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ATTACCO A ROMA? NON SIAMO PRONTI – L’INVIO DI 700 MILITARI IN PIÙ IN VISTA DEL GIUBILEO NON BASTA: BISOGNA SAPERE DA DOVE VENGONO I PERICOLI – L’EX COPASIR CALDAROLA (GRANDE AMICO DI DE GENNARO): “ALFANO E LOTTI SONO TOTALMENTE INESPERTI E INADEGUATI”

Enrico Fierro e Valeria Pacelli per “Il Fatto Quotidiano”

 

Dopo la notte della barbarie a Parigi cambia tutto, o almeno, tutto dovrebbe cambiare. Le strategie di intelligence in campo fino a ventiquattr'ore prima non valgono più. Soprattutto a Roma e soprattutto in vista di un Giubileo alle porte che andrà avanti per un anno intero.

 

ALFANO RENZI 1ALFANO RENZI 1

Primo punto sul quale si interrogano analisti e ambienti dei servizi, il controllo degli obiettivi sensibili. Luoghi religiosi, ambasciate (Usa e Israele, soprattutto), servirà la sorveglianza di questi target ad evitare che la Capitale diventi il prossimo teatro della guerra del Califfato contro l' Occidente? LA RISPOSTA unanime è no.

 

Ma la soluzione è ancora lontana. Parigi dimostra che il terrorismo ha scelto la strategia della "imprevedibilità": sette attacchi contemporaneamente, un solo luogo "prevedibile", lo stadio. Un'azione pianificata nei dettagli e da tempo, con sette-otto uomini sul campo, una cinquantina almeno a fare da supporto logistico.

 

E una mutazione della stessa "filosofia" praticata dall' Is prima dell' attacco della notte scorsa a Parigi: è il terrore che si fa simbolo. Possiamo colpirvi dovunque e in ogni momento. Non sarete mai più sicuri nelle vostre città.

 

LUCA LOTTILUCA LOTTI

Imprevedibilità, quindi è la parola d' ordine. Alla quale, però, il governo, tramite Angelino Alfano, dà una risposta debolissima. "Lo sforzo di prevenzione - ha detto il ministro dell' Interno dopo la riunione del Comitato per la sicurezza nazionale - non può con certezza arrivare a eliminare il rischio, ma solo a ridurne i coefficienti".

 

Marco Minniti Marco Minniti

Troppo poco (scarsa anche la prima misura, quella di inviare a Roma altri 700 militari) se paragonata alla forza che l'Is e il network di sigle terroriste che aggrega, ha messo in campo negli ultimi dodici giorni. 31 ottobre, bomba all' aereo russo che sorvolava il Sinai, 12 novembre, attentato a Burj el Barajneh, Beirut, quartier generale di Hezbollah, contro i "rafida", termine dispregiativo usato dal Califfato per indicare gli odiati musulmani di fede sciita, 13 novembre, Parigi.

 

"Un notevole salto di qualità", ha detto Marco Minniti, sottosegretario con delega all' intelligence, ieri sera ai parlamentari del Copasir (il comitato di controllo sui servizi) annunciando una strategia "flessibile" per il Giubileo. Accanto alle misure già previste schemi di prevenzione che si adatteranno di volta in volta. Da dove può arrivare la minaccia terroristica? L'intelligence esclude due pericoli, gli sbarchi e i foreign fighters, giudicati un problema "minore" per l' Italia.

giuseppe caldarolagiuseppe caldarola

 

LE FRONTIERE con la ex Jugoslavia sono ritenute a rischio infiltrazione, perché qui, soprattutto in Bosnia e Kosovo, è maturata una presenza terroristica di natura islamista. Ci sarà anche un più stretto controllo della comunità musulmana in Italia, 1 milione e 200 mila i "regolari".

 

Fin qui l' intelligence e i suoi piani. Poi c' è la politica e il governo degli apparati di sicurezza. "La domanda da fare a Renzi è se è sicuro che le persone che nel governo devono guidare gli apparati di forza e di sicurezza sono all'altezza del compito?".

Massolo -Dal-Covolo_17Massolo -Dal-Covolo_17

Nel pomeriggio di ieri Peppino Caldarola, ex parlamentare membro del Copasir, oggi commentatore per Lettera 43, ha scritto questo post su Facebook.

 

GLI ABBIAMO chiesto spiegazioni. "Gli uomini sono tre, Alfano, Minniti e Luca Lotti, due di loro sono totalmente inesperti e inadeguati, mi riferisco al ministro, che si occupa prevalentemente del suo partito e di politica, e al sottosegretario Lotti. Uno, Minniti, è esperto e capace, ma litiga con Lotti, che aspirava a dirigere l' intelligence. Mi riferivo a questo".

arturo esposito arturo esposito

 

Ad aumentare le preoccupazioni sullo stato del nostro apparato di sicurezza, il fatto che almeno due dei vertici, Giampiero Massolo, capo del Dis, e Arturo Esposito, numero uno dell' Aise, il controspionaggio, sono in scadenza. Entro la primavera 2016 cambieranno anche i vertici di polizia e Finanza. Manovre per la loro sostituzione sono in corso da tempo.

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