PIOVONO PATACCHE - DALLE RIVELAZIONI DI SPATUZZA ALLA BORSETTA DELLA ARIOSTO: LA VERITA’ E’ UN DETTAGLIO

Da "Il Foglio"

Sono stato fin dall'inizio convinto della piena attendibilità di ciò che diceva", "la sua sincerità, la sua spontaneità, colpivano positivamente". La prefazione è il più crudele dei generi. Non solo confonde memoria e desiderio, ma è una trappola canaglia, perché costringe a mettere il timbro sulle patacche altrui. Pietro Grasso il timbro l'ha messo su "La verità del pentito. Le rivelazioni Di Gaspare Spatuzza", firmato da Giovanna Montanaro.

Che Spatuzza sia il più convertito dei pentiti, non ci piove. Ma che metà della sua spontanea sincerità sia all'origine del più grande romanzo patacca della Repubblica, la trattativa stato-mafia, con Berlusconi bombarolo dei Georgofili, nelle prefazioni finisce per essere solo un dettaglio aggirabile.

Occultabile, nell'Italia corriva, sotto la narrazione di altre patacche, come le agende rosse di Salvatore Borsellino che lunedì sventolavano in tribunale a Palermo, in solidarietà al pataccaro Ciancimino, processato per la storia di candelotti e calunnie. "Le affermazioni sul presunto accordo politico siglato da Graviano, fino a questo momento non hanno trovato riscontri sufficienti per avere effetti in tribunale", scrive sul Corriere Giovanni Bianconi. Il che è una lunga perifrasi per dire che le dichiarazioni di Spatuzza in materia sono una patacca.

Ma una perifrasi involuta, un gesto che troppo cerca di minimizzare, di non farsi notare, per passare inosservato. Strano modo di trarsi d'impaccio. E' un po' come, mettiamo, se una distinta signora, per levarsi da un qualche suo misterioso impaccio, guardandosi attorno in un parcheggio, buttasse a terra la borsetta, tra le ruote, per poi correre a denunciare il furto.

E' vero, sembra un esempio mal trovato. Ma non lo è. E' solo un bizzarro fatto di cronaca che, nella ricostruzione del Corriere della Sera, ha avuto qualche giorno fa per protagonista un'altra icona di quell'Italia "ho detto quello che dovevo dire... ho fatto il mio dovere" (Spatuzza). Una persona che una volta era in cima alla hit parade della Verità come la Pizia di Delfi, anzi come "il teste Omega", la voce su cui si costruì il primo pastroccato capitolo giudiziario dei processi Sme, Imi-Sir e lodo Mondadori contro Silvio Berlusconi, anno Domini 1995.

L'avvocato Stefania Ariosto, che dichiarò che i giudici erano intimi di Cesare Previti, e di aver sentito Previti parlare di tangenti. L'avvocato Ariosto ora è indagata per simulazione di reato, per avere, secondo gli inquirenti e le telecamere di sicurezza del parcheggio del casinò di Campione d'Italia, simulato il furto denunciato (50 mila franchi svizzeri), avendo occultato lei stessa la sua borsetta.

Strano paese. In cui tutti gli accusatori, i testimoni, i pentiti, i pm passati a più comoda vita di seconda carica dello stato e di prefatori, al pari di giudici di Cassazione prefatori di patacche, insomma tutti quelli pronti a incoronare il "puntiglioso rigore e coraggio" (Furio Colombo) del primo Imposimato che passa, e che in ogni patacca "trovano oggi definitiva conferma e certezza", basta poter dire che la legge è uguale per tutti ed è contro Berlusconi, poi alla fine si trovano accomunati sull'allegra nave dei folli. Pardon, dei pataccari.

 

DAVID THORNE PIETRO GRASSO FOTO DA FLICKR AMBASCIATA USA marco travaglio corrado formigli pietro grasso STEFANIA ARIOSTOIL BOSS GRAVIANOgiuseppe gravianofilippo gravianoSilvana e Cesare Previti con Manuela Maccaroni previti berlusconi hp

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