1- FINALMENTE NELLA FAMIGLIA DEL BANANA LE DONNE CONTANO QUALCOSA: BARBARA! 2- LA RAMPOLLA CON IL SANGUE DI VERONICA NELLE VENE FLETTE I MUSCOLI, CHIAMA PAPI SILVIO E GLI ORDINA DI FAR SALTARE LA “SVENDITA” DEL SUO PATO AL PARIS ST GERMAIN 2- UNA STORIA “SUI GENERO” CHE FA BRILLARE LA “SANTA BARBARA”, GRANDE E TOSTA RIVALE DI MARINA NEL CONFLITTO PATRIMONIALE SULLA DIVISIONE DELL’EREDITÀ BERLUSCONI 3- DOMENICA L’ATTESO DERBY CON UN GALLIANI MAL-TRATTATO COME UN SERVO DI SCENA 4- FACCI: “IL VERO COLPACCIO DI GALLIANI SAREBBE VENDERE ENTRAMBI: PATO E BARBARA”
1- BARBARA STOPPA PATO
Francesco Perugini per "Libero"
L'amore può scatenare una rivoluzione, stavolta l'ha fatta saltare. «Io resto»: è questa la dichiarazione di fedeltà di Pato - alla maglia ma soprattutto alla sua Barbara - che scompagina le strategie del Milan. Era tutto pronto per l'avvicendamento in casa rossonera: il brasiliano era indirizzato verso Parigi per finanziare l'arrivo di Tevez.
Il risultato? Qualche anno in più in rosa (quasi 28 anni per l'argenti - no contro i 22 del Papero) e una piccola plusvalenza (sette milioni). Un affare? Solo il tempo lo dirà . Si facevano già queste valutazioni e si pianificavano le prossime mosse di mercato (Amauri o Maxi Lopez per la Champions League) in attesa del finale scontato per il film. Che però non è mai arrivato.
Ma riavvolgiamo la pellicola. La prima mossa la fa ieri mattina Adriano Galliani, che alle 10 va a Londra con un aereo privato. L'ad rossonero vuole chiudere per l'Apache dopo la concreta intromissione dell'Inter con un'offerta da 27 milioni. Da Milano partono anche l'avvocato Lorenzo Cantamessa e l'agente Giuseppe Riso.
All'atterraggio li aspetta il braccio destro di Tevez, Kia Joobrachian, per accompagnarli all'incontro con presidente esecutivo e l'ad del City. Una riunione chepreannuncia una firma pesante. Intanto, dall'Italia arriva la resa diMassimo Moratti («penso che Tevez andrà al Milan») e il saluto di Thiago Silva al nuovo arrivato: «Lui già balla bene, gli insegneremo i nostri balletti. Arriva lui ma teniamo tutti».
Il difensore non sa però tutta la verità , perché Galliani è partito solo dopo la certezza di poter cedere Pato al Paris Saint- Germain. Nel frattempo l'ad rossonero arriva a Londra, saluta i dirigenti City e va a pranzo. Proprio in quei minuti la France Presse ufficializza l'accordo tra Milan e Psg: 28 milioni più 7 di bonus (e oltre 6,5 al Papero). Non i 40 chiesti dal patron Berlusconi, ma una bella cifra per un giocatore spesso infortunato e in rotta con l'allenatore. Solo Leonardo da Parigi mostra qualche cautela, almeno temporale: «Sono fiducioso per natura», dice il capo del mercato degli sceicchi, «ma non credo che Pato arriverà entro il weekend».
La riunione londinese ricomincia, ma sul cielo splendente di Milano si addensa la tempesta. Il giocatore scappa via dall'allenamento. Fa una telefonata "a casa". E cambia idea. «Ac Milan comunica che Alexandre Pato resterà in maglia rossonera», sentenzia il messaggio che appare poco dopo sul sito del Milan, seguita dalle parole del Papero: «Il Milan è casa mia», la dichiarazione d'amore del brasiliano, «non volevo interrompere la mia carriera in rossonero dopo aver vinto i miei primi due trofei». «Ringrazio il Presidente Berlusconi», recita in calce la letterina d'amore, facendo trasparire un ringraziamento al patron-suocero per la benedizione.
