1. OLTRE LA POLITICA, LE IDEOLOGIE, IL PASSATO E I PARAGONI CON BERLUSCONI, RENZI NEL DUETTO SENZA PUDORI CON LA D’URSO HA SCAVALLATO DESTRA E SINISTRA, GIORNALISMO E INTRATTENIMENTO, PERMETTENDOSI PURE BATTUTINE ALLUSIVE COME QUANDO GLI HA DETTO "CON LA CAMUSSO PUÒ SUCCEDERE DI TUTTO?”, E LUI: "BEH, ADESSO NON ESAGERIAMO” 2. MENTANA: “L’ATTEGGIAMENTO PIACIONE È LA SUA CIFRA. LA DIFFERENZA TRA BERLUSCONI E RENZI È UNA: IL PRIMO È DIVISIVO, IL SECONDO NO. NON SOLO, IL PREMIER PORTA GLI ALTRI A ESSERE INCLUSIVI CON LUI. QUESTO LIVELLO NON È MAI STATO RAGGIUNTO, BERLUSCONI È STATO ATTACCATO PER MENO, ORA INVECE NESSUNO TROVA STRANO CIÒ CHE ACCADE” 3. GRASSO: ‘’RENZI HA CAPITO CHE A DESTRA C’È UN DESERTO, UNA CARESTIA DI LEADERSHIP. PERCHÉ ANDARE DA FLORIS QUANDO, DALL’ALTRA PARTE, IL CAMPO È COSÌ LIBERO?’’

1. IL PREMIER-CONDUTTORE LA STRATEGIA IN ONDA

Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"

 

matteo renzi Barbara d'ursomatteo renzi Barbara d'urso

«Matteo Renzi Show»: come gli ha consigliato Barbara D’Urso, il nostro leader, terminato il mandato, potrebbe benissimo condurre uno show. Ha carisma, suscita simpatia, è abbastanza paraguru per piacere all’audience generalista. Sulla scena tv sono in pochi che hanno la sua forza comunicativa. Per ora, di mestiere fa il presidente del Consiglio e sa bene che per un leader politico saper comunicare non è più un orpello, ma «cose di lavoro».

 

Renzi sta seguendo una strategia precisa, articolata in tre punti principali.

 

1. Come a suo tempo Berlusconi, Renzi preferisce gli scenari nazionalpopolari (Vespa, De Filippi, Del Debbio, D’Urso…). Nei giorni scorsi ha voluto incontrare Oprah Winfrey, l’icona della tv pop americana. In quanto incarnazione del «sapere comune», Oprah ha saputo suscitare l’identificazione fiduciaria che è una delle caratteristiche portanti della tv. I maligni hanno sottolineato come sia stato Matteo a intervistare Oprah e non viceversa. Fa niente.

Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso

 

2. Renzi, incalzato con complicità da Barbara cui dava del tu, ha parlato di temi concreti, non astratti («gli 80 euro anche alle neomamme per tre anni») con un preciso obiettivo: mettere i governatori delle Regioni con le spalle al muro. Dal punto di vista comunicativo, significa disintermediare, «saltare» il mediatore istituzionale.

 

3. Il descamisado Renzi ha capito che a destra c’è un deserto, una carestia di leadership. Perché andare da Floris quando, dall’altra parte, il campo è così libero?

 

2. “IL POPOLO DI B. HA DETTO: È UNO DI NOI”

Alessandro Ferrucci per "il Fatto Quotidiano"

 

Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso

   ‘’Se fosse rimasto altre due ore in studio, avrebbe presentato anche le previsioni meteo” spiega di Matteo Renzi, il direttore del Tg de La7, Enrico Mentana.

  

Quindi ha visto il premier dalla D’Urso.

   Certo, e neanche Berlusconi dopo le Europee del ’94 aveva questa forza, questa capacità di comunicare e di includere.

 

   Il tutto è avvenuto in casa Mediaset.

   È già andato in trasmissione da Paolo Del Debbio e da Nicola Porro, evidentemente la sua è una strategia per parlare al corpo profondo del Paese, alla pancia, di provvedimenti che potrebbero provocare malessere nei cittadini, quindi negli elettori. Ne ha bisogno.

