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LE SERIE DEI GIUSTI LA SERIE DA VEDERE È “ADOLESCENCE”, QUATTRO EPISODI DA 50 MINUTI (GIRATI OGNUNO IN UN UNICO PIANO SEQUENZA E INTERPRETATI DA UN GRUPPO DI ATTORI MERAVIGLIOSI), SU UN TREDICENNE ACCUSATO DI AVER UCCISO UNA COMPAGNA DI SCUOLA CON 7 COLTELLATE - PER QUANTO SI POSSA PARLARE MALE DI NETFLIX, SOPRATTUTTO DOPO IL DISASTRO DE “IL GATTOPARDO”, QUESTA SERIE COLPISCE IN MANIERA PRECISA IL PUBBLICO DI OGGI… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

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La serie da vedere, lo sapete ormai tutti, è “Adolescence”, quattro episodi da 50 minuti girati ognuno in un unico piano sequenza, diretti da Philip Barantini, strepitoso regista inglese quarantenne (“Boiling Point”), scritti da Stephen Graham e Jack Thorne, fotografati da Matthew Lewis con virtuosismi che risvegliano anche il vecchio cinefilo più incallito (guardate il finale della seconda puntata e domandatevi come ha fatto a salire a volo d’uccello partendo dalla strada dopo un’ora di racconto), e interpretati da un gruppo di attori meravigliosi.

 

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Dall’esordiente Owen Cooper, il tredicenne Jamie accusato, in quel di South Kirby nel West Yorkshire, di aver ucciso una compagna di scuola con 7 coltellate, a Stephen Graham come Eddie Miller, suo padre, che vorrebbe credere all’innocenza del figlio, da Ashley Walters e Faye Marsay, come Bascombe e Frank, i poliziotti che alle sei di mattina fanno irruzione nella casa dei Miller per arrestare Jamie e conducono le indagini, a Erin Doherty, la psicologa che interroga Jamie nella terza puntata per capire davvero quel che ha fatto e perché lo ha fatto.

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Vi dico subito che ogni puntata è costruita come un film unico sul caso, che rivelerà qualcosa in più dell’accaduto, anche se è tutto molto sottile e tutto intimamente collegato. Nella prima puntata, Day 1, c’è l’arresto di Jamie nella sua stanza e il suo primo interrogatorio nella centrale di polizia alla presenza del padre. Nella seconda, Day 3, i due poliziotti, Bascombe e Frank, vanno nella scuola di Jamie e Katie, e cercano di capire cosa è successo dai loro compagni di classe.

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E Bascombe capisce, dal figlio, il complesso linguaggio delle pagine Instagram dei ragazzi legato al delitto. Nella terza, 7 Months, la psicologa Briony, Erin Doherty, va a sentire Jamie per l’ultima volta. Mella quarta, 14 Months, siamo a casa dei Miller, il giorno del compleanno di Eddie, festeggiato dalla moglie, Christine Tremarco, e dalla figlia, Amelie Pease.

 

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Per quanto si possa parlare male di Netflix, soprattutto dopo il disastro de “Il Gattopardo”, e per quanto vecchi celebri registi come Liliana Cavani possano dire che un vero regista di cinema non girerebbe mai una serie, mi sembra chiaro che il successo di questo “Adolescence” non solo segnala il lavoro di Philip Barantini e del suo gruppo di tecnici e di attori come grande cinema, ma colpisce in maniera precisa il pubblico di oggi.

 

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Perché scava in profondità nella famiglia, nella mascolinità tossica, nella non comprensione dei linguaggi giovanili, l’origine del malessere dei nostri figli. Magari, come nell’ugualmente amatissimo dal pubblico giovanile “Los anos nuevos”, serie di dieci puntate di Roderigo Sorogoyen, le regole di messa in scena, lì l’idea dei capodanni che raccontano dieci anni di vita, qui il piano sequenza che riprende il primo giorno, il terzo giorno, quello di 7 mesi dopo e quello di 14 mesi dopo nella vita dei protagonisti del caso, sono così esibite che finiscono per condizionare lo sviluppo narrativo.

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Ma proprio grazie a questa particolare costruzione narrativo e alla regola del 1-take, lo spettatore è ingabbiato in una realtà che non può far finta di non aver capito. E che nel terzo episodio, il più teatrale ma anche il più innovativo, esplode in tutta la sua brutalità e meccanicità.

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Se vi domandate come abbia fatto il direttore della fotografia a costruire il finale della seconda puntata con la macchina da presa che sale in cielo dopo 50 minuti di riprese nella scuola, leggo che ha attaccato la camera a un drone e l’ha fatto volare. Ecco, magari la parte tecnica è troppo prepotente, ma è un tale piacere vedere come il regista risolve ogni situazione complessa… La trovate su Netflix.     

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