erica jong

QUANDO LA COSCIA SI FA PESANTE, ANCHE LE ZOZZONE DIVENTANO SANTE - LA FEMMINISTA ERICA JONG, CHE NEL 1973 SCRISSE “PAURA DI VOLARE” IN CUI IMMAGINAVA UNA SESSUALITÀ LIBERA E CASUALE, TIRA SU LE MUTANDINE: “LA SCOPATA SENZA CERNIERA MI HA DELUSA. OGGI LE RAGAZZE DOVREBBERO ASPETTARE A FAR SESSO FINO A QUANDO CONOSCONO IL CARATTERE DI UNA PERSONA. UNA DONNA DOVREBBE POTER DIRE ALL’UOMO…”

Maria Teresa Cometto per www.corriere.it

 

ERICA MANN JONG

Provate voi a imbrigliare Erica Jong in una intervista classica. La scrittrice americana famosa per il suo romanzo Paura di volare, un best seller da 30 milioni di copie vendute nel mondo, è irrefrenabile. La incontro all’Istituto italiano di cultura di New York, lo scorso 8 marzo, Giornata internazionale delle donne, davanti a un folto pubblico – sia americano sia italiano – venuto ad ascoltare la nostra conversazione su femminismo e movimento #MeToo, sesso e consenso, Italia e America.

 

Jong, 76 anni, si presenta in un vestito nero tempestato di cuoricini rossi e trasforma la serata in uno spettacolo a ruota libera, pieno di sorprese. La prima è il ricordo di quando, nel 1980, fu lei a presentare Umberto Eco a New York proprio nello stesso Istituto. «Io ero famosa e lui ancora sconosciuto», dice Jong.

 

«Inoltre ero stata io a organizzare la presentazione, eppure lui mi impedì di prendere la parola. Per carità, Eco è un grande scrittore, ma…». Per fortuna l’exploit maschilista di Eco non ha diminuito l’amore di Jong per l’Italia e gli italiani, che risale agli anni dell’università, dove la scrittrice ha studiato i nostri classici da Dante a Leopardi.

ERICA JONG

 

È vero che gli italiani lo fanno meglio?

«Certo, sono davvero bravi a fare l’amore. Ma non sposateli, sono impossibili. Non pensano mai alla moglie a casa. E le loro mamme li viziano più di quanto non facciano le mamme ebree con i loro figli. Una mamma italiana ebrea sarebbe… Mamma mia! (in italiano, ndr)».

 

A parte gli amanti, che cosa le piace del nostro Paese e della sua cultura?

«L’Italia è l’ultimo posto sulla Terra dove è permesso essere umani, fare errori, inciampare, a differenza della puritana America. Non è solo il Paese dove è nata la più meravigliosa letteratura, poesia, architettura, arte. Mi ricordo quando ero studente a Firenze, avevo 19 anni e un aspetto molto migliore di adesso: ho preso il treno per andare a Venezia e ho sbagliato a sedermi in prima classe con il biglietto da seconda. Il controllore mi ha detto “Non è valido”, e poi: “Signorina, lei ha dato all’Italia il dono della sua bellezza, lasci che l’Italia dia un piccolo regalo a lei, resti qui”. Dove trovate un uomo simile in America?»

erica jong era la favorita per il bas sex in fiction

 

Paura di volare ha debuttato nel 1973, subito accolto come un manifesto della rivoluzione sessuale femminista: come è cambiata da allora l’idea di libertà sessuale?

«Tutti i critici – meno John Updike che ne fece una bellissima recensione sul New Yorker – hanno considerato quel mio primo romanzo come un libro sul sesso, perché hanno letto solo le prime pagine che parlano della zipless fuck, la scopata senza cerniera (un rapporto di puro sesso, ndr). Ma la storia della sua protagonista Isadora, alla vigilia dei 30 anni, un’età critica per noi donne, è molto di più.

 

Abbandonata a Parigi dall’amante, che era peraltro impotente perché aveva paura di una donna intelligente come lei – una cosa successa spesso anche a me! – Isadora si chiede: “perché ho così paura di essere sola?”, e pensa “Se nessuno mi ama, non ho identità”. Il dialogo fra se stessa e la sua anima è centrale nel libro. Alla fine Isadora trova se stessa nella sua solitudine. Il libro è proprio su questo: come una donna trova la propria identità separata dai genitori, dagli amanti, dai mariti, dai professori».

 

ERICA JONG

Nessuno, a parte John Updike, l’aveva capito?