 

Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso

 Renzi sembrava seduto in casa.

   Lui riesce a parlare e muoversi come una persona senza steccati, è uno spregiudicato, con la capacità di proporre la sua narrazione.

 

   Spregiudicato e seduttore.

   L’atteggiamento piacione è la sua cifra, e riesce a cercare e ottenere il consenso. Ma c’è un punto che mi ha particolarmente colpito...

 

   Quale?

   Renzi dà del “tu” a molti giornalisti, ma è la prima volta che vedo un premier intervistato pubblicamente con il “tu”, anche se il contesto è una trasmissione non giornalistica.

 

   E cosa comporta?

   Accorcia le distanze con lo spettatore-cittadino.

 

Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso

   Il senatore Paolo Romani ha twittato: “E ora voglio vedere chi parla di conflitto d’interessi”.

   Sì, l’ho letto. Romani è un uomo di televisione, evidentemente è rimasto colpito della complicità: sembrava un pesce nella sua acqua, un beniamino. Sembrava “uno di noi” che ce l’ha fatta. E non dimentichiamoci mai che lui è anche e sempre il leader del Pd.

 

   Quindi Romani ha le sue ragioni.

   Vede, Renzi riesce anche a muovere negli avversari una certa invidia e ammirazione.

 

   Chissà il pensiero del fu Cavaliere...

   In questo contesto, la differenza tra Berlusconi e Renzi è una: il primo è divisivo, il secondo no. Non solo, il premier porta gli altri a essere inclusivi con lui.

 

   Ed è spesso in televisione.

   La questione è reciproca: lui deve presentare i provvedimenti, le trasmissioni invece lo chiamano perché alza gli ascolti, fa la differenza.

Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso Matteo Renzi ospite di Barbara D'Urso

 

   È una questione editoriale.

   Infatti viene trattato con tutti gli onori, mai in maniera scomoda, da nessuno. E solo lui fa politica, vista l’auto-esclusione dei 5Stelle dai format.

 

   Ha campo libero.

   Eccome, chi gli va contro pubblicamente sono solo Civati, i gufi e Landini, un po’ poco rispetto a quello che Renzi rappresenta.

 

   Se al suo posto ci fosse stato Berlusconi...

   Ripeto: questo livello non è mai stato raggiunto, Berlusconi è stato attaccato per meno, adesso invece nessuno trova strano ciò che accade.

 

 

3. DA MAMMA ROSA A NONNA MARIA: ALLA CONQUISTA DEL MONDO DEL CAVALIERE

Jacopo Iacoboni per “la Stampa

 

aldo grassoaldo grasso

«Quando smetterai di essere presidente del consiglio conduciamo una trasmissione insieme? Guarda, sei mooolto divertente», gli fa a un certo punto Barbara D’Urso. La cosa, a pensarci bene, è già avvenuta.

Perché lo show di ieri di Matteo Renzi, insediato nel pomeriggio di Canale 5 nella trasmissione eponima della tv berlusconiana, e culminato col selfie (pardon, col «carmelitasmack») scattato dalla conduttrice, è stato davvero qualcosa di totalmente oltre: oltre la politica, le ideologie, il passato e i paragoni con Berlusconi, oltre il concetto stesso d’intrattenimento.

 

Nel momento in cui hai rotto ogni argine con l’elettorato di destra - e con quel particolare telespettatore-elettore della D’Urso, casalinghe, mamme, nonne, pensionati in pantofole domenicali postprandiali - è lì che vai a spiegare la manovra, a dare le notizie nuove (gli 80 euro di bonus per le famiglie con neonato), a bypassare totalmente qualunque posto “istituzionale” della sinistra o del giornalismo.

 

E si vedeva che Renzi ci teneva tantissimo, molto più di quando va in trasmissioni politiche, la camicia bianca strizzata (almeno lì, appropriata) con cravatta azzurrina, le scarpe a punta piccola quadrata ottime per il target, davanti a pizzi rasi e merletti della D’Urso, sul bordo della poltrona quasi ad andargli fisicamente incontro.

