GLI “IDIOTI” INTELLIGENTI - LENZUOLATA DI MARIAROSA MANCUSO IN DIFESA DEL FILM CAMPIONE D’INCASSI E CONTRO LO SNOBISMO BARBOSO: “NON AVENDO RISO I CAPIBRANCO, NON POSSONO RIDERE NEANCHE GLI ALTRI. RIDONO LE MASSE, QUELLE HORREUR!” - QUALCUNO HA CONTATO I “DAI, CAZZO”, TROVANDONE 148 IN UN’ORA E MEZZA DI FILM. MA, DI GRAZIA, LA COATTA SABBRY DI LUCIANA LITTIZZETTO, NON MARCIAVA ALLO STESSO RITMO? - LA REPLICA DI MICHELE ANSELMI…

1- GLI IDIOTI INTELLIGENTI
Mariarosa Mancuso per "il Foglio"

Fingere il piacere dei sensi si può, chi avesse bisogno di un video tutorial lo trova in "Harry, ti presento Sally..." di Nora Ephron e Rob Reiner. I pettegolezzi parlano di una scena improvvisata sul set da Meg Ryan e Billy Crystal (la vicina di tavolo che sentiti i gemiti ordina lo stesso piatto è la madre del regista: ecco una famiglia che farebbe fallire gli strizzacervelli). Fingere una risata è più difficile. Per questo non vogliamo infierire su chi ha visto "I soliti idioti" e non ha riso mai. Preferiamo infierire su chi ha scorto nel film il crollo della civiltà occidentale come noi la conosciamo.

Citazione da "E' ricca la sposo e l'ammazzo", anno 1971, con Elaine May nella parte della goffa ereditiera impalmata dallo spiantato gentiluomo Walter Matthau. La mogliettina (botanica di mestiere, occhialuta, incapace di reggere una tazza di tè con piattino) beve Moscato extradolce di Pantelleria ordinato alla ditta Morgen di Monaco. Un bicchiere finisce su un prezioso tappeto e più che macchiarlo lo corrode.

Dopo aver cercato invano di combattere con la menta del dentifricio lo zucchero che minaccia i denti, il marito confida al maggiordomo: "Questa donna non è solo dannosa per la salute. E' una minaccia alla civiltà occidentale come noi la conosciamo! (Sì, Concita: abbiamo letto anche "Il tramonto dell'occidente" di Oswald Spengler, ma non pareva il caso di scomodarlo in questa sede, tanto più che il Grillo scrivente lo usa come titolo del suo blog).

Se non ridono non ridono, potrebbero perfino muoverci a compassione (nella frazione di secondo che serve alla memoria per ripescare la frase di Samuel Johnson: "Chi è stanco di Londra è stanco della vita). Basterebbe che stessero zitti, senza spiegare che non avendo riso i capibranco, non possono ridere neanche gli altri, e se lo fanno verranno ammoniti. Ridono le masse, quelle horreur! Ridono al punto che bisogna organizzare proiezioni fuori programma.

Le masse, signora mia, gente che quando a casa manca il pane neanche pensano a tirar fuori dal sacchetto le brioche, bisogna spiegargli tutto. Ridono i giovani, colpevoli di cercare al cinema quel che già li aveva fatti divertire su YouTube, ma che volgarité. Ridono per uno che scambia la Jaguar con un'ambulanza, infila a gran velocità la corsia di emergenza, spernacchia i feriti, poi si lamenta dell'Italia con il figlio bamboccione: "Ma che paese è questo, dimmi Gianluca, ma che paese è?".

I Soliti Idioti lo hanno capito benissimo, che paese è questo. E lo inchiodano benissimo negli sketch. E' il paese dove tutti hanno una scorciatoia o una corsia preferenziale (per le case degli enti a fitto bloccato, per il ricovero in ospedale, per la scuola dei pupi) tranne lamentarsi perché le scorciatoie o le corsie preferenziali sono più intasate dell'autostrada.

E' il paese che traspariva in un volumetto di Simona Argentieri uscito qualche anno fa da Einaudi con il titolo "L'ambiguità". Gente che trova riprovevoli i medici, in questo caso gli psicoanalisti, che non fanno fattura, e lo racconta a una sua paziente che di fattura non ha goduto mai. Contraddizione? Neanche per idea: "Lui è un luminare, che guadagna un sacco di soldi, può permettersi di pagare le tasse. Io invece non posso, non vede che studio piccolino che ho, finirei sul lastrico".