«No. Il New York Times aveva affidato la recensione a un professore di Suny (l’università statale di New York), che qualche tempo prima della pubblicazione mi aveva invitato nel suo college a nord di Manhattan per un festival della poesia. Quando sono arrivata al campus non c’era alcun festival. Lui mi ha accolto nella sua stanza.

 

Ho ripreso subito la corriera per tornare in città e non ne mai più sentito parlare fino a quando proprio lui ha stroncato il mio libro per il New York Times: “L’ennesima storia femminista”. Capita spesso alle donne scrittrici ricevere richieste di favori sessuali in cambio di buone recensioni».

 

Ora il movimento #MeToo ha dato sfogo alle denunce delle molestie sessuali subite dalle donne: che cosa ne pensa?

«Io sono cresciuta in un mondo in cui i professori all’università ti inseguivano cercando di afferrarti le tette o pizzicarti il culo. Noi studentesse li evitavamo correndo attorno al tavolo dei seminari. Quando lo racconto alle ragazze del #MeToo reagiscono stupite: “Perché non gli mollavate un pugno e non li denunciavate?”»

 

Perché?

ERICA JONG

«Perché non pensavamo di poter fare qualcosa. Le Millennials non si immaginano un mondo in cui le donne non potevano avere la propria carta di credito, non potevano abortire, non potevano comprare preservativi in un negozio… Bene, io sono cresciuta in quel mondo. Ora è molto cambiato. #MeToo ha spazzato via fra gli altri il giornalista Charlie Rose, denunciato per molestie. Non nascondo una certa soddisfazione: in una intervista in tv mi aveva chiesto “perché ti chiamano la pornografa pedante?”»

 

In effetti la sua è una testimonianza importante per far capire quanta strada ha fatto il movimento per i diritti delle donne…

erica jong - paura di volare

«Hanno detto che questo è l’anno della donna. Se avessi un centesimo per ogni anno della mia vita dichiarato “della donna”, sarei molto ricca. È sempre la storia del maledetto “club dei ragazzi”. Facciamo in modo di non tornare davvero più al club dei ragazzi, allora anch’io potrò dire #MeToo».

 

Lei sembra scettica: perché?

«È eccitante quando sei giovane marciare per protesta. In effetti il mio prossimo romanzo, che si intitolerà Il club del libro erotico, inizia con la Marcia delle donne organizzata per opporsi a Trump. Ma vediamo se riusciamo a mantenere un progresso stabile questa volta. In altre parole, è molto facile parlar male di tuo fratello, tuo padre, tuo zio. Protestare, ok. E va bene togliere di torno gente come Harvey Weinstein. Ma possiamo veramente fare passi avanti così che le donne non muoiano più partorendo, come succede ancora in America? Che il Parlamento sia fatto al 52% da donne, perché quella è la nostra percentuale sulla popolazione? E che quando abbiamo una candidata donna non sia calunniata da tutti tanto che persino le donne avevano paura di dire cose carine su Hillary Clinton?»

 

Tornando al sesso e a #MeToo, si discute molto su come ridefinire il consenso: quale linguaggio e quali segnali usare, secondo lei, per comunicare il desiderio di avere un rapporto?

ERICA JONG 1

«Non so immaginare qualcuno che chieda: acconsenti? Però so che anche il linguaggio del corpo è importante. Se un tizio grande e grasso come Weinstein si presenta in una stanza d’hotel nudo con una bottiglia di olio per massaggi in una mano e nell’altra il proprio pene, è quello il linguaggio che vogliamo usare? Io sono uscita con il mio attuale marito per qualche settimana senza far sesso, perché ero stata delusa tante volte dalla “scopata senza cerniera”. Una volta siamo andati in Vermont e gli ho chiesto: “pensi che faremo sesso?” Lui ha risposto “è inevitabile”. Nessuno me l’aveva mai chiesto così».

 

La morale?

«Le ragazze dovrebbero aspettare a far sesso fino a quando conoscono il carattere di una persona. Mia mamma mi diceva: fatti correre dietro. Non era un consiglio stupido. Una donna dovrebbe poter dire all’uomo “non sono pronta, forse lo sarò, ma non ora”. E l’uomo dovrebbe rispettarla».

