chiara appendino maria elena boschi

GONG VA IN SCENA IL CATFIGHT TRA LA BOSCHI E LA 'CINQUESTELLINA' NASCENTE, APPENDINO - LA SINDACA RECLAMA 61 MILIONI DI EURO DI TRASFERIMENTI DELLO STATO AL COMUNE DI TORINO, LA MISTRESS DI RENZI INVECE FA SPALLUCCE: “QUEI SOLDI NON SONO AFFATTO DOVUTI”

1 - APPENDINO E BOSCHI LITIGANO (SU 61 MILIONI)

Andrea Ducci per il “Corriere della Sera”

 

APPENDINOAPPENDINO

A ballare sono 61 milioni di euro. Somma importante e utile per fare quadrare i conti della sindaca di Torino, Chiara Appendino. I tecnici comunali stanno, del resto, fronteggiando un bilancio complicato, che evidenzia minori entrate per 90 milioni e un saldo di Tesoreria negativo per 273 milioni.

 

Quei 61 milioni di euro sono, insomma, più che mai preziosi. Il punto è che a versarli dovrebbe essere il governo, ma due sentenze del Consiglio di Stato hanno creato le condizioni per il cortocircuito tra la sindaca 5 Stelle, che rivendica la somma, e la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, che non ritiene di esaudire la richiesta. Il contenzioso discende dal braccio di ferro tra i Comuni e il governo all' indomani del giro di vite sull' Imu da parte dell' esecutivo Monti nel 2011.

 

chiara appendinochiara appendino

In sintesi, una buona parte di quell'aumento del carico fiscale a livello locale era destinato alle casse dello Stato centrale. L'urgenza del momento, lo spread era a quota 500, spinse il governo a trattenere delle somme sulla base di stime che molti Comuni hanno poi contestato, chiedendone la parziale restituzione.

 

Tanto che in seguito a una sentenza del Consiglio di Stato l'Anci ha ottenuto che 288 milioni di euro tornassero nelle casse dei municipi. La città di Torino ha presentato un suo ricorso in solitaria e, anche in questo occasione, il Consiglio di Stato ha dato ragione al Comune guidato da Appendino, senza tuttavia definire l'ammontare dell'importo da restituire. Il nodo della questione risiede nel metodo di calcolo.

chiara appendino amatriciana a torinochiara appendino amatriciana a torino

 

Secondo il governo, per voce di Boschi, adottando il criterio di conteggio, concordato con l' Anci, il Comune di Torino non ha diritto ad alcunché. In base ai calcoli fatti sotto la Mole invece mancano all' appello 61 milioni di euro. Appendino è già pronta a ricorrere e chiama la città a raccolta.

 

 

 

 

maria elena boschi miss riformemaria elena boschi miss riforme

 

 

 

2 - LE DUE SECCHIONE DIVENTATE SIMBOLO

Maria Corbi per “la Stampa”

 

Chiara Appendino e Maria Elena Boschi, entrambe trentenni, secchione e in carriera, hanno in comune una certa durezza. Così capita che tra loro scoppino scintille. Sono nate all' inizio degli anni 80 ma il vento spensierato che soffiava in quella decade non ha certo scompigliato i capelli di nessuna delle due. E adesso che litigano sui soldi da avere (Appendino) e da dare (Boschi) la loro diligenza di ragazze 2.0 si mostra.

 

Cresciute da padri «importanti» primeggiano dai tempi della scuola. Chiara studentessa universitaria modello alla Bocconi, Maria Elena, all' ateneo fiorentino. Abituate a vincere. Ma non chiamatela una lotta Eva contro Eva, come si semplifica sempre quando due donne discutono. Il problema tra le due non ha bisogno di un' analisi sessista sulla conflittualità, ma di un' analisi del rapporto tra una grillina e una renziana.

maria elena boschi cosce alessandria  3maria elena boschi cosce alessandria 3

 

MARIA ELENA BOSCHI E IL REFERENDUMMARIA ELENA BOSCHI E IL REFERENDUM

Ed è qui la vera differenza, tra Chiara che non perde occasione per affermare la sua indipendenza dal re Grillo, e Maria Elena che la sua indipendenza da Renzi non la cerca e forse nemmeno la vuole. Simbolo entrambe della nuova generazione femminile in politica. E decisamente simboliche nei loro schieramenti.

