BERLUSCONI NON LASCERÀ L’ITALIA: FALSA LA VOCE CHE LO AVREBBE VOLUTO RAPPRESENTANTE RUSSO PRESSO LA SANTA SEDE - NEMMENO COPPI & GHEDINI CREDONO ALLE NUOVE “CARTE” SU AGRAMA

Ugo Magri per "la Stampa"

L'«arma segreta» del Cavaliere, quella che dovrebbe sbugiardare i giudici e cancellare la condanna per frode fiscale, è stata svelata nel cosiddetto «Mausoleo» di Forza Italia, la nuova sede a piazza San Lorenzo in Lucina. Ressa di telecamere, folla di cronisti da ogni dove. Berlusconi s'è accomodato al tavolo con aria spossata, la neo-regista della comunicazione Deborah Bergamini al suo fianco, il professor Zangrillo sulla porta pronto a intervenire in caso di défaillance.

Stavolta non ce n'è stato bisogno: l'ex-premier ha parlato un'ora senza cedimenti, con la tempra del combattente mai domo, solo strascicando un po' le parole e lasciando in sospeso un paio di concetti. Ha dato lettura di un «affidavit» (dichiarazione giurata) sottoscritto sei giorni fa a Los Angeles da Dominique Appleby, già amministratore delegato del gruppo Agrama.

Questa signora Dominique sostiene che il suo boss di allora, l'intermediatore di programmi televisivi Frank Agrama appunto, mai fece a mezzo con Berlusconi dei proventi realizzati a danno dell'Erario, e dunque lei stessa rimase scioccata nell'apprendere della condanna inflitta al Cavaliere, a suo dire del tutto innocente e vittima semmai di una truffa, complici alcuni dirigenti Mediaset.

Provò ad allertare i difensori dell'uomo politico italiano, i quali però nemmeno si degnarono di rispondere: ecco come mai non le fu possibile deporre a Milano (in verità la Procura milanese sostiene che la teste era già tra le carte da 6 anni, insomma sapeva eccome). Su tutti questi traffici veri o presunti di Mr.Agrama, nonché sulla stessa Appleby, sta indagando il fisco americano che, rispetto a quello di casa nostra, è perfino più implacabile.

Oltre a questa testimonianza «assolutamente di livello», come la presenta Berlusconi, ne sono pervenute altre 11 di cui 6 nuove o (come nel caso della Appleby) semi-nuove, e le rimanenti 5 «usate», nel senso che invano i legali del Cavaliere tentarono di farle prendere in esame dai tribunali, dunque vengono riproposte.

Da Hong-Kong, dove Agrama faceva perno per i suoi traffici, sarebbero arrivati 15 mila documenti da passare al vaglio, ne sono attesi pure dalla Svizzera e dall'Irlanda. La conclusione del leader di Forza Italia è che tutto ciò comprova la sua totale innocenza. Per cui presenterà istanza di revisione della condanna presso la Corte d'Appello di Brescia. Con quale speranza di ribaltare il verdetto?

Secondo i fedelissimi, a cominciare da Capezzone, le «rivelazioni smontano anni di teoremi e castelli di carte». Berlusconi, addirittura, avrebbe voluto presentare oggi stesso l'istanza di revisione. Ma i difensori, Coppi e Ghedini, l'hanno convinto accumulare altro fieno in cascina prima di mettere in pista un ricorso che farebbe assai poca strada se fosse basato solo su quanto Silvio ha tirato fuori in conferenza stampa.

Berlusconi ha garantito ai cronisti che non pensa affatto di darsela a gambe, dunque falsa è la voce che possa chiedere a Putin un passaporto diplomatico, magari quale rappresentante russo presso la Santa Sede. Non fuggirà, e nemmeno farà un passo indietro, dimettendosi prima della decadenza che sarà votata domani. Fino all'ultimo Berlusconi spera nella resipiscenza del Pd e dei grillini, gratificati con un elogio sperticato della loro battaglia di opposizione.

Maledizione biblica scagliata già dalla mattina da RadioUno contro Epifani, ed estesa in conferenza stampa a chiunque gli voterà contro: «Non assumetevi questa responsabilità di cui poi vi vergognerete davanti ai vostri figli...». Il Cavaliere si accontenterebbe che, come propone Casini, la decadenza venisse posticipata. Per quanto stuzzicato, nulla si è lasciato sfuggire contro Napolitano.

Anzi, ha smentito una volta per tutte le chiacchiere, secondo cui il Capo dello Stato gli avrebbe garantito un salvacondotto: «Nessun patto, nessuna contrattazione». Però sul golpe ai suoi danni non demorde: «Se non è colpo di Stato, come chiamarlo?».

 

 

BERLUSCONI VAN DAMME E PUTIN VLADIMIR PUTIN E SILVIO BERLUSCONI IN RUSSIA Deborah Bergamini resize DEBORAH BERGAMINI - Copyright PizziFrank AgramaFRANCO COPPI E NICCOLO GHEDINI renzi e epifani napolitano renzi

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