A CHE SERVE LA LINGUA ITALIANA? A LECCARE, DICEVA FLAIANO, E UN GIUDICE A GENOVA ASSOLVE UN BLOGGER QUERELATO PER AVER DATO DEL “LECCACULO” A UN DEPUTATO PDL ENRICO NAN - IL LEADER AL QUALE NAN AVREBBE OFFERTO LUSINGHE IN CAMBIO DI CANDIDATURE È L’EX MINISTRO CLAUDIO SCAJOLA. E CHE VANTAGGIO SI CONTA DI RACCATTARE NEL LISCIARE UN UOMO CHE, SE GLI PAGANO LA CASA VISTA COLOSSEO PER FARSI BELLI, NEANCHE SE NE ACCORGE?....
Mattia Feltri per La Stampa
Fare i «leccaculo» è un talentaccio, altro che miserabile attività . Ci vuole testa, e non soltanto lingua, e capacità strategica. Lo ha stabilito il giudice di Genova che ha mandato assolto il titolare di un blog che aveva ospitato un giudizio brusco su Enrico Nan, avvocato, deputato di Forza Italia dal 1994 al 2008, prima di restare fuori dal palazzo, passare con Gianfranco Fini e diventare coordinatore ligure di Futuro e Libertà .
Era successo che su Uominiliberi.eu, sito internet di politica savonese, un navigatore avesse detto tutto quello che pensava sulle origini del successo di Nan: «L'onorevole ha perso più battaglie lui che l'Italia a Caporetto!». E fin qui niente di offensivo, anche perché l'Italia a Caporetto ha perso una battaglia sola, e quindi Nan poteva essere un fuoriclasse da due sconfitte in carriera. La parte più incisiva, diciamo così, arriva subito dopo: «Però è sempre lì, non per capacità ma per... penso che il termine giusto sia leccaculismo, o ancor meglio... yesmanismo».
Per Nan fu un'offesa da lavare con le banconote. Lamentò un danno morale, un danno esistenziale, un danno alla vita di relazione, un danno al nome e un danno all'immagine. Il tutto quantificabile in un risarcimento da centomila euro chiesto a Davide Sacco, titolare di Uominiliberi.eu e nonostante l'impossibilità di stabilire se l'apprezzamento appartenesse a lui, visto che era anonimamente firmato «il necchi», come il gestore del bar con biliardo interpretato da Duilio Del Prete in Amici miei di Mario Monicelli (fra l'altro è davvero pessima abitudine quella di spernacchiare la gente senza metterci il nome).
Comunque, il giudice non ha nemmeno provato a capire se «il necchi» e Sacco fossero la stessa persona. A lui è bastato riconoscere il «legittimo esercizio del diritto di critica politica» garantito dalla Costituzione eccetera. La critica, ha spiegato, è un'opinione e non necessità di controprove o verifiche. Cioè, se «il necchi» pensa che Nan vada avanti per blandizie, ha il diritto anche di scriverlo.
Ecco le parole stampate della nostra toga: «... (Nan, ndr) rimane quindi sull'arena non per l'impegno dimostrato ("capacità "), ma per l'intelligenza, non apprezzata, ma comunque anch'essa certamente politica, con cui si relazione a chi può deciderne il destino...». Dunque tutti assolti, sia il Sacco sia «il necchi». Però... Però questa sentenza non funziona. Sembra tanto un altro inaccettabile caso di malagiustizia.
Infatti, il leader al quale Nan avrebbe offerto lusinghe in cambio di candidature è l'ex ministro Claudio Scajola. E che vantaggio si conta di raccattare nel lisciare un uomo che, se gli pagano la casa vista Colosseo per farsi belli, neanche se ne accorge?