E' il paese dove una signora di sinistra (no, stavolta non è Concita, mica ha il monopolio) può dire seriamente in un salotto: "Il problema dell'Italia sono i posti barca", e nessuno tenta neanche una battuta. Anzi, si affretta a rincarare la dose con altre tragedie: la lista d'attesa per le borse Hermès in coccodrillo ancora caldo di scuoiatura; l'albergo a sette stelle lusso da prenotare mesi prima, assieme allo schiavo nero che ti sventola mentre fai il tapis roulant, e alla signorina della SPA che ti mette le coppettine per curare il mal di schiena, come faceva la bisnonna di Bisceglie.

E' il paese dove chi fa la coda da Trony per uno schermo al plasma è un coatto consumista, mentre chi la fa fuori dal negozio Apple è un figo da paura (copyright Andrea Breschi). E' il paese che organizza aperitivi elettorali a sostegno dell'arancione Giuliano Pisapia, e quando si parla di bambini salta fuori che solo una madre tra le molte intervenute manda i figli alla scuola pubblica.

Epperò tutte sono schierate per il multiculturalismo: guai a mettere le quote, che male c'è ad avere quindici bambini che non sanno l'italiano su una classe di 25. Tanto nel nostro asilo non succede, stiamo in centro per fortuna, abbiamo studiato e sappiamo quanto un bambino albanese o africano sia una preziosa opportunità per il piccino che parla inglese con la tata.

Altro che "Tutti da Fulvia sabato sera", di Pericoli e Pirella. Siamo allo sketch degli "Immoralisti", ovvero Gianpietro e Marialuce (tormentone: "E' normale, cara, è normale"). Coppia snob di tennisti con figlio vestito da tennista: sull'autobus della gita scolastica scoprono che i compagni di scuola sono cinesi e africani. Nella quarta serie che stanno scrivendo per Mtv Mandelli e Biggio annunciano lo sketch del "condominio nazi". Anche questa è vita vissuta, in un paese dove tutti si dichiarano verdi, ma per sistemare una bici in cortile bisogna litigare con i condomini. Figuriamoci i bambini: non possono giocare né sostare da nessuna parte, mantengono la disciplina nazisti in divisa "io sentito che tu nascondere bambino in soffitta".

La rassegna stampa sui "Soliti idioti" gareggia con le gag migliori, del film e della serie. Si salva solo chi si astiene, cedendo cortesemente il passo. Sul Corriere della Sera leggiamo una pagina firmata Paolo Di Stefano, uscito dalla sala con "un sovrappiù di angoscia" (cosa che con i film di Boldi non succede mai, aggiunge). Stretto tra la Scilla del disgusto e la Cariddi del "potrò parlarne male senza farmi accusare di moralismo all'acqua di rose?". Poiché la comicità ha a che fare con il linguaggio, la formula "moralismo all'acqua di rose" meriterebbe un'esegesi a parte. Ma abbiamo letto in un vecchio numero di Wired (americano) dedicato alla comicità che "smontare una gag è come squartare una rana. Pochi sono interessati e la rana muore". E noi di rane ne abbiamo già parecchie sulla coscienza, ultimamente.

Stiamo sui numeri, è meglio. Qualcuno ha contato i "Dai, cazzo", trovandone una quantità esagerata. Pare siano 148 in un'ora e mezza di film, più di uno al minuto. Ma, di grazia, la coatta Sabbry di Luciana Littizzetto, detta anche "Minchia Sabbry", non marciava allo stesso ritmo? Per scrupolo, e per non dir scemenze, abbiamo fatto una verifica (i controlli sono la chiave del successo, spiega in "Checklist" Atul Gawande, da Einaudi) In uno sketch di 2 minuti e 47, applausi compresi, a "Cielito Lindo", di minchie ne abbiamo contate quindici. Media un po' più altina, anche senza bisogno di calcolatrice.

"Il triste successo dei Soliti Idioti" titola un pezzo sul Tempo, a firma Massimiliano Lenzi. No, cosa avete capito. Non triste nel senso che Fabrizio Biggio (quello alto, ma che ve lo dico a fare tanto non li guardate) e Francesco Mandelli piangeranno per le brutte critiche nel tragitto da casa verso la banca, in compagnia del produttore Pietro Valsecchi.

