SIAMO BREVI, IL MONDO È PIENO DI PAROLE - IN LODE DELL’AFORISMA, ARTE SUBLIME E INARRIVABILE SOPRATTUTTO IN POLITICA - TRA GLI ITALIANI MARTINAZZOLI FU L’UNICO A PRATICARLO REALMENTE (E VENNE ACCUSATO DI ESSERE OSCURO)

Stefano Di Michele per “il Foglio”

 

KARL KRAUS ESSERE UOMINI e UNO SBAGLIO KARL KRAUS ESSERE UOMINI e UNO SBAGLIO

Dio non voglia, ma se non ci si dà presto una regolata come niente qui si finirà col confondere il tuìt e l’aforisma, la cazzata e la brevità, la vanità e l’intelligenza. L’idea vaga, ma che minacciosa s’avanza, che la brevità possa indifferentemente sommare il coglione al genio: lo sforzo di stare in poche battute (le centoquaranta come tutti sanno), che piuttosto che la rapidità del pensiero la stitichezza dello stesso esalta.

 

COPERTINE DI KARL KRAUS jpegCOPERTINE DI KARL KRAUS jpeg

L’aforisma è nobile, il tuìt condominiale (nel senso: perfetto per l’apposita riunione); il primo è arte, il secondo (al meglio) solo ruvido artigianato della chiacchiera. “Atomo di pensiero, cellula letteraria, microrganismo dal quale possono svilupparsi i più diversi e articolati sistemi di scrittura (lirica, saggio, teatro, racconto, sistema filosofico, trattato scientifico, manuale etico e pratico) l’aforisma non ha bisogno di dimostrare la sua ubiquità, versatilità e maneggevolezza”, scrive a preciso elogio Alfonso Berardinelli, in un libretto appena uscito (“Aforismi. Anacronismi”, edizioni Nottetempo), a narrazione della sua devozione all’aforisma e del suo cibarsi dello stesso, “più ci penso e più mi sembra di essere cresciuto in clima e regime aforistico”.

karl krauskarl kraus

 

E’ che nella brevità la felicità creativa soprattutto si vede – avendo la stupidità bisogno di espandersi per più vaste praterie (e sempre soccorre l’immagine, in un memorabile scritto di Leonardo Sciascia, del cappello di monsieur Charles Bovary: serviva mezza pagina a Flaubert per descriverlo, fu spiegato, essendo per l’appunto un berretto stupido).

 

MARTINAZZOLIMARTINAZZOLI

“Siamo brevi, il mondo è sovraffollato di parole”, scriveva Stanislaw J. Lec, strepitoso scrittore polacco di aforismi, la cui serale lettura Umberto Eco saggiamente consigliava a “qualsiasi persona civile e pensosa”.

 

Perciò, mentre da un grande scrittore (o da un qualsiasi personaggio di genio, da Leonardo da Vinci a Gandhi, dalla Mafalda di Quino al tenente Colombo, da Martin Luther King, fosse solo per l’inossidabile: “I have a dream”, a Papa Francesco, fosse solo per l’inarrivabile: “Chi sono io per giudicare?”) è possibile trarre un aforisma; da un mediocre (di vasta produzione come di stentata battitura) c’è tutt’al più da spremere per le cronache giornalistiche.

 

CHURCHILL SUL SUNDAY TIMES CHURCHILL SUL SUNDAY TIMES

(Nel 2003, addirittura, la Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna, diretta proprio da Eco, promosse un seminario di tre mesi su “Teoria e storia dell’aforisma” – gli atti pubblicati in apposito volume della Bruno Mondadori. “L’aforisma è arrivato fino a noi attraverso una serie notevole di passaggi culturali e linguistici – annotò Gino Ruozzi – culminati in alcune età dell’oro del genere: la grecia di Ippocrate, la Spagna di Gracián, la Francia di La Rochefoucauld e Pascal, la Germania di Lichtenberg, Goethe e Nietzsche, l’Inghilterra di Wilde, l’Austria di Kraus, la Polonia di Lec, e forse più modestamente, come notorietà non come qualità, l’Italia di Gucciardini e di Leopardi, di Longanesi e di Flaiano”.

 

xc15 mass dalema cir demitaxc15 mass dalema cir demita

E Berardinelli oggi dettagliatamente elenca: “Ci sono aforismi della solitudine, monologici, rivolti a se stessi. E ci sono aforismi dialettici o dialogici, bellici, polemici, con i quali si fronteggia la società e ci si fa strada in una giungla o in una sterpaglia di frasi fatte, di false verità o vere falsità di cui per abitudine non ci si avvede.

