“MILLEMIGLIA” AD OROLOGERIA - L’ACI DI BRESCIA, CHE ORGANIZZA LA STORICA CORSA, È STATO COMMISSARIATO - NEL 2010 IL PRESIDENTE DEL CLUB BONOMI HA STRETTO UN ACCORDO CON UNO DEGLI SPONSOR DELLA MANIFESTAZIONE, L’AZIENDA SVIZZERA DI OROLOGI “CHOPARD” - C’È CHI SOSTIENE CHE LA MILLEMIGLIA SIA STATA COSÌ DI FATTO CEDUTA AGLI SVIZZERI - CHOPARD IN PASSATO HA ANCHE USATO A INSAPUTA DELL’ACI IL MARCHIO DELLA CORSA PER UNA LINEA DI OROLOGI…

Giulia Ziino per il "Corriere della Sera"

Mille Miglia, da Brescia a Roma e ritorno. Più che una corsa (la più bella del mondo, diceva Enzo Ferrari), una leggenda. Dal futuro incerto: l'Automobile club di Brescia, proprietario del marchio Mille Miglia, è stato appena commissariato. Vincenzo Grimaldi, commissario designato, è atteso per oggi in città e il destino di una delle gare più celebri del mondo è uno dei nodi che dovrà affrontare.

Si tratta di capire se a organizzare la corsa sarà la Mille Miglia srl, neonata società creata ad hoc dall'Aci, o se il commissario sceglierà di prorogare la gestione (ormai scaduta) dell'Ati di Alessandro Casali, patron della gara negli ultimi 5 anni. Ma, secondo alcuni, ad attendere al traguardo delle Mille Miglia c'è un'ipotesi ben più allarmante: un destino svizzero.

Come? Grazie a una «invasione» della Chopard, la casa elvetica di alta orologeria e gioielli sponsor storico della manifestazione e titolare di una linea di segnatempo «griffata» Mille Miglia, che ora potrebbe ampliare i suoi diritti sul marchio della gara. Tutto in virtù di un accordo, i cui termini non sono noti, siglato nel 2010 dall'Aci bresciano. Secondo alcuni darebbe mano libera agli svizzeri. La partita è di quelle da non perdere: oltre al business (la gestione Ati garantiva all'Aci 1,2 milioni di euro l'anno), la posta in gioco è un mito dell'Italia dei motori, la gara che ha visto la vittoria di campioni come Ascari e Nuvolari.

Il legame tra Chopard e Mille Miglia da anni divide i soci del club bresciano. Già dal '99 la casa svizzera ha iniziato a registrare, in vari Paesi - e, per alcuni, all'insaputa dell'Aci - il marchio Mille Miglia per sfruttarlo su orologi e preziosi: una «coabitazione», quella tra svizzeri, bresciani e Ati, fonte di problemi e battaglie a colpi di carte e brevetti. Fino al 2010, quando il nuovo presidente (ora commissariato) del club Aldo Bonomi, industriale bresciano oggi vicepresidente di Confindustria per le reti di impresa, firma un accordo con Ati e Chopard. Accordo segreto.

«Per ragioni di riservatezza obbligatorie nei contratti a tre», spiega al Corriere. «Ha svenduto il marchio agli svizzeri» sentenzia Giulio Ramponi, grande avversario di Bonomi ed esponente del comitato che da 8 anni si batte per fare chiarezza sulla gestione dell'Aci bresciano. «Il danno potenziale dell'accordo è doppio - continua Ramponi -: patrimoniale perché perdiamo il marchio, economico perché non ci pagano le royalty».

C'è di più. Giorgio Ungaretti, presidente dell'Aci dal 2007 all'ottobre 2010 ha presentato una denuncia in Procura in cui accusa Bonomi di averlo fatto trasferire a Torino per aver criticato l'intesa con Chopard: «L'accordo - dice - è svantaggioso per l'Italia e indebolito da un vizio di forma. Bonomi non aveva titolo per firmarlo e questo permetterà agli svizzeri, quando scadrà tra 10 anni, di invocarne la nullità e di impossessarsi del marchio Mille Miglia».

«L'accordo ha messo fine a un contenzioso che ci è costato 300 mila euro - replica Bonomi - e stiamo riportando a casa, a uno a uno, tutti i marchi registrati da Chopard». Un recupero messo a rischio dal commissariamento? «L'accordo è blindato. E siamo sereni: abbiamo già presentato un piano di rientro». Domani si riunisce il consiglio generale dell'Aci. Forse la Mille Miglia taglierà ancora il traguardo.

 

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