Copyright non ricordiamo più di chi, ma viene in mente ogni volta che un comico da grandi incassi, o uno scrittore da classifica, si lamenta per le angherie dei critici: "Piangerò andando da casa verso la banca". Massimiliano Lenzi la butta subito in politica, sulla scuola che non funziona, sulla sinistra che ha fatto danni, sui radical chic che ne hanno fatti di più. Tutto vero, purtroppo l'asino casca sul "Drive in": "Che a noi piaceva" ribadisce Lenzi, "e che ha fatto meno danni".

Due zappettate sugli alluci - Tafazzi ai tempi del "Drive In" non era ancora stato inventato - in una frasetta. "Quel che piaceva a NOI è sempre meglio di quel che piace a LORO" (ogni generazione si considera l'ultima dotata di cervello, ci avete fatto caso? dopo di noi un diluvio di imbecilli). E la fissa del "fare danni". Ma che danni volete faccia la comicità?

Ma non toccava ai comici o ai giullari il compito di dire la verità, in tempi più pericolosi dei nostri? Non abbiamo preso diligentemente appunti sul "fool" shakespeariano, e su quanto sono rivoluzionari i siparietti comici di Yorick, Puck, Trinculo, dei becchini dell'"Amleto"? E' finito tutto perché sono arrivati sulla scena Francesco Mandelli da Osnago in provincia di Lecco (di anni 32) e Fabrizio Biggio da Firenze (di anni 37)? Maddai. La civiltà occidentale sarà un po' più robusta di un editoriale letto su Repubblica.

Ci si mettono anche i blog. Silvio Maselli sul sito della Apulia Film Commission (slogan: "La Puglia è tutta da girare") scrive sul suo "Diario", alla voce "Costernazioni": "Leggo i dati del Cinetel di questo lunedì e scopro che il film Medusa-Tao Due "I soliti idioti" ha incassato circa 4,5 milioni di euro in un weekend. E allora penso che questo paese merita di trovarsi nella situazione di merda in cui si trova". I casi sono due: o è Checco Zalone sotto falso nome, che difende la comicità pugliese contro due che arrivano dal nord, oppure... bé, siamo andati a controllare: è il direttore dell'Apulia Film Commission in persona (i commenti fateli voi che a noi ci querela).

Michele Anselmi si rammarica perché "i ventenni, con piglio tribale, fanno la fila nei multiplex", parolaccia con la ics da pronunciarsi con schifo. Si capisce che preferirebbe vedere i ventenni ad allenarsi in piazza, specialità lancio dell'estintore, dopo aver detto ai genitori "mamma, papà, è sabato, vado all'università per corrispondenza". Anche per questo "I soliti idioti" hanno uno sketch, non entrato nel film: il bambino Nicolò in "Mamma, esco". Tormentone: "Mamma esco" / "E dove vai?" / "A commettere un omicidio" (o a bruciare una macchina, o a fare una rapina").

Meglio "Scialla! (Stai sereno?)" di Francesco Bruni, raccomanda Michele Anselmi: "Lì sì che la volgarità è usata bene". Tanto bene che non l'abbiamo notata, doveva essersi mimetizzata bene con la carineria. E grazie, Francesco Mandelli, perché alla domanda della giornalista di "Leggo" "Vi hanno definiti il ‘South Park' italiano" ha risposto: "Magari, ‘South Park' è a un altro livello".

Ditelo ai colleghi che ora temono la vostra concorrenza, dopo aver girato decine di cinepanettoni spiegando in conferenza stampa che al posto dei canditi e dell'uvetta ci sono citazioni da Billy Wilder (a noi è sempre toccata la fetta che ne era sprovvista, o qualche critico prepotente li aveva già piluccati).

Dopo l'assaggio di rassegna stampa, si respira andando a ripescare dal mucchio Entertainment Weekly della scorsa settimana, tutto dedicato alla commedia. (Bugia: l'abbiamo ritrovato paro paro su Internet, ma con tutti i giornalisti che ritagliano e strappano pagine non vogliamo essere da meno). In copertina c'è Melissa McCarthy, agghindata da regina Elisabetta con corgi d'ordinanza.

Era la damigella grassa in "Le amiche della sposa" di Paul Feig, fissata con il passeggero del sedile accanto che lei credeva un agente sotto copertura, e il dettaglio contribuisce all'arrazzamento: "Lo voglio scalare come un koala fa con l'albero (nella vita, l'attore Ben Falcone è suo marito). E' la Molly della serie "Mike e Molly" commedia romantica di Mark Roberts dove i piccioncini si incontrano ai Grassoni Anonimi, uniti dalla fede: "Ogni mattina mi inginocchio e prego: Dio, aiutami a seguire la dieta, e poi aiutami a rialzarmi". Ha idee precise sulla comicità sgradevole, che a lei piace fare e a noi piace guardare: "E' come innamorarsi di qualcuno che ai più fa venire la pelle d'oca, ma noi lo adoriamo".