Un'altra telefonata, a Londra, gela Galliani e i suoi emissari. Senza più soldi in tasca, il dirigente rossonero è costretto ad alzarsi dal tavolo e a interrompere la trattativa, lasciando l'albergo con un "no comment" e Tevez senza futuro. E all'Inter ora tocca affondare il colpo, prima del probabile ritorno del Psg. Illusi e abbandonati anche i dirigenti inglesi, proprio come accadde all'epoca di Kakà (che però poi andò a Madrid sei mesi dopo). Vince di nuovo l'amore.
Poco importa se per la maglia o per una fidanzata presidenziale come Barbara Berlusconi. La rivoluzione milanista svanisce, Pato resta a Milano a rendere la vita difficile ad Allegri già dal derby di domani sera. E Galliani dovrà forse trovarsi degli altri compagni di cene...
2- FILIPPO FACCI: IL VERO COLPACCIO DI ADRIANO GALLIANI SAREBBE VENDERE ENTRAMBI: PATO E BARBARA
Enrico Arosio per "l'Espresso" - ha collaborato Paolo Fantauzzi
Sia chiaro: l'Iran potenza atomica preoccupa di più, e di Pato si deve dire che è un calciatore forte, e segna quando vuole (anche quando non s'impegna). Eppure un milanista filosofone come Massimo Cacciari confida agli amici: «Da quando se n'è andato Kakà , la mia passione si è raffreddata. Pato è stato un po' una delusione».
E un acceso sostenitore come Maurizio Lupi, cattolico del Pdl, ricorda all'"Espresso" le superiori virtù del sacrificio: «Pato appartiene a quella categoria di brasiliani, della quale non faceva parte Kakà , che nascono poveri e per doni naturali, attraverso il calcio, diventano ricchi e famosi. Per non bruciarsi deve dimostrare con il sacrificio e i risultati che sulle sue prestazioni non incidono gli aspetti personali. Perché la relazione amorosa con Barbara non aiuta...».
Eccola lì. Barbara, per i non addetti, è Barbara Berlusconi. La fidanzata (con due figli piccoli da manager JPMorgan mai sposato) di questo ragazzo di 22 anni che a 18 firmò un contratto quinquennale da 2 milioni l'anno, e che ora una squadra gestita da uno sceicco esoso, il Paris St. Germain, vorrebbe portarsi via a suon di dobloni. Fidanzata che è consigliere di amministrazione dell'A.C.Milan Spa, nonché figlia del presidente. Un cliché, un'imprudenza, un conflitto? Il dibattito impazza, a Milano, tra milanisti, nell'Italia tutta, e coinvolge politici, intellettuali, teste d'uovo. Tutti ad arrovellarsi intorno a Pato, patemi e paturnie.
Anche se un ultrà come il leghista Matteo Salvini, europarlamentare, evoca, senza volerlo, un che di trash in tutta la faccenda, quando dice: «Io gli auguro che la stabilità affettiva gli renda quel che gli ha tolto in glamour sportivo negli ultimi mesi. E comunque anche ne "L'allenatore nel pallone", il film con Lino Banfi, la moglie del presidente aveva una storia con uno dei calciatori».
C'è un'arietta di famiglia (i figli Berlusconi non si negano partnership rischiose) che alla fine ritorna implacabile, come l'alta marea la sera. I ragionamenti sul tema raccolti dall'"Espresso" divertono e divergono. C'è chi vede, seguendo il Cyrano di Rostand, soprattutto l'apostrofo rosa tra le parole t'amo. Così la presidente del Milan club Montecitorio, Paola Frassineti, abbonata a San Siro dai tempi di Arrigo Sacchi (primo anello blu, «dove vanno gli ex ragazzi della curva cresciutelli come me»). Frassineti difende l'azzardato affaire: «à una storia molto romantica, che ai tifosi piace. à così diversa da quelle volgari che hanno visto protagonisti molti altri giocatori. Sono sicura che lui risorgerà ».
Emilio Fede, il direttore del Tg4, che ben conosce le vicende dinastiche del regno di B, offre una lettura economicista: «Sulla carta Pato è un intoccabile. Il loro è più di un flirt, e per lui può essere non facile da gestire. Ma Barbara è una persona intelligente che da consigliere si guarda bene dal far pressioni di alcun tipo. Se verrà ceduto sarà solo per un fatto economico, perché un'offerta da 30-40 milioni, insomma...». Insomma, al Milan i petrodollari versati in euro dello sceicco Al Thani farebbero un gran bene, visto il rosso di bilancio 2010 da 69,7 milioni su ricavi in calo.