 

ENNIO FLAIANO ENNIO FLAIANO

C’è l’aforisma assoluto, esplicito, voluto, consapevole, autoriflesso, praticato come origine e culmine del pensiero. E c’è l’aforisma di contesto, relazionale, occasionale, infiltrato e mescolato nel tessuto di altri generi, che appare come incipit o clausola o pietra angolare”). Massimo è il periglio, per l’aforisma, in politica – una corda saponata che stringe alla gola, una ghigliottina che mozza le pur non memorabili teste. Non è certo la battuta (più spesso la battutaccia), l’aforisma; né la costruzione di spot elettorali. Né, ovviamente, il tuìt generoso che piove dall’alba renziana al tramonto, pur esso renziano.

 

ENNIO FLAIANO ENNIO FLAIANO

Magari, e meglio, allora si figura citando l’altrui genio, l’altrui aforisma. “Capotavola è dove mi siedo io” – come fece notare Massimo D’Alema, chiedendo soccorso al “Don Chisciotte”, quella volta che a una cena elettorale lo invitavano a prendere posto a capotavola.

 

O ripetutamente volgendo lo sguardo a oriente e mettendo mano a “L’arte della guerra” di Sun Tzu, che ogni dalemiano di medio conio, nei giorni di gloria, si faceva obbligo di avere sul comodino. “Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere”: come non associare, e così associammo, idealmente il generale cinese del V secolo avanti Cristo e il timoniere gallipolitano di Ikarus?

pericoli flaianopericoli flaiano

 

O c’è chi, invece, si arrangia da solo, come mirabilmente seppe fare Ciriaco De Mita: “Tutte le ombre passano, perché la terra gira”. E chissà se fu aforisma, o solo felice battuta, quella di Arnaldo Forlani, sempre in sospetto di eccesso di pigrizia dorotea: “Lenin, mi pare, diceva che la felicità è nella lotta. Io non credo”.

 

Non di troppi detti memorabili – così da scavalcare la cronaca, così da farsi aforisma classico – è disseminata la politica nostrana. Pochi hanno raggiunto, per dire, la felicità di un Konrad Adenauer, leader storico dei democristiani tedeschi: “Capisco perché i Dieci Comandamenti sono tanto chiari e privi di ambiguità: non furono redatti da un’assemblea” (sarà per l’effetto congiunto di Goethe e di Nietzsche, ma i politici tedeschi, nonostante la Merkel e l’ingombro terrificante di Hitler, hanno spesso avuto uscite capaci di mutarsi in aforisma, primo fra tutti quel prussiano tutto d’un pezzo di Otto von Bismarck, da “Non si mente mai così tanto prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia” a “Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte”).

NietzscheNietzsche

 

Ciò che oggi è il tuìt – quasi a valore di Gazzetta Ufficiale elevato: cosa fa il Consiglio dei ministri, cosa la Camera ha approvato, cosa c’è in animo di proporre – appena ieri era il comunicato. Tra tutti i politici italiani, il più vicino – per prosa, per cultura sua personale, per gusto della citazione colta – a sfiorare spesso la vetta dell’aforisma è stato Mino Martinazzoli. Che appunto dal più grande, da Karl Kraus, almeno fratello maggiore di tutti gli scrittori di aforismi (tale è il giudizio di Berardinelli: “Se si comincia con Kraus non si finisce più.

 

Nel Novecento è stato il più grande poeta dell’aforisma assoluto”), e tra le sue opere da quella più sterminata, “Gli ultimi giorni dell’umanità”, trasse ispirazione per il racconto di un apologo. Dunque, Vienna. Anticamera del primo ministro, poche ore dopo l’attentato di Sarajevo. Giornalisti che aspettano. Esce l’addetto stampa: stiamo prendendo decisioni, stiamo preparando un comunicato… “Quali decisioni?”. Risposta: “Dipenderà dal comunicato”.

