
“CHE TERRIFICANTE DEVASTAZIONE” - LE LACRIME DEL PRINCIPE CARLO AD AMATRICE: “FARÒ QUALCOSA PER VOI" - L'ABBRACCIO AGLI SFOLLATI, L’ASSAGGIO DI AMATRICIANA E IL SINDACO PIROZZI CHE NON LO ACCOMPAGNA TRA LE MACERIE NELLA ZONA ROSSA: “GLI HO DETTO CHE LA MIA NON È SCORTESIA. RIENTRERÒ SOLO QUANDO LA CITTÀ SARÀ RICOSTRUITA”
Anna Lombardi per la Repubblica
« Com' è strana la vita: ieri ero in strada a protestare contro i ritardi della ricostruzione. Oggi ho pianto per la mia terra ferita fra le braccia del principe Carlo».
È commosso Carmine Monteforte, 75 anni, sopravvissuto al terremoto del 24 agosto, oggi «sfollato a termine», come lui stesso si definisce.
La stretta di mano fra quest' uomo che indossa con orgoglio la maglia blu della pro loco di Amatrice e l' erede al trono britannico in gessato grigio e cravatta a pois trasformata in un abbraccio fuori dal protocollo: «Il principe mi ha chiesto della mia casa. Gli ho raccontato che era nella zona rossa e non c' è più. Mi ha detto di farmi coraggio, ma aveva gli occhi pieni di lacrime anche lui».
È durata quasi tre ore la visita di Carlo d' Inghilterra ad Amatrice, la cittadina laziale sventrata dal terremoto che la scorsa estate ha devastato il Centro Italia, uno dei "borghi più belli d' Italia", come ancora recita il cartello al suo ingresso, e che ora lotta per la sua rinascita. E forse non è un caso che la visita del principe, arrivato in elicottero poco dopo le undici senza la moglie Camilla, inizi proprio davanti a quel bar Rinascimento che lo scorso ottobre è stata la prima attività commerciale a riaprire qui ad Amatrice, appena fuori dalla zona rossa.
«Spero di non essere d' intralcio», dice Carlo stringendo la mano al sindaco Sergio Pirozzi che lo accoglie insieme al Commissario alla ricostruzione Vasco Errani e al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ai margini della città che non c' è più. Il primo cittadino gli spiega l' importanza di recuperare la torre civica e la chiesa «i nostri simboli d' appartenenza ».
Ma poi non lo accompagna fra le macerie: «Gli ho spiegato che la mia non era scortesia» dice a Repubblica. «Non entro da quel maledetto 24 agosto: non ho accompagnato nemmeno il Santo Padre né il presidente Mattarella, rientrerò solo quando la città sarà ricostruita. Carlo, ne sono certo, ha capito». Dopo avergli passato un casco di sicurezza bianco, è il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio a scortare il principe fra le rovine: «Ho scoperto un lato molto umano del principe» racconta. «Ha fatto domande pratiche, quotidiane: voleva sapere dove dorme la gente, dove fa la spesa, le condizioni degli allevatori, le prospettive di ripresa, le tecniche di ricostruzione. Poi ha parlato con gli operatori, si è congratulato per il lavoro svolto».
Il percorso fra le macerie dura poco, ma il principe ne è scosso: «Che terrificante devastazione», sussurra ai giornalisti passando sotto quel che resta della chiesa di Sant' Agostino. L' incontro con la gente avviene invece davanti al memoriale dedicato alle 249 vittime: qui abbraccia Carmine Monteforte, consola Marina Torredi, 65 anni, che quella tragica notte ha perso il marito.
Poi stringe le mani a Sonia Mascioli e Assunta Perilli della Casa delle donne: «Abbiamo realizzato un kilt con i colori di Amatrice». Non mancano altri strappi al protocollo: durante la visita al Campo Zero che ospita gli sfollati un bimbo gli dice "ciao" e lui gli chiede della scuola. Nella casetta prefabbricato della signora Paola Fioravanti si ferma davanti alle foto di famiglia, le chiede della foto col Papa. Poi accetta l' invito di un uomo: e visita un' altra casa prendendo alla sprovvista la scorta.
Dopo un assaggio di amatriciana, l' ennesimo fuori programma: il sindaco Pirozzi gli fa visitare Radio Amatrice. «Gli ho detto che per noi è come Radio Londra ai tempi della guerra: un conforto. E lui mi ha risposto: la vostra resistenza è ammirevole.