Quella di Pato, che ha fatto capire di esser stufo dell'allenatore Allegri con intervista al "Corriere della Sera", è una storia dei tempi nostri, tempi da «arrampicarsi o morire». Strappato all'aspro Paranà , Alexandre Rodrigues da Silva deve il nome alla cittadina natìa di Pato Branco, anatrella bianca: e il Papero, nome infantile su cui insistono le letture psicologiche (precoce abbandono della madre e del tetto familiare) non è neanche il primo, nel campionato italiano: ci fu Pato Aguilera, attaccante del Genoa che s'inguaiò con la mala uruguagia per storie di coca e prostitute.
Il Pato dei patemi è altra cosa: un Creso infante sponsorizzato Nike e armato di Audi da califfo, residente nello stesso quartiere "tout Milan" di Fedele Confalonieri, avvistabile sia nei locali della movida sia alla prima della Scala con BB (l'anno scorso "Turandot", ora "Don Giovanni"). Per gli abbonati più snob, che sottilizzano tra chi nasce bene e chi non nasce ma è come se nascesse, Pato è il Buon Selvaggio. Che non è uscito dal "Trattato del ribelle" di Ernst Jünger. Il ragazzo è più obbediente. Subisce tensioni anche crudeli, da uscirne matti, come è capitato ad altri. Ci vuol carattere. E disciplina.
Una lettura disciplinare (con affetto) arriva da Michele Perini, presidente di FieraMilano, equanime fan tra Milan e il Cavaliere: «Può darsi che il padre di lei non la trovi una situazione ideale, ma io spero che Pato resti. Ha capacità e classe. Un allenatore come Allegri fa bene a tenerlo pressato: fagli fare cinquecento palle nell'angolo ogni giorno, e vedi se non migliora...».
Più severo Bobo Craxi, figlio di un altro presidente del Consiglio, prima partita a San Siro un Milan-Torino del 1972, oggi deputato ma qui in veste di antropologo culturale: «A parte gli elementi di indolenza ricorrenti in certi brasiliani, è esploso troppo in fretta, ha bruciato le tappe. à come diviso tra la necessità di un'esistenza matura e un corpo immaturo». Quanto alla storia con BB, Craxi junior è categorico: «Crea una forma di imbarazzo. Cinque minuti di ritardo e già si vocifera, perché lo spogliatoio è come una caserma. Ma faccio mio l'assunto che al cuor non si comanda».
Il milanista più graffiante è il tenace giornalista di "Libero" Filippo Facci, sopravvissuto anche alla Tetralogia di Wagner a Bayreuth, con una interpretazione in tre movimenti: «Primo, Pato è un bambino, e lo sarà tutta la vita. Secondo, non parliamo di un ambiente normale, ma del mondo Fininvest-Mediaset, una realtà parallela, dove la vicenda con Barbara si colloca perfettamente. Terzo, alla domanda se ha fatto bene o male a mettersi con lei rispondo: si è fottuto. Il vero colpaccio di Adriano Galliani sarebbe vendere entrambi: Pato e Barbara».
Provocatorio. Altri consigliano la separazione benefica. Fede: «Lui a Parigi e lei a Milano potrebbe far bene al rapporto». Antonio Verro, consigliere Rai e past president del Milan club Montecitorio: «Dal punto di vista sportivo qualcosa si è rotto. Una pausa di riflessione in un'altra squadra sarebbe opportuna. Propongo un prestito al Paris St. Germain per un anno o due, poi ce lo riprendiamo maturato. In questa vicenda c'è tutta l'ingenuità di un ragazzino catapultato dal Brasile in un mondo non suo, coccolato all'inverosimile, un salto che non agevola la sua crescita psicologica».
In fin di commedia, perché commedia è, siamone grati in questi tempi duri, la parola va a un interista, Michele Mozzati, del premiato due Gino & Michele, gli inventori di "Zelig": «L'istinto dice: meglio non mettersi con la figlia del padrone. Ma la morale della storia, dov'è lei a condurre il gioco, mi pare un'altra: finalmente in quella famiglia le donne contano qualcosa». Fine della puntata (per ora). Che vita sarebbe, nell'arcigna era Monti, senza tormentoni?
