CIORANCIORAN

 

Commentò Martinazzoli: “Ormai la decisione dipende dal comunicato”. Allora – adesso, dal tuìt. Con la stessa vacuità, con lo stesso (assente) fondamento. Per paradosso, l’uomo politico che più fece uso di aforismi nei suoi interventi – alcuni presi in prestito dagli scrittori amati, ed era un continuo dribblare tra Kafka e le sue sirene silenziose e Tolstoj e il cielo visto dal principe Andrej sul campo di Austerlitz, tra Emily Dickinson, “non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci” e Kierkegaard quasi in versione felliniana, “la nave ormai è in mano al cuoco di bordo”, tra Simone Weil e Roth, a sfiorare col suo ragionare i versi di “Itaca” di Kavafis, il viaggio conta e non la meta, e Borges, e ovviamente e innanzi tutto Manzoni e Cioran – e che ne coniò certi memorabili, nel contesto politico dei suoi giorni da fragile capo democristiano, da “Cerco gente da mettere non intorno a un interesse, ma a un disinteresse” al fenomenale “Siamo uno strano partito che passa le giornate a contare le tessere e le serate a commentare le encicliche” al lapidario “Gli innocenti non sapevano che la cosa era impossibile e la fecero”, fu più di tutti gli altri accusato di essere oscuro, incomprensibile, contorto.

CIORANCIORAN

 

“Complesso, non complicato”, replicava, con gusto aforistico. Fotografò il suo tentativo disperato e nobile e perdente con un verso fulminante, perfetto, di Mario Luzi: “Ed ora – sopravanzano le cose il loro nome”. Prese congedo, ragionando sulla sconfitta, con il cronista: “Vede, ci vogliono un’intera vita e molta fortuna per rifare una sola riga del ‘Don Chisciotte’”.

 

I giornalisti stessi, poi, perfettamente identificò con un aforisma degno di figurare in ogni redazione (pittato su porcellana, come le citazioni trucido-latine che vendono a Roma per vicoli e piazze): “Ti fermano per strada e ti chiedono risposte a domande che tu non ti fai”. C’è qualcosa di più perfetto da dire? Ma l’aforisma chiede il vuoto dentro, innanzi tutto, una sorta di purezza spirituale (pure in Wilde, certo, pure il Wilde mentre si scopava il suo Bosie), per avere qualcosa da dire; al tuìt l’essere satollo, la pienezza del proprio ego basta e sopravanza (non le cose, come diceva il poeta: noi stessi).

 

Oscuro Martinazzoli non lo fu, ma apparve – gli chiedevano una lingua per lui impraticabile, e perciò dagli altri (politici, giornalisti) non praticata. “Occorrono, a quanto pare, cultura e informazione sui ritmi dei commessi viaggiatori o per la sapienza a dispense, o più felicemente per la felicità dei cretini veloci”.

 

Il “cretino veloce”, più compiutamente il “vanitoso veloce”, ha infine prevalso – e sul Monte Sinai del cinguettio che si muta in latrato, sul montarozzo dei propri personali “like”, si è assiso in trono, così che al confronto pure il comunicato vacuo e vuoto del primo ministro di Kraus appare complesso ed elaborato come il quaresimale di un predicatore del Seicento.

 

Il tuìt finisce prima del tigì della sera, l’aforisma resiste al corso dei secoli, persino a quello dei millenni: lo dice Pindaro, lo dice Eraclito – il primo ha una consistenza da bignè, il secondo è una lama col filo ancora perfettamente affilato. Il primo, ecco, per capirsi, può produrlo pure Maurizio Gasparri, per il secondo occorre Montaigne (a voler dare, così, approssimativamente l’idea dell’abisso) – tra le migliaia di pagine dei suoi “Saggi”, è la paglia difficile da trovare, mica gli aghi.

 

Prendete il meraviglioso Lec, per esempio: uno che ha sperimentato sulla sua pelle prima le schifezze della Gestapo, poi quelle del socialismo reale – e i suoi aforismi valgono per noi quanto e più valevano per i resistenti a quelle due terrificanti sperimentazioni, come “La produzione di leggende è passata dal popolo in mani private”, oppure “Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire”, o anche “Le dita dei servi dovrebbero lasciare le impronte dei padroni”. Uno dei suoi più noti, ha conosciuto la gloria persino delle giovanili t-shirt: “Aveva la coscienza pulita. Mai usata”.

 

maurizio gasparrimaurizio gasparri

Così da non conoscere mai quello che Musil (uno, peraltro, di oceanica complicazione, che all’aforisma pare prestarsi ben poco) chiamava “essiccatoio dello spirito”, e che Berardinelli nel suo libretto di sessantotto pagine opportunamente riporta: “Quando si diventa più vecchi e ci sia abitua a frequentare l’essiccatoio dello spirito, dove il mondo affumica il lardo dei suoi commerci e affari, si impara ad adattarsi alla realtà…”.

