L’ARMISTIZIO DI SILVIO - BERLUSCONI VERSO IL “GAME OVER”, PENSA ALLE DIMISSIONI E AI SERVIZI SOCIALI

Adalberto Signore per IlGiornale.it

Domani, mercoledì al più tardi, dovrebbe essere a Roma. E finalmente interrompere quella lunga quarantena che ha deciso di imporsi in quel di Arcore. È a villa San Martino, infatti, che Silvio Berlusconi è blindato ormai da oltre un mese, con le sole eccezioni del blitz a Roma due settimane fa per firmare i referendum sulla giustizia dei Radicali e del pranzo di ieri con l'ex moglie Veronica Lario nella villa di Macherio.

Nelle prossime ore, invece, è atteso a Palazzo Grazioli per una serie d'incontri e così diceva l'ex premier ieri nelle sue conversazioni private riunioni per sciogliere finalmente la riserva sul da farsi.

Un Berlusconi, dunque, che sarebbe ormai pronto a decidere le contromosse: quelle da giocare nella partita sulla decadenza e, più in generale, quelle per rispondere alle imminenti questioni giudiziarie. Il 15 ottobre scadono i termini per presentare la domanda di affidamento ai servizi sociali in assenza della quale per l'ex premier saranno formalizzati gli arresti domiciliari.

Il leader del Pdl, seppur senza troppo entusiasmo, continua a propendere per i lavori socialmente utili che gli lascerebbero molti più margini di movimento. Ma soprattutto – starebbe per la prima volta valutando seriamente l'ipotesi di dimettersi da senatore prima del pronunciamento dell'aula del Senato, così da evitare il muro contro muro con un Pd il cui voto contrario è ormai scontato. Quello che da tempo gli consiglia Marco Pannella quando lo invita a «difendersi come Enzo Tortora e non come Toni Negri».

Mercoledì, intanto, è previsto il verdetto della Giunta di Palazzo Madama e - per quanto l'appuntamento sia importante - è difficile che il Cav anticipi così tanto le sue decisioni. In aula con il voto segreto è improbabile ma comunque possibile che si apra qualche spiraglio e la sensazione è che Berlusconi aspetterà fino all'ultimo giorno utile per capire che margini di manovra ci sono. Bisognerà attendere fino ai primi di ottobre, quando
dovrebbe pronunciarsi l'aula di Palazzo Madama.

Il Berlusconi che torna finalmente a Roma e, probabilmente, scioglierà i nodi ancora sul tavolo non esclude quindi di evitare lo scontro frontale col Pd. Non perché non consideri l'eventuale voto dei Democratici a favore della decadenza un atto ostile, quanto per non essere additato come il responsabile della crisi.

È ovvio che se il Pd dovesse davvero dar vita ad un'altra maggioranza con M5S, Sel e Scelta civica per decapitare politicamente il Cavaliere i margini di manovra del governo si ridurrebbero al lumicino e la convivenza diventerebbe insostenibile. In tutto questo Berlusconi tiene in piedi il lancio della nuova Forza Italia.

Ormai è tutto pronto. Ieri ad Arcore ha lavorato a un nuovo videomessaggio in compagnia di Giuliano Ferrara. È lui che lo ha consigliato sul da farsi e che, probabilmente, ha smussato alcuni toni eccessivamente accesi nei confronti della magistratura che erano il corpo centrale dell'intervento registrato qualche settimana fa e poi rimasto nel cassetto.

Detto questo, il messaggio tv del Cavaliere resta d'impatto e potrebbe andare in onda nelle prossime 48 ore. Non per strappare con il governo, ma per dare il messaggio chiaro di un Berlusconi per nulla disposto ad incassare in silenzio un affronto come il voto del Senato a favore della sua decadenza. Non a caso, sul punto sono d'accordo falchi e colombe del Pdl.

A puntare il dito contro il Pd in vista del voto della Giunta del Senato in calendario dopodomani ancora una volta sono tra gli altri - Renato Schifani, Fabrizio Cicchitto, Mariastella Gelmini, Altero Matteoli, Annamaria Bernini, Lucio Malan, Maurizio Gasparri e Osvaldo Napoli. Un partito che nel fare quadrato sul Cav continua a mostrarsi compatto.

 

SIlvio Berlusconi e Veronica LarioSILVIO BERLUSCONI E VERONICA LARIO BERLUSCONI DUDU DUDU DIETRO IL CANCELLO MANIFESTAZIONE PDL VIA DEL PLEBISCITO SILVIO BERLUSCONI E FRANCESCA PASCALE senato-della-repubblicaBERLUSCONI AL SENATO CON GLI OCCHIALI

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