
"I TG CHE PARLANO TIKTOKESE LO FANNO PER EVITARE AI GIORNALISTI L’UMILIANTE RUOLO DI 'REGGIMICROFONO'?" ALDO GRASSO SVELENA SUI TELEGIORNALI DEL SERVIZIO PUBBLICO DOVE LE DOMANDE AI POLITICI LATITANO: “DA QUANDO I TG DELLA RAI HANNO PERSO OGNI RETICENZA NELL'ESSERE FILOGOVERNATIVI, SENZA VERGOGNARSI DI APPARIRE MILITANTI, HANNO INTRODOTTO UNA SINGOLARE FORMA DI DICHIARAZIONE PARTITICA: APPARE IN VIDEO IL POLITICO, RECITA A MEMORIA UNA BREVE DICHIARAZIONE, REGISTRATA O IN STREAMING, SENZA PIÙ LA MEDIAZIONE DEI GIORNALISTI…”
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"
I telegiornali parlano il tiktokese. Lo fanno per stare al passo con i tempi, per sentirsi più «giovani», per evitare ai giornalisti l’umiliante ruolo di «reggimicrofono»?
[…] Da quando i telegiornali della Rai (non tutti per fortuna) hanno perso ogni reticenza nei confronti della loro missione — essere cioè temerariamente filogovernativi e non vergognarsi di apparire militanti —, da quando hanno lasciato cadere ogni ipocrisia o convenzione retorica nei confronti del cosiddetto «servizio pubblico» hanno introdotto una singolare forma di dichiarazione partitica.
Che è questa: appare in video il politico, recita a memoria una breve dichiarazione, registrata o in streaming, senza più la tradizionale mediazione dei giornalisti: trenta secondi e via. Un risparmio di tempi e di mezzi.
In un primo tempo questi interventi venivano chiamati «vocali» (come quelli di WhatsApp) ma assomigliano molto di più a quel codice culturale che in tiktokese si chiama «demure» ed è riferito a chi si presenta in modo istituzionale, quasi riservato ma che in realtà, in senso antifrastico, si presta a un’ironia involontaria per quanto si dimostra eccessivamente composto, ipocrita o falso.
Alcuni politici sono veramente imbarazzanti, sembra che si esibiscano nella recita di fine anno, ma altri si sono scaltriti nella costruzione di strategie di comunicazione efficaci.
[…]