Pensate a Sacha Baron Cohen nei suoi travestimenti, a Sarah Silverman, a Tina Fey, a "Seinfeld", a "Curb Your Enthusiasm", a Louis C. K. di "Louie", all'assurdo talk show di Zach Galifianakis "Between Two Ferns" (in scena ci sono davvero due felci, e le domande sono come la bomba atomica buttata sui programmi di interviste, che in Italia - unico paese al mondo - sono considerati format per via di un titolo, di un omino delle previsioni del tempo, o di un divano). E' la comicità del produttore che in conferenza stampa fa la battuta "le prove sono roba da checche", e si ritrova fuori dalla notte degli Oscar.

Eddie Murphy si è dimesso per solidarietà, e noi abbiamo cercato di ricordare quante volte abbiamo scritto di un film "roba per femminucce", pronti a offrire la schiena alle frustate. Ma allora, di una commedia come "Il Vizietto", che si fa? La si butta, la si brucia, si seppelliscono il copione e il film in terra sconsacrata, nottetempo e in località segreta, perché i cultori della commedia non ne facciano un luogo di pellegrinaggio?

Sempre Wired dà notizia di altri sezionatori di rane. Per esempio, un convegno organizzato lo scorso gennaio a San Antonio, Texas (e già la cosa un po' fa ridere) dalla Mind Science Foundation. Lì abbiamo scoperto che gli psicologi che studiano i meccanismi della risata e l'alchimia della battuta di spirito sono trattati dai colleghi che studiano invidia, gelosia, odio e amore come parenti poveri. Abbiamo saputo che fanno esperimenti con gli spinelli. E' vero che con un po' di marijuana una barzelletta fa più ridere? Entrino i volontari per l'esperimento (astenersi chi non inala il fumo).

Abbiamo preso atto che si pubblica un International Journal of Humour Research. Abbiamo studiato le differenze tra l'era prima di YouTube e l'era dopo YouTube (altra strage di ranocchie). Ora la sfida sono i 140 caratteri di Twitter. Primo premio a chi ne ha usati 115 per raccontare con crudele precisione e palpabile nostalgia "Il circolo chiuso dei piaceri dopo pranzo: sonnellino, giochi, Coca-Cola, caffè, sesso, espresso, wodka, sonnellino".

2- MAIL A DAGOSPIA: LA REPLICA DI MICHELE ANSELMI
Cara Mariarosa, va benissimo polemizzare, anche in modo vivace e diretto, e tu sei sempre brava, arguta, elegante. La migliore di tutti noi. Su "I soliti idioti", però, uno la pensa come vuole: a te piace molto, a me per nulla. Ma non dovresti farmi dire, per gusto dello sfottò, cose che non penso e non ho scritto sul "Riformista" (magari il giornale potevi citarlo pure).

Prima cosa. Vedi, Mariarosa, io non mi rammarico affatto che i giovani facciano la fila ai multiplex, che non trovo una parolaccia con la ics: ognuno va a vedere i film che vuole, ci mancherebbe, mi limitavo solo a descrivere il tipo di richiamo collettivo/generazionale innescato dal film, senza giudizio morale, del resto ridicolo. E di sicuro, per la piccola storia politica che mi porto dietro, non preferisco vedere i ventenni allenarsi in piazza, specialità lancio dell'estintore. Dici questo a uno che ha lavorato 24 anni a "l'Unità" e tra lo Stato e le Br ha scelto sempre e solo lo Stato. Che cosa c'entrano i vandali di piazza San Giovanni con il film? Hai davvero quest'idea di me?

Seconda cosa. Certo che tra "Scialla!" e "I soliti idioti" preferisco il primo. Ma non scrivo, come mi metti in bocca tra virgolette per ironizzare, che «lì sì che la volgarità è usata bene». Scrivevo una cosa diversa, senza scandalizzarmi per nulla delle battute colorite e truci di Mandelli-Biggio, cioè questa: «Una certa volgarità fa parte del gioco se la sai usare. Vedere per credere "Scialla!" di Francesco Bruni, dove lo slang giovanile romano detta legge». Mi pare un concetto diverso. Meno brutale. Più sottile.
Ciao Michele Anselmi

 

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