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“NON SONO CONVINTO, MA NON C'ERA ALTERNATIVA” - SCETTICI, SVALVOLATI E NO VAX SI METTONO IN CODA PER FARSI FARE IL VACCINO DOPO L'ENTRATA IN VIGORE DEL SUPER GREEN PASS - NEL LAZIO, IL PRIMO GIORNO DEL NUOVO LASCIAPASSARE HA SEGNATO UN RECORD: + 35% DI DOSI PRENOTATE DAL 1° DICEMBRE, + 39% IN UNA SETTIMANA E IL DOPPIO DI PRENOTAZIONI DI PRIME DOSI - 15 (DEI 35) MEDICI SOSPESI PERCHÉ NON IMMUNIZZATI, ORA SONO VACCINATI... 

Flaminia Savelli per "il Messaggero"

 

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Hanno dribblato per 12 mesi con i tamponi rapidi le restrizioni sanitarie. Ma ora che nel Paese è scattato il Green pass rafforzato in molti si sono arresi. Ieri c'erano infatti pure loro, i No vax, in coda nei centri vaccinali della Capitale in attesa della chiamata. Accanto a chi si era prenotato per la seconda dose e chi per la booster. 

 

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All'uscita dell'hub Acea di piazzale dei Partigiani, gli ormai ex No vax parlano però di «una forzatura per il nuovo sistema di controlli e regole». Da cui è difficile sfuggire. Mentre la Regione Lazio, nel primo giorno di pass rafforzato, segna nuovi record: + 35% di dosi prenotate dal 1° dicembre, + 39% in una settimana. Ancora: il doppio di prenotazioni di prime dosi e 15 (dei 35) medici sospesi perché non immunizzati, ora vaccinati. 

 

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I RITARDATARI DEL VACCINO 

«Ho avuto il Covid lo scorso gennaio in forma molto aggressiva, non sono finito in ospedale perché non c'era posto» racconta Gianluca Ciaralli, 46 anni e impiegato nella ristorazione. La sua è una delle tante famiglie che è stata travolta dalla pandemia: il papà si era contagiato poche settimane prima di lui durante le prima ondata, mentre era ricoverato in ospedale per un intervento di routine. 

 

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A causa delle complicazioni del Covid non è sopravvissuto. Eppure: «Ancora oggi, più del virus mi spaventa il vaccino - racconta il ristoratore - ecco perché fino a quando ho potuto ho rimandato la vaccinazione. Ora, a causa di queste regole non ho avuto alternative. Il mio pass, rilasciato perché contagiato, era ormai scaduto». 

 

PRENOTATO DALLA MOGLIE 

Anche Monica e Mario Rossi, moglie e marito di 41 e 49 anni, sono tra gli ultimi immunizzati delle prime dosi. «Mi ha prenotato mia moglie l'appuntamento, io non sapevo nulla fino a domenica» dice Mario, un muratore al momento disoccupato. 

 

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Nei piani della coppia però c'è il progetto di affittare un banco al mercato: «Parlando a lungo con Monica mi sono convinto. Anche lei ha aspettato fino a novembre. Ma vogliamo affittare un banco al mercato e ci saranno sempre più controlli. Non sono convinto - sottolinea - ma non c'era alternativa». 

 

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Tra rassegnazione e sollievo, escono alla spicciolata dalle stanze dell'hub di Piramide inaugurato a maggio scorso. Qualcuno chiede di restare anonimo, come Sandra: «Fino a oggi (ieri n.d.r.) mi sono dovuta nascondere dai colleghi, dagli amici. Ho detto che ero vaccinata, invece nell'ultimo mese sono andata a lavoro con il tampone rapido. Ho mentito perché non volevo affrontare discussioni ne essere attaccata. In questo momento, sento di essere stata privata della mia libertà ma almeno ora non dovrò più nascondermi e posso tornare a una vita normale. Anche in ufficio con i colleghi, non mi sentirò più in difficoltà». 

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Con le nuove regole del super Green pass, anche per i più giovani le prossime settimane si prospettavano con limitazioni sempre più stringenti. «Non è pensabile che per prendere un bus, devo pagare un tampone» spiega Camilla De Nardi, 18enne e studentessa liceale. Ha contratto il Covid lo scorso anno, durante la seconda ondata: «In forma molto lieve - precisa subito - neanche la febbre ho avuto ecco perché non volevo fare il vaccino. Ma ormai, anche in classe eravamo rimasti in due a non essere immunizzati e mi sono decisa». 

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MADRE E FIGLIO 

Tra i ritardatari del vaccino ci sono infine i genitori con i figli adolescenti. L'indecisione per il figlio 14enne Len, la mamma Ayako Hoshino l'ha vinta quando si è resa conto che il ragazzo avrebbe avuto difficoltà a partecipare per le prossime due settimane alle attività sportive e scolastiche: «In classe era rimasto l'ultimo - dice mamma Ayako - anche alla scuola calcio. Ma basti pensare che avrebbe dovuto fare il test rapido solo per andare a scuola perché va con il bus. Non sono contraria ai vaccini - precisa - io sono vaccinata da tempo. Però avevo molte incertezze perché è molto piccolo, ha solo 14 anni. Credo che l'indecisione e il timore di un genitore possa essere almeno capita in una situazione così delicata».

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