BOICOTTARE VESPA! E BRUNEO SI INCAZZA: “SIAMO UN PAESE IDEOLOGICAMENTE VIOLENTO CHE ODIA I MODERATI, CHE SONO LA MAGGIORANZA NEL PAESE, E L’INFORMAZIONE MODERATA” - QUAL È STATA LA MIA COLPA? FARE UN INVITO, E LA COLPA DI MONTI È STATA DI ACCETTARLO” - “IL CONTRATTO CON GLI ITALIANI? TUTTI I CONDUTTORI AVREBBERO FATTO LA FILA PER AVERE BERLUSCONI, FU UN GRAN COLPO”…

"Non siamo ancora un Paese normale, e queste son cose che nemmeno Monti potrà riformare. Questo Paese ha odio verso i moderati e l'informazione moderata. Siamo un Paese ideologicamente violento, purtroppo". Così Bruno Vespa, ospite di "24 Mattino" su Radio 24, reagisce alle polemiche sulla presenza stasera a "Porta a Porta" del premier Mario Monti, alla prima apparizione in un talk-show da quando è premier.

"I moderati sono la maggioranza nel Paese, ma l'informazione moderata è in larghissima minoranza - continua Vespa - e si fa questa guerra. Non si capisce perché il presidente del Consiglio non possa venire in una trasmissione nella quale son venuti cinque premier in 16 anni, nella quale ha telefonato il Papa e nella quale lo stesso Monti ha partecipato a settembre con Napolitano".

Per Vespa le polemiche di questi giorni sono dettate in parte dall'invidia: "Questa componente c'è, la vedo da quando sono nato - ha detto -. Quando scrissi il primo libro di successo a qualche collega venne anche un colpo. Lasciamo stare, dovrei fare il nome di persone che non ci sono più. Ebbi incoraggiamenti per scrivere il primo libro, ma quando scrissi il secondo e vendetti 100mila copie alcuni miei grandi illustri colleghi non apprezzarono molto. Qualcuno arrivò a togliermi il saluto.

Qual è stata la mia colpa? Fare un invito, e la colpa di Monti è stata di accettarlo. Io e Mario Monti ci conosciamo da tantissimi anni, è stato ospite varie volte, come tutti si è trovato bene perché a ‘Porta a Porta' nessuno potrà mai dire di essere stato imbrogliato, di avere avuto trappole o di essere cascato nel fosso, non è un caso che sono venuti tutti".

Vespa risponde a Corrado Stajano che sul Corriere della Sera ha lanciato un appello a Monti perché rinunci ad apparire stasera in tv: "Corrado Stajano vive ancora nel clima della guerra civile, dunque peggio per lui - ha replicato Vespa -. Perché dovrebbe esserci discontinuità?

Se uno dà un'intervista al Corriere della Sera non dà l'intervista a un giornale che esiste da 120 anni? In America i presidenti sono andati nei talk-show con gli stessi conduttori. Jay Leno, che fa un programma da 17 anni come me, ha abbracciato e baciato Obama e applaudiva alle sue battute. Immagini cosa succederebbe in Italia se facessi una cosa del genere. Siamo ipocriti, siamo ideologicamente violenti e questa è una delle anomalie del Paese".

Vespa ha replicato piccato anche alle accuse di voler proseguire la politica-show, come nel caso della puntata del 2001 in cui Berlusconi firmò il celebre contratto con gli italiani: "Tutti i conduttori avrebbero fatto la fila per farsi firmare il contratto con gli italiani. Fu un colpo giornalistico notevolissimo. C'è bisogno di spiegarlo? Berlusconi aveva deciso di fare un'uscita mediatica e non fu facile convincerlo a farla in seconda serata, invece che in prima.

Quella è un'immagine di dieci anni fa, dopo venne Prodi che mi pare non abbia avuto nessun disagio a entrare in uno studio profanato dal contratto con gli italiani. Nello stesso studio facemmo il confronto Prodi-Berlusconi. Se non li ha avuti Prodi questi problemi perché dovrebbe averli un signore garbato come Monti?

La discontinuità deve entrare nella testa di certa gente. La politica show - ha proseguito Vespa - nacque nel 1994 con Berlusconi che disse ‘l'Italia è il Paese che amo', fece un partito in tre mesi, decretò la fine della prima Repubblica. E appena nominato segretario del Pds D'Alema chiamò un istituto di sondaggi, la Swg, per mettersi sulla stessa linea. La Swg lavora dal '94 con il Pds e le sue successive evoluzioni. Lì è stato il cambio di passo, non nel 2001".

Infine una replica a chi accusa Vespa di non fare le domande incisive: "Sto sempre aspettando che mi suggeriscano le domande che non ho fatto. La prima domanda che farò a Monti? Non ne ho la più pallida idea, certe volte penso alla prima domanda sulla sigla del programma".

 

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