lidia ravera

“IL METOO? GIUSTO E PERICOLOSO: NOI DONNE NON SIAMO TUTTE SANTE” - LIDIA RAVERA APRE LE VALVOLE: “DAI TEMPI DI PORCI CON LE ALI MI INCORONA UN ALONE DI ZOLFO CHE NON MI SOFFIERÒ MAI VIA. LE ETICHETTE SONO DIFFICILI DA ELIMINARE” – “OGGI TI STRONCANO COL SILENZIO, IO ALMENO SONO STATA STRONCATA DA GOFFREDO PARISE. PIANSI. LA MOGLIE GIOSETTA FIORONI POI MI DISSE: “DOPO QUELL’ARTICOLO RICEVEMMO DECINE DI SUPPLICHE DI ASPIRANTI SCRITTRICI A ESSERE STRONCATE” – “TRA NOI SCRITTORI OGGI SI PARLA SOLO DI AGENTI E CASE EDITRICI” - “LO STREGA? VINCERLO MI PIACEREBBE. MI SENTIREI ASSOLTA DAL PECCATO DI AVER FATTO PIPÌ NEL SALOTTO BUONO DELLA LETTERATURA, PRIMA CHE DIVENTASSE DI MODA”. E SUL TRANSFEMMINISMO

Eugenio Murrali per il “Corriere della sera” - Estratti

 

Lidia Ravera, scrittrice e sceneggiatrice, nel 2026 il suo primo romanzo, «Porci con le ali», compirà 50 anni, cosa si impara strada facendo?

lidia ravera

«Vivendo di scrittura impari ad avere sempre da zero a tre anni, età in cui gli esseri umani cambiano ogni giorno. È un modo di invecchiare meno implacabile degli altri, perché ti sorregge l’illusione del miglioramento perpetuo. La scrittura è un continuo esercizio muscolare dell’anima e della mente».

 

Per tutti?

«Se scrivere è un mestiere, allora è diverso: ha le sue regole, le sue furbizie, le sue carriere».

 

Il talento?

«Il talento è stato il mio peggior nemico, scrivere mi veniva troppo facile, 50 anni fa. Tutto ciò che è facile vale poco. Contano la sfida, il lavoro sulla pagina, i dubbi... il desiderio di buttare tutto nel secchio. E quello non me lo faccio mancare».

 

Si è mai sentita parte di una comunità letteraria?

arbasino match suni agnelli lidia ravera

«Quando sono arrivata a Roma, nel 1975, tutti mi dicevano: “Perché prima c’era...

andavamo da Otello... mangiavamo questo... e parlavamo di letteratura e litigavamo tutta la sera”. Tutto già finito nel ’75. Adesso poi la frantumazione è totale. Se, ed è raro, incontro altri scrittori, non si parla di letteratura».

 

E di cosa?

«Quanto ti prende il tuo agente? Come sei piazzato in libreria? Ma è vero che la tua casa editrice compra le vetrine?».

 

Esistono bolle letterarie? La escludono?

«Dai tempi di Porci con le ali mi incorona un alone di zolfo che non mi soffierò mai via. Se hai successo diventi un brand, e le etichette sono difficili da eliminare. Se fossi un critico, avrei la curiosità di leggere una ragazza che scrive un libro da 3 milioni di copie e poi altri 34 romanzi, che non somigliano a quel primo.

lidia ravera 6

Tutti con un buon successo di pubblico. Invece la curiosità è sempre per l’ultimo arrivato. Ti stroncano col silenzio. Oggi. Io almeno sono stata stroncata al mio secondo romanzo qui sul Corriere della Sera da un grande scrittore, Goffredo Parise. Una medaglia».

 

Ne soffrì?

