DYLANIATI - 50 ANNI FA BOB DYLAN CAMBIÒ LA STORIA DEL ROCK CON “LIKE A ROLLING STONE”: “FU COME UN LUNGO CONATO DI VOMITO. TUTTO IL MIO ODIO ERA COSÌ DIRETTO DA ESSERE SINCERO”

Antonio Lodetti per “il Giornale”

Bob DylanBob Dylan

 

Nel marzo 1965 Bob Dylan fu consacrato star internazionale del folk. Tornò dall'Inghilterra con quattro album nella hit parade inglese e al primo posto Bringin' It All Back Home, con la sua sorprendente facciata A elettrica. I concerti acustici britannici erano stati un clamoroso successo ma lui guardava avanti, non si sentiva più il profeta della protesta... Quegli spettacoli acustici gli erano stati imposti e lui, come disse Joan Baez, «non si era mai sentito così scontento».

 

Contro le pressioni del mondo della musica popolare si era già scagliato scrivendo Maggie's Farm ma, tornato nella campagna di Woodstock, mentre la Columbia Records e il suo manager Albert Grossman cercavano di tramutare la pubblicità dell'ultimo periodo in dollaroni, Dylan buttò giù il testo più violento e rabbioso contro il mondo, quello che avrebbe generato Like a Rolling Stone, la canzone più importante della storia del rock, che quest'anno compie mezzo secolo.

 

«Fu come un lungo conato di vomito - disse dello stato d'animo in cui compose quel brano -; tutto il mio persistente odio era talmente diretto da essere sincero. Alla fine non era odio. Vendetta era il termine più appropriato». Vendetta contro la canzone di protesta e le sue ipocrisie. Una tempesta che con le sue domande fa piazza pulita di tutte le certezze e rivela un migliaio di strade nuove.

 

bob dylan by david baileybob dylan by david bailey

«Non avevo scritto niente di simile prima - disse Dylan - e all'improvviso compresi che era quello che dovevo fare. Dopo averla scritta non mi interessava più scrivere un romanzo o un dramma. Perché era una categoria completamente nuova. Voglio dire che nessuno prima aveva veramente mai scritto delle canzoni». Il brano parla di una studentessa ricca e viziata che perde tutto e si ritrova sola e senza nulla. Come ci si sente in questa situazione, si chiede Dylan? Di chi si parla nel brano? Chi sono quei personaggi oscuri come la Miss Solitaria o Napoleone in stracci? Greil Marcus, che ha scritto il libro Like a Rolling Stone, sostiene che sia lo stesso Dylan che fa vacillare ogni pregiudizio con la domanda: «come ci si sente?»...

 

E poi c'è la musica, un'onda d'urto che ti colpisce come un pugno nello stomaco con quel colpo di batteria che sembra uno sparo, quell'organo liquido di Al Kooper (che proprio quel giorno, in sala di incisione, si era seduto per la prima volta all'Hammond scoprendone le potenzialità), con la chitarra blues di Mike Bloomfield, con la batteria di Bobby Gregg e su tutto la voce primitiva e perfida di Bob.

 

BAEZ DYLANBAEZ DYLAN

Tutte le take di prova del pezzo sono documentate e trascritte nel libro di Marcus che alla fine dirà: «È più facile immaginare che credere che il disco sia stato veramente realizzato, che loro lo abbiano catturato, girando attorno alla canzone come cacciatori che circondano un animale che è sfuggito loro una dozzina di volte. Una volta che è accaduto sembrerà inevitabile. Ma tutti i buoni motivi del mondo non riusciranno a farlo accadere di nuovo». Il brano, lungo sei minuti, uscì anche come 45 giri (dapprima spalmato su due facciate, il 24 luglio 1965 entrò in classifica) e riscosse un enorme successo in radio e nei juke box e da allora il mondo del folk non fu più lo stesso.

 

Persino Simon & Garfunkel, che avevano inciso l'anno prima Sound of Silence acustica, la rilessero aggiungendo chitarra, basso e batteria nella versione che trionfò ne Il laureato. In quello stesso 1965 Dylan fu obbligato per contratto ad esibirsi al Festival Folk di Newport, dove diede scandalo. Accompagnato dalla band, suonò Like a Rolling Stone con un tale frastuono da sconvolgere i puristi (si dice che Pete Seeger girasse dietro al palco con una scure cercando di tagliare i fili degli amplificatori) e da doversi ritirare dal palco seguito da un infernale mix di fischi ed applausi. Like a Rolling Stone è criptica ma è un'entusiasmante sfida: promette un nuovo Paese, «ora tutto quello che devi fare è trovarlo. Il motore è a pieni giri. Il serbatoio è pieno».

 

BOB DYLAN CON CHITARRA BOB DYLAN CON CHITARRA

Quell'anno i soldati in Vietnam passarono da 27mila a 170mila, ci fu la grande marcia della pace con Martin Luther King, fu ucciso Malcolm X e riesplosero i conflitti razziali come il dramma di Watts. Andavano per la maggiore i Beatles con Eight Days a Week e Yesterday (ma un brano con gli archi era r'n'r?), i Rolling Stones portarono al successo Satisfaction e la protesta fu cavalcata da Barry McGuire con Eve of Destruction. Accadde anche una cosa strana, i Byrds rivisitarono in versione psichedelica, con enorme successo, la dylaniana Mr. Tambourine Man.

 

Ma Like a Rolling Stone era un'altra cosa; non solo un pezzo musicale, ma un passo in più oltre la comprensione del pop, era l'essenza del nuovo rock. Scrisse il compositore Michael Pisaro: «Come un contatore Geiger che sviluppa una volontà tutta sua, essa oscilla tra il tentativo di registrare il terremoto che sta per arrivare e il tentativo di farlo accadere. Questo è il punto in cui la canzone rivendica l'eternità».

 

BOB DYLANBOB DYLAN

Quell'eternità che ha guadagnato da sola, o attraverso le mille cover (compresa quella degli Articolo 31 citata anche da Marcus), attraverso le celebrazioni del cinquantenario (proprio in questi giorni in cui Bob è in cima alle classifiche con il suo omaggio a Sinatra) che comprendono anche il libro di racconti italiano Dylan Skyline in uscita per Nutrimenti.

BOB DYLAN DURANTE UN CONCERTOBOB DYLAN DURANTE UN CONCERTOBOB DYLAN E GIOVANNI PAOLO II BOB DYLAN E GIOVANNI PAOLO II BOB DYLAN E JOAN BAEZ ALL AEROPORTO DI NEWARK BOB DYLAN E JOAN BAEZ ALL AEROPORTO DI NEWARK

 

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...