 

Senza realtà (terra terra: a volte, e spesso, semplicemente quella virtuale che ognuno si crea nella sua testa) il tuìt non esiste; l’aforisma ha bisogno di stupore, di avere una certa distanza dalle cose: per meglio prendere la mira, si capisce, per centrarle al cuore. Ai poeti, per esempio, ai veri poeti, che al contrario di noi le parole risparmiano e le usano per vere, riesce a volte benissimo – “Smisurata, nell’impero delle misure”, sapeva dire di sé Marina Cvetaeva, e a chi non verrebbe voglia di poterlo dire di sé, soltanto che se conti i caratteri e non la qualità la cosa è impossibile e incomprensibile. Per questo, in politica, o si è davvero Bismarck o Churchill o difficilmente la ciambella aforistica vedrà la luce col necessario buco.

 

dfa36 giu andreottidfa36 giu andreotti

Peggio di tutti i moralisti, d’aria e parole gonfi, i vocianti da società civile in transumanza, quelli che l’indice puntano contro altri prima di farlo scorrere a spaziale velocità sulla tastiera dello smartphone. Andreotti, a cui nulla di tutto ciò poteva imputarsi (tra le poche cose che non gli furono imputate, peraltro), ogni tanto la sommità di un aforisma ha sfiorato – come non può apparire tale, per esempio, il suo “Il potere logora chi non ce l’ha”? – ma al fondo di tutto si trattava solo di una sorta di saggezza popolare, una forma di benemerita tracimazione papalina nel mondo, nient’altro.

 

ftm15 andreottiftm15 andreotti

“Aforismi. Anacronismi” di Berardinelli fa venire la voglia di tornare a sfogliare quelle pagine di smisurata sintesi. A calarsi dietro il siparo di intelligenze forse non facili ma mai quiete. A costruirsi, magari – come sfida quasi sempre destinata alla sconfitta – un proprio personale aforisma, che possa significare qualcosa anche per l’altro, non solo il rutto del cinguettio che ti fa correre a leggere, a rispondere a raffica, a dire la tua su cose di cui poco sai o niente ti riguardano (ah, la saggezza di un sommo come Ennio Flaiano: “I fatti miei non li racconto, quelli degli altri non li voglio sapere”, che pure gli altri al proprio ignoto e inconfessabile essere con bella ironia incatenò).

 

Berardinelli assicura che uno, almeno uno, di suo l’ha confezionato – “Sappiamo davvero solo ciò che sappiamo a memoria”, pur dovendo, poco avanti, fronteggiare il peso imponderabile di Svetonio ed Eliot. E comunque, quando in gioventù il critico letterario provò a cercare una definizione per un suo alter ego, già a un forgiatore di aforismi aveva dovuto far ricorso: “Un coltello senza lama, a cui manchi il manico” (il tedesco Lichtenberg). C’è chi, nel corso dei secoli, li ha chiamati frantumi o fosforescenze, barche capovolte o scorciatoie, fuochi fatui o asterischi – ma là, proprio là dove il tuìt si deposita e muore, vivendo solo un giorno come le rose di De André, chi vuole può trovarli: ché resistono meglio di una piramide, di una grande muraglia.

 

A volte apparentemente così fragili, che non si capisce neanche come abbiano visto la luce, e poi respirato, e poi vissuto. Per questo la politica – dove anche il bravo ministro o l’eccelso senatore col “cretino veloce” in marcia verso l’urna dovranno pur sempre fare i conti – è posto così poco adatto a loro.

Ultimi Dagoreport

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”

bpm giuseppe castagna - andrea orcel - francesco milleri - paolo savona - gaetano caltagirone

DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE GOLDEN POWER SULL’OPA SU BPM ARRIVERÀ IL 30 APRILE. COME DIRE: CARO ORCEL, VEDIAMO COME TI COMPORTERAI IL 24 APRILE ALL’ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DI GENERALI - E DOPO IL NO DELLA BCE UN’ALTRA SBERLA È ARRIVATA AL DUO FILO-GOVERNATIVO CASTAGNA-CALTAGIRONE: ANCHE L’EBA HA RESPINTO LO “SCONTO DANESE” RICHIESTO DA BPM PER L’OPA SU ANIMA SGR, DESTINATO AD APPESANTIRE DI UN MILIARDO LA CASSA DI CASTAGNA CON LA CONSEGUENZA CHE L’OPA DI UNICREDIT SU BPM VERRÀ CESTINATA O RIBASSATA - ACQUE AGITATE, TANTO PER CAMBIARE, ANCHE TRA GLI 7 EREDI DEL COMPIANTO DEL VECCHIO…

