UNA SENTENZA ''AGRODOLCE'' PER MINOLI - IL GIUDICE DÀ RAGIONE AL “FATTO” E LUCA JOSI: “IL GIORNALE NON DIFFAMÒ MINOLI SULLA VICENDA DELLA SOAP OPERA ‘AGRODOLCE’” CHE HA PORTATO AL FALLIMENTO DELLA EINSTEIN E ALLE MACERIE DI TERMINI IMERESE''

David Perluigi per il “Fatto quotidiano

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L’ultima volta che la soap di Rai3 Agrodolce è tornata sulle cronache è il 19 novembre 2014: in un’operazione Antimafia dei carabinieri del Ros, su richiesta della Dda di Palermo, vengono eseguiti in Sicilia sedici arresti nei confronti del clan capeggiato dal boss latitante Matteo Messina Denaro. Ad aprire una delle piste investigative è proprio una ex comparsa della fiction, Salvatore Lo Piparo.

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Uomo, secondo gli inquirenti, affiliato al clan di Bagheria, da sempre vicino a quello dell’imprendibile boss di Trapani. È lui che collabora con i magistrati: “Vi sembrerà strano – afferma Lo Piparo –, ma io ho fatto una piccola parte in Agrodolce”.

 

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A distanza di pochi anni, una spaventosa corrispondenza con quanto denunciato dal produttore televisivo Luca Josi, patron della società Einstein, in un’inchiesta de il Fatto del dicembre 2011 sulla serie tv girata in terra siciliana. Fatti in parte riemersi attraverso le motivazioni di una sentenza della magistratura romana pubblicate in questi giorni con il “non luogo a procedere” per i giornalisti del quotidiano di via Valadier.

 

LUCA JOSI LUCA JOSI

“Il fatto non sussiste” ha sentenziato il gip del Tribunale di Roma, Costantino De Robbio, in merito alla denuncia per diffamazione dell’ex direttore di Rai3, Giovanni Minoli, verso il nostro giornale e verso Josi stesso. Non vi erano “valutazioni dei giornalisti”, ma il Fatto “si era limitato a riportare la notizia. Indubbiamente connotata dal requisito dell’interesse pubblico”.

 

LUCA JOSI LUCA JOSI

Le controversie intorno al modello produttivo, foriere di extracosti milionari, “una soap opera” per Einstein, “una fiction” per l’editore Rai, sono state risolte prima dalla magistratura civile “non vi è dubbio che la qualificazione operata fin dall’inizio del rapporto contrattuale... è soap opera” e da quella penale “faceva bene Josi – dal suo punto di vista – a dolersi per le successive conversazioni con cui Minoli ha più volte negato che di soap opera si trattasse”.

 

giovanni minoligiovanni minoli

Ma soprattutto il giudice ha sentenziato che l’articolo “non conteneva espressioni che trascendono il diritto di cronaca (...) e che sospendeva il giudizio, tanto che l’ultimo paragrafo dello stesso è intitolato con carattere in grassetto: la parola alla magistratura (...) e a ciò va aggiunto, che l’articolo era corredato da un’intervista al Minoli che è dunque stato messo in condizioni di difendersi.”

Giovanni Minoli Giovanni Minoli

 

La denuncia di Josi invece nei confronti di Minoli è stata archiviata pur affermando che “non si traggono elementi decisivi in ordine all’insussistenza dei fatti denunciati (...) e il gip ha archiviato ritenendo insussistente l’ipotesi di concussione per la quale il pm aveva iscritto il dirigente nel registro degli indagati rilevando che l’ex direttore di Rai3 non è pubblico ufficiale e non può dunque rispondere del reato ipotizzato”.

 

Minoli ha affrontato un interrogatorio dal pm Giuseppe Deodato per poco più di un’ora. Rimane da disvelare la ragione per la quale la Rai avrebbe rivenduto gli studi realizzati dal gruppo Einstein alla Regione Siciliana così da ottenere il finanziamento di oltre 37 milioni di euro dalla stessa.

 

Sarà proprio il governatore Rosario Crocetta a tuonare pochi mesi fa: “Rai ci deve dare 25 milioni, non facciano i furbi. É strano che questa vicenda di voler trasferire il set di Montalbano in Puglia esploda ora dopo il contenzioso per Agrodolce su cui indaga la procura”. In effetti risulterebbe che i magistrati palermitani, Gaetano Paci e Sergio De Montis, stiano ancora indagando.

CROCETTACROCETTA

 

Oggi il gruppo Einstein è fallito. Giovanni Minoli, un tempo alfiere della tv di Stato, conduce un programma su Radio 24, l’emittente di Confindustria. A Termini Imerese, invece, rimangono le macerie di oltre 5 mila metri quadri di studi progettati da Fuksas dove lavoravano centinaia di persone. Una triste storia italiana.

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