
BERLUSCONI ARGINE DEMOCRATICO? – IL BANANA ATTACCA: “SENZA DI ME VINCE GRILLO, PERCHÈ AL BALLOTTAGGIO I LEGHISTI VOTEREBBERO PER LUI” – RENZI “È UN UOMO SOLO AL COMANDO. NESSUNO LO HA VOTATO, HA VINTO PRIMARIE DISCUTIBILI E ORA CON LE SUE RIFORME HA UN DISEGNO DI REGIME”
Andrea Senesi per “Il Corriere della Sera”
L incubo rischia di trasformarsi in realtà per colpa dei leghisti. L' incubo di Silvio Berlusconi si chiama Beppe Grillo e i complici dell' eventuale trionfo dei Cinque Stelle sarebbero gli elettori di Salvini che, con questa legge elettorale, in caso di ballottaggio tra Pd e M5S, andrebbero alle urne per premiare il comico che «fa discorsi da Hitler». Il leader di Forza Italia ieri è tornato sull' argomento, in collegamento telefonico con una convention organizzata a Milano dall' europarlamentare Stefano Maullu.
Ecco la profezia: «Se Berlusconi e Forza Italia non ci fossero, se fossimo fuori, al secondo turno se la contenderebbero Pd e M5S. E tutti i sondaggi ci dicono che vincerebbero i Cinque Stelle perché gran parte della Lega voterebbe per loro. Noi siamo indispensabili per il nostro Paese, senza di noi s' andrebbe incontro a un futuro pericoloso».
Quel che pensa Berlusconi di Grillo è noto. Di recente lo ha descritto come «un signore che, nell' ultima campagna elettorale, aveva i suoi discorsi pieni di ciò che Hitler aveva detto ai tedeschi nel '33 per conquistare il potere. Quindi si tratta di un enorme pericolo».
Meno nota è la preoccupazione che in soccorso dei Cinque Stelle accorrerebbero gli elettori salviniani, potenziali alleati della stessa Forza Italia.
salvini (d), con silvio berlusconi d
Chiamato indirettamente in causa, Matteo Salvini rifiuta di cadere nel tranello: «Parlare di questi temi in giornate così drammatiche è assurdo. Berlusconi dice che i nostri elettori starebbero con Grillo? Rispondo solo che noi leghisti, a differenza dei Cinque Stelle, vogliamo governare per cambiare le cose. E per questo al ballottaggio ci andremo noi».
Le parole di Berlusconi hanno fatto da sfondo a un convegno organizzato dai «moderati» di Forza Italia per rimarcare l' appartenenza al Ppe e il terreno per misurare la distanza da Salvini e dal radicalismo leghista è stato ovviamente quello degli attentanti francesi. «Ci sono 1,7 miliardi di musulmani nel mondo e non penso siano tutti amici dei terroristi», ha detto per esempio dal palco Paolo Romani; Antonio Tajani, tra qualche mugugno e proteste dal pubblico, ha indicato la necessità di chiudere solo le moschee che predicano la violenza e ha messo in guardia dalla politica fatta di «chiacchiere e propaganda».
E anche Mariastella Gelmini ha rilasciato un commento sulla strage parigina assai misurato: «L' Europa deve rispondere con fermezza ma penso che la religione non c' entri nulla, siamo di fronte a un attacco terroristico di rara efferatezza». Dopo la condivisione della piazza di Bologna, è evidente la preoccupazione di buona parte dei dirigenti azzurri di non finire stritolati dall' abbraccio leghista.
L' incubo Grillo e la «preoccupazione» Salvini, ma anche il pericolo di un «regime» che è sempre dietro l' angolo. Berlusconi si congeda dai suoi quasi raccomandandosi: «Nei prossimi giorni dobbiamo incontrarci e lavorare molto tra di noi perché ci sono troppe cose che non vanno. Abbiamo una emergenza democratica con un uomo solo al comando che non è stato eletto e che è diventato segretario del Pd con primarie discutibili e che ora con le sue riforme ha un disegno di regime».