 

ERICA JONG

A proposito di mariti, lei ne ha avuti quattro…

«Negli Anni Settanta eravamo tutte allevate per essere brave ragazze, non ci sentivamo libere di vivere la nostra sessualità. Dopo la laurea e il dottorato dovevi sposarti e far figli. Mi sono laureata nel 1963. Il mio primo marito, un brillante studioso del Medioevo, dopo un anno dal matrimonio divenne schizofrenico e una volta, credendosi Gesù Cristo, cercò di camminare sulle acque a Central Park.

 

Se il tuo primo marito diventa pazzo, il secondo dev’essere uno psichiatra, come il mio, un cinese-americano molto bello e atletico. Il terzo è il padre di mia figlia Molly: il nostro era un matrimonio aperto stile Anni Settanta, lui mi diceva con chi dormiva, io lo stesso con lui. Non fatelo, non funziona. Non puoi eliminare la gelosia. Se vuoi andare a letto con qualcuno, non dirlo a nessuno».

 

Ora lei è felicemente sposata da 29 anni con Ken: non pensa più, come ha scritto una volta, che «la bigamia è avere un marito di troppo, il matrimonio è la stessa cosa»?

Erica Jong

«No, qualche volta lo penso ancora. E vorrei ammazzare mio marito. L’ho salvato quando ha avuto un aneurisma dell’aorta… ma in certi momenti vorrei ucciderlo. Gli dico: come puoi venire nella mia stanza mentre scrivo? Lui piagnucola “Mi sento solo, vorrei cenare con te!” C’è un uomo sulla Terra consapevole che quando una donna sta scrivendo non può disturbarla? Comunque adoro gli uomini, adoro che non siano come noi e che pensino in modo diverso. Gli dei l’hanno pensata bene. Posso dirlo?»

 

Internet ha cambiato molto anche il modo in cui trovare un compagno/una compagna. Nel suo più recente libro Fear of Dying (”Paura di morire”, tradotto in Italia come Donna felicemente sposata cerca uomo felicemente sposato) la protagonista Vanessa, sessantenne, pubblica un annuncio sul sito per adulteri Zipless.com: «Donna felicemente sposata con energia erotica extra cerca uomo felicemente sposato per condividerla». Lei ha mai usato un sito o una app per dating?

jong erica

«No. Ho fatto molta ricerca sul dating online e mi fa orrore, anche se conosco parecchia gente che lo pratica. Mi chiedo: non hanno paura delle malattie sessuali? Non credo sia una buona idea. Ne ho fatto una satira in quel libro, descrivendo gli incontri di Vanessa: c’è un uomo che ama fare la pipì sul pavimento e uno che vuole farle indossare una tuta di gomma. A me è successo una volta: uno scrittore mi aveva invitato a casa sua per un po’ di vino e formaggio. Dopo un po’ di chiacchiere, tira fuori dal guardaroba una tuta di gomma nera, piena di cerniere. Ho trovato una scusa e me ne sono andata».

 

Come giudica la First Lady?

«La chiamo Melanoma Trump: ha un aspetto miserabile, come se avesse appena saputo di avere un cancro. Chiaramente ha un accordo finanziario con il marito e sta con lui fino a quando incasserà quanto pattuito. Come spiegare altrimenti il suo accettare una umiliazione dopo l’altra? Mi fa pena. Trump trascinerà giù tutti con sé. Il mio messaggio a Melania: scappa finché sei in tempo».

erica jong

 

E Ivanka, che si dice femminista?

«La figlia di Trump non è femminista. Le donne americane non hanno gli asili e non sono curate bene quando sono incinte e poi da vecchie. Se non sei ricca e se hai figli, è difficile farcela. Ivanka viaggia in tutto il mondo con i figli piccoli ma non vedi mai una loro foto con le baby sitter: chi si occupa dei suoi tre bambini? Spero siano felici, ma considero disonesto nascondere le aiutanti mentre giri il mondo per essere celebrata come una super mamma».

 

Come vede il futuro dell’America sotto Trump?

ERICA JONG

«La Casa Bianca è occupata da Nerone che probabilmente la brucerà. Gli uomini intelligenti vogliono parlare con donne intelligenti. Non si siedono a cena con una pornostar. Magari la vogliono scopare. Ma forse certe pornostar sono molto intelligenti ed è l’unico lavoro che possono fare, sono donne e non voglio trattarle male. Il punto è che la società resta patriarcale e governata dai maschi bianchi. Il cambiamento è difficile e l’America di Trump è in una fase di crisi, come l’Italia di Mussolini: speriamo di ritrovare presto i nostri ideali democratici».

 

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