1. 2013, FUGA DA ARCORE (E DA GRILLO) - COME DAGO-RIVELATO, CI SONO 26 SENATORI PRONTI AD APPOGGIARE UN LETTA-BIS SE UN BERLUSCONI DECADENTE FA SALTARE IL TAVOLO 2. GIÀ QUESTI, UNITI AI 137 SENATORI DEL BLOCCO PD-SCELTA CIVICA E AI 4 EX GRILLINI DEL GRUPPO MISTO (ANTINORI, DE PIN, GAMBARO E MASTRANGELI), BASTEREBBERO PER COMPORRE UNA NUOVA MAGGIORANZA, SENZA NEANCHE BISOGNO DEI NUOVI SENATORI A VITA 3. I BERLUSCONES TRABALLANTI VENGONO SOPRATTUTTO DA SICILIA, CALABRIA E CAMPANIA. SONO QUELLI CHE NON VERREBBERO RICANDIDATI IN CASO DI URNE. SANNO CHE RENZI PIACE AL SUD E PUÒ INCASSARE IL PREMIO DI MAGGIORANZA NELLE LORO REGIONI 4. I GRILLINI PRONTI A SFANCULARE BEPPE SONO ALMENO 8, DA ORELLANA E BATTISTI IN GIÙ

1. SALUTAME ER BANANA! FERMI TUTTI: ENRICO LETTA AVREBBE IN MANO UN DOCUMENTO DI 20 SENATORI PIDIELLINI DISPOSTI A SOSTENERE IL GOVERNICCHIO-BIS
Carlo Tarallo per Dagospia del 5 settembre 2013

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/salutame-er-banana-fermi-tutti-enrico-letta-avrebbe-in-mano-un-documento-di-20-62221.htm


2. SEDICI DAL PDL E OTTO DAL M5S I «RISERVISTI» PRONTI AL BIS
Tommaso Labate per il "Corriere della Sera"

«Presidente, guarda che i numeri per una nuova maggioranza al Senato ci sono già». Silvio Berlusconi se l'è sentito ripetere più volte, negli ultimi giorni. L'ha ascoltata pazientemente a più riprese, la storia del nuovo fronte che potrebbe nascere a Palazzo Madama nel caso in cui lui staccasse la spina. Soltanto che ieri mattina, dopo un rapido consulto interno al gruppo pidiellino del Senato, il calcolo s'è fatto ancora più preciso.

E l'indicazione inviata ad Arcore ancora più delineata: «Almeno 16 senatori del Pdl e 8 del Movimento Cinquestelle uscirebbero dai rispettivi gruppi per sostenere un governo che allontani definitivamente lo spettro delle elezioni anticipate». E già da soli, uniti ai 137 senatori (senza contare il presidente Piero Grasso) del blocco Pd-Scelta civica e ai quattro ex grillini che oggi si trovano nel Gruppo misto (Fabiola Antinori, Paola De Pin, Adele Gambaro e Marino Mastrangeli), basterebbero per tirar su una nuova maggioranza. A cui si aggregherebbero, senza neanche avere il tormento di risultare indispensabili, i quattro nuovi senatori a vita nominati la settimana scorsa dal capo dello Stato.

Quando da Arcore hanno chiesto lumi su cui fossero i 16 possibili transfughi del Pdl, la prima risposta arrivata da Roma è stata di quattro parole: «Innanzitutto, la valanga siciliana». E cioè la pattuglia di cui farebbero parte, condizionale d'obbligo, Salvatore Torrisi, Bruno Mancuso, Marcello Gualdani, Pippo Pagano, Giuseppe Ruvolo e Francesco Scoma. Tra di loro, è la spiegazione che è stata data anche a Berlusconi, c'è anche chi mesi fa s'è dimesso dall'Assemblea regionale siciliana per tentare la fortuna verso un posto al sole del Senato.

«Ed è stato un colpo di fortuna che non ricapiterà mai più. Visto che», come recitano i messaggi cifrati che da Roma hanno raggiunto Arcore, «nel caso in cui si andasse alle elezioni anticipate e il centrosinistra candidasse Renzi, il sindaco di Firenze, che nell'Isola s'è rafforzato moltissimo, potrebbe avere già in tasca il premio di maggioranza in Sicilia». Con tanti saluti agli attuali eletti che, in quel caso, rimarrebbero tagliati fuori anche nel caso di ricandidatura.

Il coordinatore del Pdl siciliano Giuseppe Castiglione, che «controlla» molti di questi senatori siciliani, lo lascia intendere senza troppi di giri di parole. «La crisi di governo non ci deve essere. Questo Paese, adesso, non può permetterselo».

Ma non c'è solo la «valanga siciliana». Anche nel Pdl campano si registra l'insofferenza verso la crisi di governo di senatori che rispondono ai nomi di Antonio Milo, Pietro Langella e Ciro Falanga. Senza dimenticare le fughe in avanti verso un «Letta bis» già messe a verbale da Domenico Scilipoti.

Tutte persone che, in caso di fine anticipata della legislatura, difficilmente si ritroverebbero al Senato dopo il voto. Come molti degli eletti del centrodestra che hanno trovato riparo nel gruppo «Grandi autonomie e libertà» (Gal), di cui fa parte il cossighiano calabrese (eletto con la Lega) Paolo Naccarato, il primo a parlare apertamente di nuove maggioranze.

Diverso il discorso che riguarda il più celebre degli iscritti al gruppo «Gal». Che si chiama Giulio Tremonti. Per quanto non veda di buon occhio la fine anticipata della legislatura, l'ex ministro dell'Economia avrebbe spiegato a più di un amico che «non perderò la mia coerenza». Traduzione: non ha votato la fiducia al governo Monti, non l'ha votata al governo Letta e, di conseguenza, non la voterebbe neanche a un eventuale «Letta bis». Al contrario dei sei senatori Cinquestelle che, stando ai calcoli del Pdl, seguirebbero i «dialoganti» Alberto Orellana e Lorenzo Battista verso una nuova maggioranza.

Già, ma quale maggioranza? Dentro il Pd escludono che Letta si faccia carico di formare un governo che, per dirla col deputato Gero Grassi, «si poggerebbe su qualche Scilipoti». Se il margine fosse minimo, i Democratici si limiterebbero a cercare la strada di un governo che si ponga due soli obiettivi: legge di Stabilità e riforma elettorale. A quel punto, il nome in pole position per guidare un governo-lampo, secondo l'esponente ex ppi, sarebbe quello del presidente del Senato Pietro Grasso. Sempre che il pallottoliere di Palazzo Madama non spinga Berlusconi a tentare l'ennesima mediazione. E ad evitare la crisi. Anche ai tempi supplementari.

 

 

BERLUSCONI AL SENATO CON GLI OCCHIALIPAOLO NACCARATO ENZO CARRA ORELLANA hsGetImage jpegGRILLO ASSEMBLEA A MONTECITORIO LAUTO DI BEPPE GRILLO SI AVVICINA A MONTECITORIO INSEGUITA DAI FOTOGRAFI jpegNapolitano Maurizio Lupi ed Enrico Letta Giorgio Napolitano e Enrico Letta ANTONIO MILO LORENZO BATTISTA

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...