elly schlein paolo gentiloni

ELLY A PEZZI – SONO INIZIATE LE GRANDI MANOVRE PER CONFERIRE LO SCETTRO DI FEDERATORE DEL CENTROSINISTRA A GENTILONI – “ER MOVIOLA” SARA’ A ORVIETO IL 18 GENNAIO ALL’INIZIATIVA DI "LIBERTA’ EGUALE" DI MORANDO E CECCANTI CON RIFORMISTI DEM, PERSONAGGI DI AREA LAICO-LIBERALE (E CATTOLICA) E ALTRI PROVENIENTI DAL MONDO SOCIALISTA – MA GENTILONI A METTERSI A FAR LA GUERRA ORA ALLA SCHLEIN NON CI PENSA PROPRIO. HA L’INCARICO ALL’ONU, SI OCCUPA DI QUESTIONI INTERNAZIONALI ED È ATTENTO A NON FARSI TRASCINARE NEL FRULLATORE – SEMPRE IL 18 GENNAIO, A MILANO, DELRIO CHIAMA A RACCOLTA I CATTOLICI IN UNA INIZIATIVA CON PRODI E RUFFINI…

Stefano Folli per "la Repubblica" - Estratti

 

 

schlein gentiloni

Cosa hanno in comune i due convegni che si svolgono a Milano e a Orvieto il prossimo 18 gennaio? In apparenza molto.

 

(...) Sia a Milano sia a Orvieto è ben rappresentata l’area cattolica. Si può anzi dire senz’altro che il convegno milanese sia in tutto e per tutto un’occasione in cui i cattolici si prendono la scena.

 

Senza integralismo, sia chiaro, ma Delrio, Castagnetti, Ruffini, con l’intervento di Prodi e degli altri, indicano il desiderio di riuscire a contare di più nel Pd, nella speranza di attrarre nuovi elettori. E al di là dei temi nobili e del richiamo ai valori, esiste un’esigenza legittima di sentirsi meglio rappresentati negli organi direttivi e in Parlamento. In altre parole, il Pd di Elly Schlein non darebbe sufficiente spazio a questo settore del mondo cattolico che riecheggia i temi sociali della Chiesa. Ma di tutto questo abbiamo già parlato in un precedente articolo.

 

elly schlein paolo gentiloni

L’altra iniziativa, quella di Orvieto, vede anch’essa la presenza di esponenti cattolici, accanto peraltro a diverse tradizioni politiche, e ha un’ambizione simile: segnalare il disagio di coloro che a vario titolo si sentono tenuti in scarsa considerazione dal vertice del Pd.

 

E qui si fermano le somiglianze con Milano. In primo luogo perché la riunione in Umbria non è una novità: è un incontro periodico, che si deve alla tenacia di Enrico Morando, e si svolge nel quadro dell’associazione “Libertà Uguale”. Vi prendono parte figure che sarebbe riduttivo definire “centristi” (parola “passepartout” che illustra soprattutto la pigrizia mentale di qualche osservatore). A Orvieto si ritrovano dei riformisti più che dei generici moderati in cerca d’identità.

enrico morando

 

E infatti ecco Ceccanti, riformista sul piano istituzionale: critico spesso verso il centrodestra, ma anche verso l’inerzia del “fronte del no” ben rappresentato nel cosiddetto “campo largo”. E c’è lo stesso Morando, che non si stanca da anni di battere e ribattere sui temi delle riforme economiche. Si potrebbe continuare, ma è sufficiente rammentare che il 18 s’incontrano personaggi di area laico-liberale (e cattolica, certo), accanto ad altri provenienti dal Pd e dal mondo socialista.

 

Un tentativo di porre dei quesiti e trovare delle risposte che irrobustiscano la proposta alternativa dell’opposizione. Vasto programma, a meno che non si trovi il modo di avviare un confronto non banale con l’attuale gruppo dirigente del Pd.

 

Infine c’è il tema di Paolo Gentiloni. Inutile negare che l’interesse di stampa è legato alla presenza a Orvieto dell’ex commissario europeo, indicato dalle voci come il possibile “federatore” delle varie anime del centrosinistra. Che ci sia questa ambizione da parte dell’ex premier, è normale. Che l’obiettivo sia al momento a portata di mano, è altamente improbabile. Del resto, anche in questo caso serve a poco parlare di “centro”.

CECCANTI

 

Si tratta semmai di dare un equilibrio al centrosinistra. In politica estera ed europea e via via sugli altri punti dell’agenda politica.

 

Gentiloni avrebbe i talenti per farlo, ma come si vede è attento a non farsi trascinare nel frullatore quotidiano, dove le ambizioni personali, che non siano sostenute da un’adeguata forza elettorale, vengono tritate senza tanti complimenti. Comunque siamo lontani dall’ora delle decisioni e la prudenza si può comprendere.

elly schlein ascolta paolo gentiloni al festival dell economia di trentoschlein gentiloni

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)