IL CINEMA DEI GIUSTI - OGNI ANNO C’È BISOGNO DI UNA STORIA NERA REALISTICA CHE LASCI IL SEGNO. ORA TOCCA “FRUITVALE STATION”, UNA BUONA OPERA PRIMA, MA NON IL CAPOLAVORO CHE DICONO IN AMERICA

Marco Giusti per Dagospia

Prossima fermata - Fruitvale Station di Ryan Glooner.

Ogni anno c'è bisogno di una storia nera realistica che lasci il sogno. E che lanci qualche nuova star nera e qualche nuovo regista nero. Harvey Weinstein ha puntato molto su questo interessante "Fruitvale Station", che da noi esce col titolo "Prossima stazione - Fruitvale Station", diretto dall'esordiente Ryan Glooner, prodotto da star come Forrest Whitaker e Octavia Spencer e interpretato dalla nuova stella Michael B. Jordan.

Dopo averlo visto al Sundance, dove ha vinto nel 2013 il Grand Prix della giuria ricevendo ovunque grandi elogi, Weinstein è riuscito a comprarselo, dopo una dura battaglia con altri distributori, per la modica cifra di due milioni di dollari. Lo ha subito portato a Cannes, dove non solo ha aperto "Un Certain Regard", ma ha anche vinto il premio della miglior opera prima, e lo ha poi distribuito con successo in patria, visto che ha incassato 16 milioni di dollari, ha ricevuto grandi critiche da tutti e ha lanciato il suo protagonista, Michael B. Jordan, come il nuovo Denzel Washington.

Il suo tragitto è stato molto simile a quello di "Precious" di Lee Daniels. E, come "Precious", è una buona opera prima, ma non certo il capolavoro che dicono in America. Tratto, come spiegano i titoli di testa, da una storia vera accaduta a Oakland, California, cioè dalla triste fine che fece il 22enne Oscar Grant, sposato e padre di una figlioletta, che decise di prendere la metro per festeggiare il Capodanno del 2008 con gli amici e si ritrovò assurdamente una pallottola in corpo per un eccesso di zelo, diciamo così, della polizia bianca proprio alla fermata di Fruitvale sotto gli occhi di troppi presenti e di troppo cellulari.

Furono proprio le riprese fatte coi cellulari che resero l'omicidio di Oscar Grant noto in tutto il mondo e lo fecero diventare un caso di razzismo esplosivo e ancora non dimenticato in America. Il film segue, con bel piglio realistico la giornata di Oscar, cioè Michael B. Jordan, della sua fidanzata Melonie Diaz, dei suoi amici, della sua vita e dei suo sogni, fino a quella corsa in treno che lo porterà all'appuntamento con la morte a Fruitvale.

Anche se il film vive soprattutto nell'ultima mezzora, quando la tensione cresce e entrano in scena prima la polizia violenta e poi la mamma di Oscar, la grande Octavia Spencer di "The Help", "Fruitvale Station" è ben strutturato anche nella prima parte, non meno politica, dove il personaggio di Oscar è descritto come uno dei tanti nuovi poveri creati dalla grande crisi americana.

Rispetto ai nostri ultimi film realistici, quasi tutti costruiti come commedie, qua la storia vera gode di una regia da thriller psicologico (in questo sì alla "Precious"), molto veloce che lancerà non poco l'esordiente Ryan Glooner. Da noi non sarebbero pochi i casi di morte violenta per mano della polizia da portare sullo schermo. Qualcuno lo farà mai? In sala dal 13 marzo.

 

 

Fruitvale station fruitvale station fruitvale station MICHAEL B JORDAN fruitvale station MICHAEL B JORDAN E IL REGISTA RYAN COOGLER jpegfruitvale station MICHAEL B JORDAN fruitvale station

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