Ma era ancora una studentessa diciannovenne quando si era unita alla Resistenza nelle file comuniste. E da quella scelta era disceso l’impegno diretto in politica, abbracciato come una vocazione senza dogmi, che l’aveva condotta a farsi largo nel Pci e poi a criticarne le posizioni da sinistra, fino a essere radiata nel 1969 con il gruppo del «manifesto». Da allora era divenuta una sorta di coscienza critica dell’estrema sinistra italiana, senza mai recedere dai suoi ideali comunisti, nonostante le ripetute sconfitte e delusioni.

 

ROSSANA ROSSANDA

Nata il 23 aprile 1924 a Pola, in Istria, da una famiglia borghese il cui benessere era stato compromesso dalla crisi del 1929, aveva vissuto per sei anni a Venezia, insieme alla sorella Marina (detta Mimma, più giovane di tre anni e morta nel 2006), presso una zia, poi si era stabilita con i genitori a Milano, dove si era iscritta all’università. E qui, nei giorni tragici seguiti all’armistizio del 1943, aveva chiesto indicazioni politiche al suo maestro Antonio Banfi (filosofo vicino al Pci di cui avrebbe poi sposato il figlio Rodolfo), che l’aveva introdotta negli ambienti della lotta partigiana.

rossana rossanda 9

 

Terminata la guerra, Rossana Rossanda si era laureata nel 1946 e aveva trovato il primo impiego all’enciclopedia Hoepli, per poi lasciarlo e dedicarsi con sempre maggiore intensità al lavoro di partito. Le riunioni in sezione, i primi comizi in provincia e in periferia, un viaggio in Urss nel 1949. La convinzione, maturata allora e mai dismessa, che il Pci avesse limiti molto gravi, ma fosse «il solo a innervare la protesta e la speranza, a dare coscienza a masse che non l’avevano mai avuta».

 

rossana rossanda 8

Agli inizi degli anni Cinquanta le venne affidato un compito perfetto per il suo talento: rivitalizzare la Casa della cultura come fulcro dell’attività intellettuale progressista a Milano. Fu un indubbio successo, poiché alle sue iniziative si aggregarono energie che andavano ben oltre la cerchia comunista: personaggi come Giorgio Strehler, Cesare Musatti, Piero Calamandrei, Franco Fortini, solo per citarne alcuni. Poi il fatidico 1956, con il rapporto segreto di Nikita Krusciov sui crimini di Stalin e soprattutto il soffocamento della rivoluzione ungherese.

 

rossana rossanda 7

Nel suo libro autobiografico bello e amaro, ma ricco anche di notazioni ironiche, La ragazza del secolo scorso (Einaudi, 2005), Rossana Rossanda riferiva di essere rimasta di sasso vedendo una foto con due operai sorridenti a Budapest di fronte al cadavere di un impiccato. Fu terribile per lei scoprire che i comunisti potevano essere odiati così tanto dalle classi popolari: «Quei giorni — ricordava — mi vennero i capelli bianchi, è proprio vero che succede, avevo trentadue anni». Non bastava tuttavia per incrinare le sue convinzioni politiche. Anzi il tramonto dello stalinismo offrì più spazio a chi, come lei, non ne aveva mai sopportato gli aspetti più rozzi.

rossana rossanda 6

 

Nel 1962 Rossana Rossanda fu chiamata a Roma per dirigere il settore culturale del partito e l’anno dopo fu eletta deputata. Poteva essere il decollo verso una carriera di vertice, invece ne scaturì una divaricazione crescente, accelerata dalla morte di Palmiro Togliatti nel 1964. I tentativi innovatori di Rossana Rossanda erano accolti con perplessità, a volte respinti con asprezza, la sua tesi che stessero maturando le condizioni per un mutamento radicale della società non trovava rispondenza nella linea prudente del Pci.

 

rossana rossanda 5

Dall’XI Congresso del partito (1966) la sinistra comunista uscì sconfitta ed emarginata, ma la parte più combattiva, di cui lei faceva parte assieme a Luigi Pintor, Aldo Natoli, Lucio Magri, Luciana Castellina, decise di non smobilitare, tanto più che poi arrivò il Sessantotto a confortarne le speranze. Nel saggio L’anno degli studenti (De Donato, 1968) Rossana Rossanda sostenne che la contestazione giovanile poteva «fungere da detonatore d’una più profonda esplosione sociale».

rossana rossanda 4

 

E intanto l’invasione della Cecoslovacchia, condannata con cautela dal Pci, rendeva insostenibile ai suoi occhi la prosecuzione di un seppure attenuato legame con Mosca. Nel giugno 1969 Rossana Rossanda e gli altri del suo gruppo presero a pubblicare con notevole successo di vendite la rivista «il manifesto», la cui linea era chiaramente alternativa a quella ufficiale del Pci, che allora non tollerava correnti organizzate (dette spregiativamente «frazioni»). I reprobi vennero radiati nel novembre dello stesso anno. Ma non si scoraggiarono, anzi nel 1971 trasformarono «il manifesto» in un quotidiano. Pensavano che l’Italia andasse in una direzione rivoluzionaria e si sbagliavano di grosso, ma la longevità della loro iniziativa ne dimostra le formidabili capacità sul piano giornalistico.

rossana rossanda 3

 

Dalle colonne del «manifesto», su cui scriveva anche il suo nuovo compagno K.S. Karol (giornalista polacco naturalizzato francese, scomparso nel 2014), Rossana Rossanda si affermò come una voce eretica della sinistra marxista. Fece scalpore nel 1978 con un articolo in cui riconobbe nel linguaggio dei rapitori di Aldo Moro il marchio dell’«album di famiglia» staliniano.