ENRICO MENTANA NELLO STUDIO DEL TG jpegENRICO MENTANA NELLO STUDIO DEL TG jpeg

 

È stato un pomeriggio di battute e gag continue, cercate, lo sguardo in camera del premier, che lasciava quello dell’interlocutrice, talora girandosi verso il pubblico in sala, le inquadrature sfumate, il tu ostentato, da lui a lei, «Barbara», ma anche - soprattutto - da lei a lui, «Matteo, vediamo se sei permaloso, ma io so che non lo sei», «Matteo, la gente non fa figli perché non sa come mantenerli!» (e lui, scena strapreparata: «Ecco perché, ti do un annuncio, ho pensato a un contributo di 80 euro anche per ogni bambino nato dal 2015»).

 

O ancora, siccome aveva esordito annunciando «sono qui per farti delle domande scomode» (nientemeno), il ricorrente «Matteo, mi spieghi?», oppure «Matteo, Oprah Winfrey ha twittato che sei gentile, carismatico, eccezionale... anch’io nel mio piccolo piccolo voglio fare un tweet», «Matteo, scusa, c’è la pubblicità, noi non siamo servizio pubblico». E questo s’era capito.

 

È stato un duetto senza pudori, qualcosa di non riconducibile neanche alle performance di Berlusconi. Certo, alcune affinità superficiali, per esempio Renzi che scherzava «oggi la Fiorentina ha perso, non parlo di calcio (guardando il pubblico), oppure faceva battutine allusive come quando la D’Urso gli ha detto «con la Camusso può succedere di tutto?», e lui: «Beh, adesso non esageriamo».

barbara d'urso stende i panni barbara d'urso stende i panni

 

Ma appunto, affinità superficiali: Silvio giocava in casa, recitava di per sé le battute e le barzellette dei pensionati anche quando aveva cinquant’anni, Renzi no, ha dato loro il brivido di essere ancora sulla breccia, come e più di sempre (guarda questo ragazzo, che sveglio, devono aver pensato).

 

La confezione era refrattaria al giornalismo, ma il punto non era quello. La D’Urso ha fornito piattaforme incredibili: siamo passati dalla casalinga di Voghera alla «comare Cozzolino», il prototipo della donna media che la conduttrice cita sempre, fa niente che la Cozzolino sia morta tre anni fa.

 

Siamo arrivati a parlare della moglie del premier, «Matteo, mi piacerebbe fare una chiacchiera un giorno con la signora Agnese», risposta: «Ovviamente lei fa la sua vita di insegnante, mi accompagna nei viaggi ufficiali, ma cerchiamo di difendere i nostri figli e il loro diritti a essere normali, visto che di non normale basto già io».

 

silvio berlusconisilvio berlusconi

Il clou forse l’ha toccato quando ha evocato nonna Maria, che a questo punto è the new mamma Rosa. Dev’esser stato un colpo al polpaccio delle signore mature in sala quando il premier - così schivo e sempre ritroso - ha ceduto alla confessione familiare: «Saluto le mie due nonne, in particolare nonna Maria, oggi è il compleanno 94, di solito lo festeggiamo insieme...». Per andare dalla Barbara, pesante è stata la rinuncia.
 

Alla fine un ottimo affare per entrambi (è da vedere se lo sia per l’Italia); a giudicare persino dalla copiosissima pubblicità, che spaziava tra Nino D’Angelo e Ezio Greggio; e i due ci hanno scherzato su di continuo. Renzi: «Sono la pausa tra le pubblicità». Oppure: «Ma quanti soldi gli fai fare, Barbara, al tuo editore?»; al ché lei: «Ma noi non abbiamo il canone, siamo sempre tartassati...»;

 

e Renzi: «beh, siete una bellissima azienda ma dammi retta, non vi hanno sacrificato in questi anni...». Forse l’unica battuta un po’ corrosiva e dalemiana, dunque sbagliata e lì fuori luogo, in un formidabile, furbissimo addormentamento di massa.

 

 

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