ALTRO CHE PATTO DELLA PROSTATA - LEONARDO FACCO CONFERMA (E MOSTRA IL DOCUMENTO): IL CAVALIER PATONZA TIENE PER LE PALLE L’UMBERTO - NEL 2000 L’ACCORDO SEGRETO PER RIPIANARE LE FINANZE DISASTRATE DELLA LEGA E CANCELLARE LE QUERELE ALLA “PADANIA” (CHE TUTTI I GIORNI DAVA DEL MAFIOSO A SILVIO) - MA OLTRE A PRENDERE I SOLDI, BOSSI AVREBBE ANCHE VENDUTO L’ANIMA: IL SIMBOLO LEGA NORD - “ANDATEVI A RIVEDERE CHE FINE HANNO FATTO TUTTI GLI ULTIMATUM DI PONTIDA” - IL RUOLO DI BRANCHER…

Alessandro Da Rold per "Lettera 43"

Basta scendere alla stazione di Treviglio, provincia di Bergamo, per capire che la Lega Nord di Umberto Bossi non romperà mai l'accordo di governo con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In questa cittadina della bergamasca abita Leonardo Facco, ex capo della redazione cultura del quotidiano la Padania negli anni '90, autore del libro "Umberto Magno" (Aliberti Editore) collaboratore di deputati leghisti a Montecitorio e profondo conoscitore del movimento lumbard.

È stato tra i primi a raccontare che l'asse del Nord, architrave dell'esecutivo, si regge in realtà su un accordo economico siglato di fronte a un notaio dal Cavaliere e dal Senatùr nel gennaio del 2000, giusto l'anno prima dalle elezioni politiche del 2001

L'INTERVISTA A LUCIA ANNUNZIATA NON ANDATA IN ONDA.
La storia è tornata alla ribalta domenica 2 ottobre, quando il giornalista Gigi Moncalvo, direttore della Padania dal 2002 al 2004 lo ha spiegato a Lucia Annunziata durante la trasmissione In mezz'ora. «Ma anche io, insieme con Mario Morelli (ex braccio destro del Senatùr ndr), lo avevo raccontato alla redazione di Potere nel marzo di quest'anno. E Morelli (morto un mese fa ndr) aveva spiegato per filo e per segno quello che gli aveva raccontato Bossi in persona».

Poi però l'intervista non andò in onda. «Forse perchè la Annunziata non voleva creare scompiglio nel periodo in cui Enrico Letta stava cercando di fare un accordo con la Lega per far cadere Berlusconi», ipotizza Facco, mostrando i messaggi scambiati con la redazione del programma di viale Mazzini diretto dalla Annunziata.

La incredibile vicenda della cessione segreta del simbolo di Alberto da Giussano è avvalorata anche da un documento datato 28 giugno del 2000, quando l'amministrazione di Forza Italia garantì presso la Banca di Roma una fideiussione di 2 miliardi di vecchie lire a favore del Movimento Politico Padano. Nel documento, tra le clausole, si può trovare anche la disposizione per la banca di far credito al Carroccio senza speciali autorizzazioni.

Di cosa parlano queste due pagine con il simbolo del primo partito di Silvio Berlusconi?
Questo è il documento datato 28 giugno del 2000, che attesta su carta intestata di Forza Italia, l'accordo economico tra il signor Silvio Berlusconi e il signor Umberto Bossi.

Cosa dicono?
Giovanni Dell'Elce, allora amministratore di Forza Italia, ha firmato una pagina in cui c'è scritto nero su bianco di consegnare 2 miliardi al movimento politico Lega Nord. Il che dimostra che Berlusconi ha assistito economicamente la Lega in un momento molto delicato per le casse del partito.

Ovvero ?
La data non è casuale, era il 2000, anno in cui il movimento si trovava sull'orlo della bancarotta. Via Bellerio non aveva ossigeno, perchè la Lega aveva appoggiato il referendum proposto dai Radicali contro il finanziamento pubblico ai partiti, che passò. In quel momento si bloccarono tutte quelle entrate dal finanziamento pubblico.

A quanto ammontavano i debiti?
Una cifra esatta è impossibile da stabilire. Famiglia Cristiana nel 2001, parlò di 70 miliardi di lire . È questa la quantità di denaro che sarebbe stata versata da Berlusconi a Bossi per saldare tutti i buchi di bilancio. Ci sono una serie di indizi, avvalorati dai comportamenti della Lega Nord in questi dieci anni, che spiegano alla perfezione la politica attuale.

In che senso ?
Basta passare in rassegna tutte le leggi che ha voluto Berlusconi in questi anni: tutte appoggiate e votate dalla Lega.

Lei sta dicendo cose molto gravi lo sa?
Me ne rendo conto benissimo, ma del resto è la verità.