 

rossana rossanda 2

E più tardi curò, insieme a Carla Mosca, il libro intervista Brigate rosse (Anabasi, 1994; poi Mondadori) con il capo terrorista Mario Moretti. Non aveva difficoltà a riconoscere la matrice di sinistra delle Br e fu sempre molto severa, da posizioni garantiste, verso chi appoggiava in modo acritico la magistratura inquirente. Assai interessante anche la sua fitta interlocuzione con le femministe, di cui riconosceva le ragioni, pur continuando a ritenere che il problema decisivo nella nostra epoca fosse il superamento del capitalismo.

 

rossana rossanda 1

Ovviamente Rossana Rossanda aveva accolto in modo molto negativo la metamorfosi del Pci avviata da Achille Occhetto. E del resto poi si era progressivamente distaccata anche dalla redazione del «manifesto», di cui era rimasta a lungo una figura di riferimento, una sorta di «sorella maggiore». Ai suoi allievi rimproverava di aver disconosciuto la centralità del conflitto di classe: la rottura con il giornale si era consumata nel settembre 2012.

ROSSANA ROSSANDA

 

«Il comunismo ha sbagliato. Ma non era sbagliato», era la sintesi del suo giudizio storico, corroborato da un’analisi pessimista del presente: «Non c’è mai stata tanta ineguaglianza nella storia», aveva dichiarato nel 2013. D’altronde avvertiva già da molti anni che alla sconfitta delle sue idee non si poteva rimediare in tempi prevedibili, tanto che già nel novembre 1976 aveva proposto ironicamente questa lapide per la sua tomba: «Cari compagni, costei scelse di far la rivoluzione invece che l’università, ma il risultato non si è visto, non riposi in pace».

ROSSANA ROSSANDAGINEVRA BOMPIANI - MARILENA GRASSADONIA - ROSSANA ROSSANDA - LUCIANA CASTELLINA

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”

bpm giuseppe castagna - andrea orcel - francesco milleri - paolo savona - gaetano caltagirone

DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE GOLDEN POWER SULL’OPA SU BPM ARRIVERÀ IL 30 APRILE. COME DIRE: CARO ORCEL, VEDIAMO COME TI COMPORTERAI IL 24 APRILE ALL’ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DI GENERALI - E DOPO IL NO DELLA BCE UN’ALTRA SBERLA È ARRIVATA AL DUO FILO-GOVERNATIVO CASTAGNA-CALTAGIRONE: ANCHE L’EBA HA RESPINTO LO “SCONTO DANESE” RICHIESTO DA BPM PER L’OPA SU ANIMA SGR, DESTINATO AD APPESANTIRE DI UN MILIARDO LA CASSA DI CASTAGNA CON LA CONSEGUENZA CHE L’OPA DI UNICREDIT SU BPM VERRÀ CESTINATA O RIBASSATA - ACQUE AGITATE, TANTO PER CAMBIARE, ANCHE TRA GLI 7 EREDI DEL COMPIANTO DEL VECCHIO…

gesmundo meloni lollobrigida prandini

DAGOREPORT - GIORGIA È ARRIVATA ALLA FRUTTA? È SCESO IL GELO TRA LA FIAMMA E COLDIRETTI (GRAN SOSTENITORE COL SUO BACINO DI VOTI DELLA PRESA DI PALAZZO CHIGI) - LA PIU' GRANDE ORGANIZZAZIONE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI (1,6 MILIONI DI ASSOCIATI), GUIDATA DAL TANDEM PRANDINI-GESMUNDO, SE È TERRORIZZATA PER GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI DAZI USA SULLE AZIENDE TRICOLORI, E' PIU' CHE IRRITATA PER L'AMBIVALENZA DI MELONI PER LE MATTANE TRUMPIANE - PRANDINI SU "LA STAMPA" SPARA UN PIZZINO ALLA DUCETTA: “IPOTIZZARE TRATTATIVE BILATERALI È UN GRAVE ERRORE” - A SOSTENERLO, ARRIVA IL MINISTRO AGRICOLO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, UN REIETTO DOPO LA FINE CON ARIANNA: “I DAZI METTONO A RISCHIO L'ALLEANZA CON GLI USA. PUÒ TRATTARE SOLO L'EUROPA” – A BASTONARE COLDIRETTI, PER UN “CONFLITTO D’INTERESSI”, CI HA PENSATO “IL FOGLIO”. UNA STILETTATA CHE ARRIVA ALL'INDOMANI DI RUMORS DI RISERVATI INCONTRI MILANESI DI COLDIRETTI CON RAPPRESENTANTI APICALI DI FORZA ITALIA... - VIDEO