renzo martinelli ustica

IL CINEMA DEI GIUSTI - DI FRONTE A “USTICA”, SCRITTO, DIRETTO E PRODOTTO DA RENZO MARTINELLI, VA RICONOSCIUTO CHE NESSUNO HA IL SUO CORAGGIO, NON NEL DIRE LE SUE VERITÀ, QUANTO NEL COSTRUIRE FILM DIFFICILI CON SOLDI RACCATTATI OVUNQUE

Marco Giusti per Dagospia

 

IL FILM DI MARTINELLI SU USTICAIL FILM DI MARTINELLI SU USTICA

“Allah mi protegga!”, urla il pilota del mig libico prima di essere abbattuto all’inizio del film. Ci siamo. Renzo Martinelli è tornato. Dopo averci dato la sua verità sul Caso Moro, sul Vajont, su Porzus, sul Barbarossa in salsa bossiana, sull’assedio di Vienna, ora ci dice finalmente anche la verità sul DC9 dell’Itavia precipitato il quel 27 giugno 1980. Ci voleva.

 

E comunque, di fronte a questo Ustica, scritto, diretto e prodotto da Renzo Martinelli con una serie di contributi più disparati, addirittura quattro regioni, Toscana-Basilicata-Sicilia-Lazio, più Banco di Sondrio, Mibact, va riconosciuto che nessuno ha il coraggio di Martinelli non nel dire le sue verità su casi clamorosi, quanto nel costruire film difficili con soldi raccattati ovunque e nel girare come gira lui sul modello dei film di Giuseppe Ferrara degli anni ’80. Poco importa se il pubblico ci crede o meno.

IL FILM DI MARTINELLI SU USTICA IL FILM DI MARTINELLI SU USTICA

 

Lui ci crede. E i film, a modo loro, hanno un loro stile. Probabilmente, inoltre, Martinelli riesce anche a venderli all’estero, visto che sono girati in inglesi e da noi tutti ridoppiati in italiano come non si fa da almeno vent’anni. Stavolta c’è anche un grande spreco di aeroplani che si danno la caccia come nei film americani anni ’50.

 

C’è di tutto, poi. L’onorevole democristiano calabrese, Marco Leonardi, con moglie elicotterista, Lubna Azabal. che non si fa i fatti suoi e vede il mig libico abbattutto nelle montagne calabresi. La mamma giornalista, Caterina Murino, che ha appena fatto un grande scoop fotografando il perfido marito pezzo grosso con una serie di boss della mafia, che non si perdona di aver fatto prendere a sua figlia quel maledetto aereo e la aspetta su uno scoglio guardando il mare in direzione di Ustica. Sob.

USTICAUSTICA

 

Quando la elicotterista muore misteriosamente, l’onorevole democristiano capisce che c’è qualcosa che non va e indaga assieme alla Murino. La tesi è quella che più o meno è venuta fuori in questi ultimi anni. E quella che i beni informati già ci raccontavano con toni e sicurezze un po’ meno martinelliane dagli anni ’90 in poi.

 

Che cioè giocavamo contemporaneamente agli amici con gli americani e con Gheddafi, che nei nostri cieli volava di tutto e che i mig libici potevano tranquillamente farsi scudo sotto un DC9 per tornare a casa provenendo da una basa slava, Banja Liuka.

 

RENZO MARTINELLIRENZO MARTINELLI

Al tempo stesso gli aeroplani americani potevano dar loro la caccia e poco importava se a rimetterci le penne poteva proprio essere un aereo di linea italiano pieno di civili innocenti. Tutto ciò narra Martinelli con una costruzione da fiction un filo old style, con Tomas Arana che fa ancora una volta il cattivo, Jonis Bascir non male come colonnello libico, lo stesso Martinelli come rude buttero maremmano (“Non venite a rompermi i coglioni!”). L’andamento è un po’ quello già visto nel decisamente più sottile Muro di gomma di Marco Risi, con i servizi che coprono tutto con uno zelo encomiabile e arrivano a far sparire proprio le persone, come i tecnici del radar che tutto avevano visto quel giorno.

 

CATERINA MURINO IN USTICACATERINA MURINO IN USTICA

I dialoghi sono di grana non grossa, ma grossissima, ma fanno parte dello stile di Martinelli. A suo modo, dopo tanti anni, non ci facciamo più tanto caso. E comunque il suo stile è più accettabile in un film simile che nel pamphlet anti-musulmani del film sull’assedio di Vienna. Diciamo che è un cinema davvero di genere che, magari, verrà anche riscoperto un giorno. Rispetto a Barbarossa e altri suoi capolavori, questo è molto più godibile e la storia, alla fine, si vede. Gli attori si adeguono ovviamente alla messa in scena dirompente del regista. Non c’è nulla di accennato o che lascia spiragli a ambiguità di letture. Che Allah ci protegga, appunto. In sala dal 31 marzo. Imperdibile.

 

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