«Piansi. Tempo dopo intervistai la pittrice Giosetta Fioroni, moglie di Parise: “Ma tu non hai idea — mi disse —, dopo la stroncatura di Goffredo al tuo libro, che peraltro gli era piaciuto, ricevemmo decine di suppliche di aspiranti a essere stroncate”. Il titolo del pezzo era Fra Pitigrilli e i Baci Perugina . Io che avevo letto i suoi libri e amato i Sillabari, mi chiesi: “Ma perché un uomo tanto intelligente ha fatto un articolo così stupido?”. Per fortuna ero occupata in un parricidio rituale insieme alle menti migliori della mia generazione. L’ho sistemato con i padri, e sono andata avanti».

 

Cosa rimane di quei moti ideali?

lidia ravera 4

«Poco. Oggi come sei nato muori. L’ascensore sociale è fermo, le generazioni si accavallano, invece di susseguirsi. Si copiano, ma non si parlano. Quando un ragazzino di 17 anni ammazza la famiglia partono le domande senza risposta. Io ho vissuto tempi più decifrabili, tempi in cui se ti giocavi la giovinezza sparando era per un’idea».

 

 

(…)

Le piacerebbe vincere lo Strega?

«Da morire. Sarebbe come una laurea. Mi sentirei finalmente assolta dal peccato originale. Aver fatto pipì nel salotto buono della letteratura, prima che diventasse di moda».

 

(...)

 

PORCI CON LE ALI LIBRO

La scelta della politica con Lotta Continua?

«Quando avevo 14 anni mia sorella mi ha spiegato che i buoni erano i comunisti, perché volevano l’uguaglianza. Ho continuato molto a lungo a credere che fosse possibile, sapere chi sono i buoni. Ricordo le manifestazioni contro la guerra in Vietnam, potrei cominciare domani quelle per Gaza, se non fossero vietate. Non so più chi sono i buoni ma so chi subisce l’impensabile. Nel partitino di Lotta Continua, mi occupavo della sezione culturale, i Circoli d’Ottobre, si organizzavano concerti, nutrivo a vent’anni un giornale, Il pane e le rose. Mi occupavo delle rose».

 

Quando è uscita dal partito?

«Lotta Continua nel ’76 si è disintegrata. Colpa di quelli che avevano scelto la lotta armata? Merito delle femministe? Lo slogan che racconta la reazione delle compagne è: “A sinistra in piazza, a destra nel letto”. Si respirava un soffocante maschilismo. Non era cambiato niente? Con un senso di urgenza sono diventata femminista».

 

Parliamone.

lidia ravera 3

«La prima ondata erano le suffragette, la seconda siamo state noi negli anni Settanta, la terza è il femminismo dell’uguaglianza che celebra qualche solitaria testata nel tetto di cristallo come se fosse risolutiva. Ho molta fiducia nella quarta ondata, il transfemminismo, perché mi sembra voglia immaginare un mondo di persone. Al di là della fissità dei ruoli di genere».

 

Nel suo ultimo libro, «Un giorno tutto questo sarà tuo», in cui a parlare è il quindicenne Seymour, si può leggere una critica al MeToo?

PARISE

«Credo che il MeToo sia a un tempo giustissimo e tuttavia pericoloso. Dare in mano a qualsiasi donna, e non siamo tutte sante, lo strumento per rovinare un uomo non va bene. Questo nulla toglie alla necessità di denunciare ogni volta che un uomo prova a mettere le mani addosso a una donna, perché lui ha il potere e lei no. Faccenda che peraltro va avanti dall’età della pietra».

 

Ci sarà mai un ultimo libro dell’umanità?

«Sarà sicuramente un repêchage . La letteratura ha bisogno di pace. Chi può raccontare una storia che abbia senso, in questa alternanza di siccità e tempesta, mentre la sua casa sprofonda nel fango e volano i droni a distruggere quel che resta del mondo?».

PARISE FIORONIlidia raveralidia ravera (2)LIDIA RAVERA COVER GLI SCADUTILidia Ravera PORCI CON LE ALI GRAPHIC NOVELlidia ravera 0

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)