1. PER TRANQUILLIZZARLO E SPINGERLO A DIMENTICARE LO SHERPA MONTI, SENTIAMO IL DOVERE CIVICO DI AVVISARE BERSANI CHE IL SISMOGRAFO POLITICO ITALIANO PIÙ IMPORTANTE, QUELLO CONNATURATO DALLA NOTTE DEI TEMPI ALLA RAI, OSCILLA VERSO IL PD: SANREMO ASSOMIGLIA DAVVERO A UN ‘’SOTTOPRODOTTO DEL PRIMO MAGGIO’’ (ANNA OXA) 2. A PARTIRE DA FABIO-LUCIANINA ALLA CARRETTATA DI OSPITI POLITICAMENTE CORRETTISSIMI DELL’ARISTON (DANDINI, BISIO, MARCORÈ, PIOVANI, ETC.), PASSANDO PER BENIGNI 3. E VIA SANREMO-BERSANI STA MUOVENDO VERSO LA DIREZIONE GENERALE DI GUBITOSI, IL DIRETTORE DI RAIUNO, L’EX UDC GIANCARLO LEONE. CHE HA UN PROBLEMA: L’OSTILITÀ CHE BERLUSCONI HA SEMPRE NUTRITO NEI SUOI CONFRONTI (CORRE VOCE CHE LEONE SIA AIUTATO NELL'ULTIMO MIGLIO DA COMANDUCCI, CHE GUBITOSI VUOLE PENSIONARE 4. È DA PAESE NORMALE CHE SANTORO, FLORIS, CROZZA, BIGNARDI, PASSINO LA MANO?

1. DAGOREPORT
Per tranquillizzarlo e spingerlo a dimenticare lo Sherpa Monti, sentiamo il dovere civico di avvisare Bersani Pierluigi che il sismografo politico italiano più importante, quello connaturato dalla notte dei tempi alla Rai, oscilla verso il Pd: Sanremo, il grande spettacolo nazionale e popolare, assomiglia davvero a un ‘'sottoprodotto del Primo Maggio'' come dice Anna Oxa (non le dite poi che la top model Bianca Balti ha avuto trascorsi giovanili di contiguità ai centri sociali).

Essì, una "vetrina" nelle more della campagna elettorali per l'acciaccatissimo Pd bersaniano confezionata con straordinaria abilità dal direttore di Raiuno Giancarlo Leone, a partire dal duplex dei presentatori Fabio Strazio-Lucianina Littizzetto alla carrettata di ospiti politicamente corretti sul palco dell'Ariston (Dandini, Bisio, Marcorè, Piovani, etc.), passando per il probabilissimo intervento dantesco di Benigni.

E non basteranno i pre-pensionamenti a salvare Gubitosi, il dg indicato da Letta Gianni a Sherpa Monti (che di suo scelse Tarantola Anna Maria), a preservare la poltrona di direttore generale dalle manine di Leone.

Via Sanremo-Primo Maggio, sta muovendo infatti l'uomo Rai più coerente con la sintesi di professionalita' post democristiana e di saldi legami a sinistra che oggi ci vogliono alla direzione generale di Viale Mazzini. Ma l'ex casiniano Giancarlo Leone ha un problema: l'ostilità che Berlusconi ha sempre nutrito nei confronti del figlio dell'ex presidente della Repubblica, carissimo a Gianni Letta, Montezemolo e Malagò.

E su e giù per i sette piani di Viale Mazzini corre voce che Leone sia aiutato nell'ultimo miglio da Gianfranco Comanducci, il dirigente che Gubitosi vuole pensionare.

2. SANREMO "MONOPOLIZZA" I PALINSESTI: SALTANO PURE SANTORO E PORTA A PORTA
Marco Molendini per il Messaggero

Ammettiamolo, non è da paese normale. Che Santoro passi la mano o che Ballarò venga anticipato alla domenica, ad appena una settimana dal voto per dare strada a un festival di canzoni, è cosa tutta italiana. Il vizio di chiudere la tv e tornare ai tempi del monopolio non è nuovo, ma stavolta ha come risultato eclatante una semisterilizzazione della sbornia preelettorale con il solo pericolo (per la verità ampiamente tenuto a bada) che poi una minima battuta all'Ariston possa far divampare il polverone della polemica (Fazio ha confessato di aver addirittura pensato di poter intervistare a turno i leader: e alla Rai gli hanno del matto, ovviamente).

La prossima settimana non ci sarà nemmeno Porta a porta (in questo caso per mancanza di posto, visto che Raiuno sarà occupata da Fazio e soci canterini). A dare accoglienza al dibattito politico resteranno uno speciale di Enrico Mentana su La7 (al posto di Servizio pubblico) e Gad Lerner tornerà una tantum in prime time su La7, con il suo Zeta.

Ma vogliamo scommettere che i big dei partiti si terranno lontani da quei salotti di riserva e da imbarazzanti confronti in share con il Festivalone sanremese? Più o meno come faranno le star della tv di ogni giorno. A casa resta Maria De Filippi, pur con il suo trionfante Italia's got talent (32 per cento, 8 milioni di spettatori), a casa Maurizio Crozza e il suo Paese delle meraviglie, perfino Daria Bignardi con Le invasioni barbariche, che non fa necessariamente politica (ma ieri c'era Monti), ha preferito saltare il turno del mercoledì su La7.

In cambio, per chi non ne vorrà sapere di seguire la gara dell'Ariston, ci sarà un diluvio di film e filmazzi recuperati dalle cantine, tappabuchi fatti apposta per lasciar scorrere placidamente il rituale festivaliero, roba come Operazione valchiria (Raitre per Ballarò), In questo mondo di ladri su Canale 5 e L'avvocato del diavolo su Rete4 martedì. Molto rumore per nulla, mercoledì su La7 al posto della Bignardi. Colazione da Tiffany e Ufficiale gentiluomo su Canale 5 giovedì e Il principe e il pirata e una serata Pieraccioni sabato su La 7. Ma il campionario, (anche Il clan dei camorristi su Canale 5 viene sospeso) ha anche un bel corredo di documentari e telefilm.

Insomma per Fazio l'unica insidia, arriverà dal calcio, nel senso che complici partite a livello europeo ci saranno match sia il martedì (Celtic-Juventus), che il mercoledì (Real Madrid-Manchester United), che il giovedì con l'Europa league. Quanto ai programmi, Raitre ha lasciato Chi l'ha visto il mercoledì, Sky Uno ha Masterchef il giovedì, Rete4 Quarto grado il venerdì.
Per il resto largo al factotum dell'Ariston, che può già, facendo i debiti scongiuri, pensare al pallottoliere degli ascolti. Tanto più che la politica in questo caso gli verrà incontro, visto che Raidue sarà condannata a trasmettere in prima serata le conferenze dei rappresentanti di lista nei prime time di tutta la settimana. I big invece scenderanno in campo alla vigilia del voto.

 

FAZIO E LITTIZZETTOBERSANI Anna OxaFazio e LittizzettoLITTI E FAZIOBianca Balti LUIGI GUBITOSI DORMIENTE

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)