LA CANNES DEI GIUSTI - CON L’ARRIVO DI TARANTINO-THURMAN-TRAVOLTA PER “PULP FICTION” ON THE BEACH E LA VITTORIA DI “THE TRIBE” ALLA “SEMAINE DE LA CRITIQUE”, IL FESTIVAL SI AVVIA ALLA FINE

Marco Giusti per Dagospia

Cannes. Con l'arrivo di Quentin Tarantino, Uma Thurman e John Travolta che presenteranno stasera la proiezione sulla spiaggia (se non piove) di "Pulp Fiction" a vent'anni dalla prima del film a Cannes (è una bomba, vero?), e la conferenza stampa dello stesso Tarantino alle 14, 30 il festival si avvia alla conclusione.

C'è già un premio, quello della "Semaine de la Critique", che va a "The Tribe" di Myroslav Slaboshpytskiy. Aspettando di vedere l'ultimo film in concorso, "Sils Maria" di Olivier Assayas, che viene descritto come un'"Eva contro Eva" moderno con Juliette Binoche e Kirsten Stewart, il pubblico dei critici ha molto apprezzato "Leviathan" del regista siberiano Andrei Zvyagintsev, che vinse il Leone d'Oro a Venezia nel 2003 con "Il ritorno".

Questa è una sontuosa tragedia biblica ambientata in un paesino del mare di Barents, nella Russia del nord, dove si spiaggiano le balene. C'è anche una scena meravigliosa con la protagonista che guarda il mare e una balena esce dall'acqua. Ma tutto l film ha un impianto visivo incredibile, merito anche della fotografia di Mikhail Krichman, che sfrutta la bellezza del posto e le luci di questa zona di mondo per noi ignota.

Film costruito sulla lotta impossibile contro il potere, stato, polizia, chiesa, è anche un dramma familiare. Kolia, interpretato da Alexey Serebryakov, vive con il figlioletto Roma, Sergey Pokhodaev, e la bella seconda moglie Lilya, Elena Lyadova, in una bellissima casa di legno che domina il mare. La vuole a tutti i costi il pessimo sindaco della città, Vadim Sergeyvich, cioè Roman Maydanov, che userà tutti mezzi per toglierla e sfruttare il posto per costrurci un grande albergo. Kolia chiama per difendersi dal sindaco Dimitri, Vladimir Vlovichenkov, ma la situazione degenera presto. Non solo il figlio detesta la seconda moglie, ma la scopre assieme a Dimitri e Kolia non la prende bene.

Qualcuno morirà, non si bene ucciso da chi, e Kolia finirà in carcere, mentre il sindaco potrà fare a pezzi, con le ruspe, la sua casa sul mare. Tutto il film è pieno di metafore interessanti legate alla Bibbia, come quella della lotta contro il leviatano, cioè dell'uomo contro il potere, che appesantiscono un po' l'azione. Zvyagintesev preferisce non farci vedere troppo e giocare sul fuori campo. Film complesso e non digeribilissimo da un pubblico ormai ridotto allo stremo, ha grandi costruzione sceniche e un continuo flusso di vodka da parte di tutti i protagonisti. Grandi applausi.

Non altrettanto bene è stato accolto, invece, il più atteso "The Search", polpettone di due ore e mezzo sulla guerra in Cecenia diretto da Michel Hazanavicious, il regista del superpremiato "The Artist", e interpretato da Berenice Bejo, premiata lo scorso anno per "La promessa", e dalla sempre divina Annette Bening (bellissima anche con le rughe, magari proprio per le rughe).

Non perché, come hanno detto in molti sembrava un po' una versione francese di "Venuto al mondo" di Castellitto-Mazzantini, che era comunque più forte come intensità di racconto, e neanche perché offusca l'immagine del vecchio "The Search", diretto nel primo dopoguerra da Fred Zinnemann, anche se, ovvio, Zinnemann era un regista molto più sottile e colto e poteva vantare un'Europa distrutta ancora sotto shock che faceva davvero la differenza come effetto realtà. Inoltre non è neanche un vero e proprio remake del vecchio film di Zinnemann, ne prende un po' l'idea centrale, ma non certo la struttura.

Ecco, in verità, quello che dispiace di più di questo film, ricco e non facile da mettere in piedi, è l'assoluta mancanza di una struttura funzionante in fase di sceneggiatura e di nessuna tensione interna della storia. Non c'è neanche una vera e propria ricerca, come era nel film precedente, perché ognuno sembra andare per proprio conto. Siamo alla fine del 1999 e la Russia di Eltsin e Putin, allora primo ministro, ha invaso la Cecenia facendo passare un'azione di guerra come un'operazione di polizia contro i terroristi. Col massacro di Grozny, si è capito invece, che le intenzioni di Putin sono ben diverse. Un gruppo di militari russi fuori di testa, stermina gli abitanti del villaggio.

Si salvano i bambini, il piccolo Hadji, Abdul Khalim Mamatsuevi, col fratellino in fasce, che vengono miracolosamente risparmiati e si mettono in fuga. Pensando di non poter essere di grande aiuto al fratellino, lo abbandona davanti alla casa di una famiglia cecena e continua il viaggio da solo. Hadji ha visto morire dalla finestra di casa i suoi genitori e pensa che anche la sorella, Raissa, Zukhra Duishvili, sia morta. Non lo è. E, appena può, cerca di capire che fine hanno fatto i fratellini e trova quello più piccolo.

Intanto Carole, cioè Berenice Bejo, che lavora come osservatrice per la Comunità Europea, trova il piccolo Kolia, che sembrerebbe diventato muto per lo shock e lo porta a casa. Parallelamente anche Raissa arriva nella città dove sta Carole in cerca del fratellino, ma Helen, Annette Bening, a capo degli aiuti umanitari, le dice che lo ha visto e se ne è andato via. Già così la storia è, assieme, inerta e complessa. Hazanavicious ci mette dentro una terza situazione.

Quella di un ragazzo russo che viene arruolato di forza, è stato trovato con un po' d'erba e rischia la prigione, e viene trasformato in mostro e spedito sul fronte ceceno. Alla fine capiremo quale sia il suo ruolo nella vicenda. Il problema vero è che queste storie non funzionano né a sé né messe insieme e il film va un po' da tutte le parti senza trovare un filo né suscitare grande interesse per lo spettatore.

Peccato perché la storia dell'invasione cecena, anche se vista totalmente da un'angolazione anti-Putin con i soldati russi visti come macchine da guerra strafatti e sadici, meritava un film e non era mai stata raccontata. Per Hazanavicious è un pesante passo falso e è forse il film meno apprezzato del festival.

 

 

the search il regista michel hazanavicius sul set del film x crop q the tribe di Slaboshpytskiy the tribe di Slaboshpytskiy leviathan jpegleviathan leviathan the search hazanavicious the search hazanavicius x the tribe di Slaboshpytskiy the tribe di Slaboshpytskiy the search hazanavicius

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