Nonostante tutto, però, a volte il Senatùr ha fatto la voce grossa e ha minacciato di rompere...
Sì e ci prende tutti per il c.... Andatevi a rivedere tutti gli ultimatum di Pontida, doveva finire la guerra in Libia, dovevano terminare persino le ganasce fiscali di Equitalia...

Dove sarebbe stato siglato l'accordo?
Presso un notaio di Milano di cui però non voglio rivelare il nome, non tanto per questioni di privacy, ma perchè non credo c'entri con tutta la vicenda.

Ma effettivamente cosa accadde quel giorno ?
Bossi si presentò insieme con i suoi uomini più fidati e Berlusconi. Fu solo l'inizio di una duratura alleanza che per prima cosa cancellò le querele miliardarie che la Padania aveva sul groppone ed erano moltissime, tutte intentate da Berlusconi contro Bossi, che è direttore politico del giornale. Nel '97 Umberto definì il premier un nano mafioso e piduista, tra le altre cose. Delle querele del giornale mi ha parlato anche Gianluca Marchi, allora direttore editoriale del quotidiano.

Come si sviluppò l'accordo ?
Era partito molto prima. Io, che stavo in redazione al giornale, vedevo alcuni giornalisti della redazione politica partire in missione per andare a incontrare gli esponenti di Forza Italia. Non incontravano solo Tremonti, ma anche Brancher, l'anima nera legata a Calderoli, l'uomo che ha riavvicinato Bossi a Berlusconi per quel patto firmato dal notaio.

L'ex ministro breve per il federalismo era quindi un altro tassello importante di questo patto d'acciaio?
Brancher non fu nominato per caso ministro per l'applicazione del federalismo. Era una cosa studiata. In quel momento partiva il processo Antonveneta nel quale Brancher era imputato, vicenda che ha a che vedere con Gianpiero Fiorani e i giri di Credieuronord. Quando fu costretto a dimettersi da ministro, aveva capito che non poteva ricorrere al Lodo Alfano, chiese il rito abbreviato, e fu condannato con sentenza definitiva. Ma Brancher, che è uomo d'onore, ha evitato la pena e ha impedito anche che alla sbarra andassero altri testimoni, come Roberto Calderoli.

La posizione del ministro Calderoli fu archiviata.
Ma quello era un altro procedimento. Lo avrebbero chiamato per i rapporti con Fiorani, che non sono mai stati smentiti, anzi.

Torniamo al 2000. Perchè il Carroccio era sull'orlo di una bancarotta?
Il dissesto finanziario all'interno della Lega era generale. Alla fine degli anni '90 c'è stata una serie di iniziative economiche che hanno portato il movimento a un passo dal fallimento. Stiamo parlando del caso delle cooperative padane, una sorta di coop rosse, poi finite in disgrazia. Quando fu fatto il punto della situazione, si scoprì che le cooperative padane avevano maturato perdite per un miliardo di lire. A cui andavano poi aggiunti altri debiti.

Quali ?
Il villaggio residenziale in Croazia, iniziativa voluta e finanziata da alcuni dirigenti della Lega. Ma poco chiara. Per esempio, l'atto notarile che mi avevano dato era falso.

E lei perchè aveva l'atto notarile?
Ci avevo investito dei soldi anch'io. E ci persi 30 milioni di vecchie lire.

Altri disastri finanziari ?
Ce ne sono moltissimi. Oltre al più famoso di Credieuronord, la banca che creò un buco ultramiliardario, c'è per esempio il caso del terreno di Pontida. Non si sa quanto la Lega abbia incassato dalla vendita ai militanti dei Btp (Buoni del terreno di Pontida) organizzata per comprarlo. Poi al Carroccio è rimasto solo un triangolino.

Ma è vero che di fronte al notaio fu ceduto anche il simbolo elettorale con Alberto da Giussano che impugna la spada ?
Sì, l'uso del simbolo fu ceduto al Cavaliere

Ma perchè queste accuse proprio adesso? I leghisti dicono che siete ex dissidenti che non hanno ricevuto la poltrona che pretendevano.
Io non ho mai ricevuto incarichi di partito. Anzi, quando mandai a quel paese Calderoli perchè voleva che la mia casa editrice non si occupasse di argomenti scomodi alla Lega, rinunciai a un contratto da capo redattore alla Padania.

Qualcuno l'ha mai smentita o querelata?
Minacce tante, ma alla fine di querele zero.

 

umb bossi silvio berlusconi lapbossi-berlusconibossi e berlusconi UMBERTO BOSSI E SILVIO BERLUSCONI - Copyright Pizziberlusconi e bossi jpegbossi e berlusconi tenerezza bossi berlusconi BERLUSCONI BOSSI BOSSI IN CANOTTAil documento che prova il finanziamento alla Legaleonardo facco

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”