gesmundo meloni lollobrigida prandini

DAGOREPORT - GIORGIA È ARRIVATA ALLA FRUTTA? È SCESO IL GELO TRA LA FIAMMA E COLDIRETTI (GRAN SOSTENITORE COL SUO BACINO DI VOTI DELLA PRESA DI PALAZZO CHIGI) - LA PIU' GRANDE ORGANIZZAZIONE DEGLI IMPRENDITORI AGRICOLI (1,6 MILIONI DI ASSOCIATI), GUIDATA DAL TANDEM PRANDINI-GESMUNDO, SE È TERRORIZZATA PER GLI EFFETTI DEVASTANTI DEI DAZI USA SULLE AZIENDE TRICOLORI, E' PIU' CHE IRRITATA PER L'AMBIVALENZA DI MELONI PER LE MATTANE TRUMPIANE - PRANDINI SU "LA STAMPA" SPARA UN PIZZINO ALLA DUCETTA: “IPOTIZZARE TRATTATIVE BILATERALI È UN GRAVE ERRORE” - A SOSTENERLO, ARRIVA IL MINISTRO AGRICOLO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, UN REIETTO DOPO LA FINE CON ARIANNA: “I DAZI METTONO A RISCHIO L'ALLEANZA CON GLI USA. PUÒ TRATTARE SOLO L'EUROPA” – A BASTONARE COLDIRETTI, PER UN “CONFLITTO D’INTERESSI”, CI HA PENSATO “IL FOGLIO”. UNA STILETTATA CHE ARRIVA ALL'INDOMANI DI RUMORS DI RISERVATI INCONTRI MILANESI DI COLDIRETTI CON RAPPRESENTANTI APICALI DI FORZA ITALIA... - VIDEO

autostrade matteo salvini giorgia meloni giancarlo giorgetti roberto tomasi antonino turicchi

TOMASI SÌ, TOMASI NO – L’AD DI ASPI (AUTOSTRADE PER L’ITALIA) ATTENDE COME UN’ANIMA IN PENA IL PROSSIMO 17 APRILE, QUANDO DECADRÀ TUTTO IL CDA. SE SALVINI LO VUOL FAR FUORI, PERCHÉ REO DI NON AVER PORTARE AVANTI NUOVE OPERE, I SOCI DI ASPI (BLACKSTONE, MACQUARIE E CDP) SONO DIVISI - DA PARTE SUA, GIORGIA MELONI, DAVANTI ALLA FAME DI POTERE DEL SUO VICE PREMIER, PUNTA I PIEDINI, DISPETTOSA: NON INTENDE ACCETTARE L’EVENTUALE NOME PROPOSTO DAL LEADER LEGHISTA. DAJE E RIDAJE, DAL CAPPELLO A CILINDRO DI GIORGETTI SAREBBE SPUNTATO FUORI UN NOME, A LUI CARO, QUELLO DI ANTONINO TURICCHI….

mario draghi ursula von der leyen giorgia meloni

DAGOREPORT - AVVISO AI NAVIGANTI: IL DISCORSO DI MARIO DRAGHI A HONG KONG ERA UNA TIRATA D’ORECCHIE A BRUXELLES E ALLA DUCETTA DELLE "DUE STAFFE" - PER "MARIOPIO", SE TRUMP COSTRUISCE UN MURO TARIFFARIO INVALICABILE, È PREFERIBILE PER L'EUROPA TROVARE ALTRI SBOCCHI COMMERCIALI (CINA E INDIA), ANZICHE' TIRAR SU UN ALTRO MURO – SUL RIARMO TEDESCO, ANCHE GLI ALTRI PAESI DELL'UNIONE FAREBBERE BENE A SEGUIRE LA POLITICA DI AUMENTO DELLE SPESE DELLA DIFESA - IL CONSIGLIO A MELONI: SERVE MENO IDEOLOGIA E PIÙ REAL POLITIK  (CON INVITO A FAR DI NUOVO PARTE DELL'ASSE FRANCO-TEDESCO), ALTRIMENTI L’ITALIA RISCHIA DI FINIRE ISOLATA E GABBATA DA TRUMP CHE SE NE FOTTE DEI "PARASSITI" DEL VECCHIO CONTINENTE...