PEZZALI AL MAX: “NOI ‘883’ ERAVAMO SIMBOLO DI VUOTO DI VALORI: CANTARE L’AMICIZIA E NON LA POLITICA ERA UNA COLPA PERCHÉ L’ITALIA È UN PAESE DI LUOGHI COMUNI”

Max Pezzali per "La Stampa"

Riguardando indietro, penso ancora a quando accusavano gli 883 di essere deleteri per i giovani, perché portatori di un mondo senza valori, popolato da un branco di ragazzi senz'anima. All'epoca, ogni forma di aggregazione giovanile priva di una motivazione politica diventava automaticamente «branco» o, in alternativa, «Bestie di Satana».

Ma ciò che raccontavamo noi era un mondo che aveva come collante l'amicizia, la solidarietà tra gli amici, quelli che magari ti fanno sentire meno isolato e meno stronzo. E se non lo capivi, era chiaro che non avevi alcun contatto con la realtà. Io invece ho sempre pensato che le canzoni avessero il dovere, se proprio vogliamo trovargliene uno, di rappresentare un'identità, un mondo.

Raccontare storie, esprimere emozioni, far sentire le persone meno sole. Creare una sorta di contatto tra te e chi ti ascolta. L'unica forma davvero intoccabile era la canzone d'amore, perché c'era Sanremo che teneva in piedi tutta l'industria. Fuori da lì, o avevi un riferimento netto e preciso al sociale, al politico, o a entrambi, o eri solo un pericoloso cedimento nei confronti dell'edonismo.

E quindi gli 883 erano lo specchio dell'Italia del riflusso, in cui i giovani erano lasciati in balia di loro stessi e della tv, nel bel mezzo del vuoto pneumatico di valori. Non era così, il nostro mondo non era affatto vuoto, semmai era un mondo in cui c'erano dei vuoti, ma erano stati lasciati dalla politica di quegli anni, che non dava più risposte pertinenti. Come succede oggi, del resto.

Solo che oggi nessuno si pone il problema: sappiamo tutti fin troppo bene che nessuna ideologia può rispondere alle domande del presente. Perché le ideologie sono sempre due passi indietro rispetto alla tecnologia, che le ha sovrastate con una comunicazione così veloce da inibire i meccanismi di codificazione.

In realtà negli anni c'è stata una sorta di normalizzazione nei confronti del mondo che ho raccontato io, e che forse hanno raccontato tanti altri: è come se fosse passato tutto in giudicato, come se a un certo punto si fosse capito che quella roba lì era tutta reale, e non si può negare la realtà, qualunque essa sia. E forse si è capito che se c'è stato un danno in quei ragazzi, una generazione danneggiata, non è certo legato agli 883, al fatto che avessero ascoltato le nostre canzoni. Probabilmente i problemi erano altri.

Ultimamente (...) c'è stata una sorta di cambio di atteggiamento nei miei confronti. Ma per un certo periodo è stato davvero complicato citare qualcosa di mio in determinati ambienti senza correre il rischio di essere considerati cheap e politicamente scorretti. Ma sono convinto che facesse parte del gioco, perché l'Italia è un paese di equivoci comunicativi, cioè un paese di luoghi comuni, ed è molto più comodo fidarsi di un luogo comune piuttosto che verificare di persona. Sono contento che il luogo comune sugli 883 nel tempo si sia in qualche modo riassorbito.

Chissà, forse chi all'epoca si sentiva dare del mentecatto perché ascoltava le mie canzoni, adesso che è cresciuto dice: «Mica sono scemo perché ascoltavo quella roba lì!». e rivendica il suo punto di vista. Altri invece hanno imparato a convivere con la mia presenza, il che è molto positivo, ma di fatto è una conquista recente. Per lo stesso motivo c'è voluto del tempo affinché Jovanotti venisse accettato e celebrato per quello che è: un grande innovatore. È vero che lui ha fatto delle scelte politiche abbastanza precise. Io ho sempre pensato che le ideologie non fossero una risposta, non nel tempo presente.

Ma questo non vuol dire che non abbia valori: a cominciare della tolleranza, i valori della sinistra sono sacrosanti, intoccabili, e rappresentano un passo avanti per l'umanità. Ma credo che rimanere legati a dei pregiudizi secondo cui tutto debba per forza essere incasellato in categorie ben precise sia un errore, perché quando quelle categorie lì si fanno appena un po' sfumate, tu non riesci più a trovare la casella giusta, e intanto il tempo passa.

 

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