 

Alla lite su questioni di cassa non sono nuove visto che in campagna elettorale per le amministrative Boschi disse che in caso di una sua vittoria Torino avrebbe perso i 250 milioni stanziati dal governo per creare la Città della Salute. Fassino cercò di minimizzare: «Non credo sia nelle intenzioni della Boschi». Ma lei confermò ad Appendino: «Se rinunciate al progetto, rinunciate al finanziamento. Non è un ricatto». Forse sincera e ricambiata antipatia?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimi Dagoreport

elon musk donald trump matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI DI SGARRARE CON MACRON, MERZ, URSULA, CHE GIÀ EVITANO DI CONDIVIDERE I LORO PIANI PER NON CORRERE IL RISCHIO CHE GIORGIA SPIFFERI TUTTO A TRUMP. UN BLITZ ALLA CASA BIANCA PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, PREVISTO PRIMA DI PASQUA, SAREBBE LA SUA FINE -  UNA RECESSIONE PROVOCATA DALL’AMICO DAZISTA TRAVOLGEREBBE FRATELLI D’ITALIA NEI SONDAGGI, MENTRE IL SUO GOVERNO VIVE SOTTO SCACCO DEL TRUMPUTINIANO SALVINI, IMPEGNATISSIMO NEL SUO OBIETTIVO DI STRAPPARE 4/5 PUNTI AGLI ‘’USURPATORI’’ DELLA FIAMMA (OGGI INTANTO LE HA “STRAPPATO” ELON MUSK AL CONGRESSO LEGHISTA A FIRENZE) - UN CARROCCIO FORTIFICATO DAI MEZZI ILLIMITATI DI MUSK POTREBBE FAR SALTARE IN ARIA IL GOVERNO MELONI, MA VUOLE ESSERE LEI A SCEGLIERE IL MOMENTO DEL “VAFFA” (PRIMAVERA 2026). MA PRIMA, A OTTOBRE, CI SONO LE REGIONALI DOVE RISCHIA DI INCASSARE UNA SONORA SCOPPOLA…

luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A MAGGIO CON L’OPS DI MPS-CALTAGIRONE-MILLERI SU MEDIOBANCA CHE, UNA VOLTA ESPUGNATA COL SUO 13% DI GENERALI IN PANCIA, APRIRÀ LA VIA A CALTARICCONE PER ARRIVARE AL COMANDO DEL PRIMO FORZIERE D’ITALIA (843 MILIARDI) – CHE SUCCEDERA' QUANDO SCENDERANNO IN CAMPO I PEZZI GROSSI: ANDREA ORCEL DI UNICREDIT E CARLO MESSINA DI INTESA? - INTANTO, OGNI GIORNO SI REGISTRA UNO SCAZZO: SE IL PROXY ISS SOSTIENE MEDIOBANCA, IL PROXY GLASS LEWIS INVITA GLI AZIONISTI A PUNTELLARE MPS - (POTEVA MANCARE L’ANGOLO DEL BUONUMORE CON DAVIDE SERRA DEL FONDO ALGEBRIS?)…

zuppi sinodo claudio giuliodori ruini bergoglio

DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA CATTO-CONSERVATRICE DI RUINI SI È “VENDICATA” SUL LIBERAL ZUPPI: SUL DOCUMENTO NON VOTATO DALL’ASSEMBLEA SINODALE CI SAREBBERO INFATTI LE MANINE DELL’EX CAPO DELLA CEI AI TEMPI DI BERLUSCONI. COME? NEL PORTARE A SINTESI I TEMI DISCUSSI NEL LUNGO CAMMINO SINODALE, SONO STATI SBIANCHETTATI O “AGGIRATE” QUESTIONI CRUCIALI COME IL RUOLO DELLE DONNE NELLA CHIESA, LA TRASPARENZA SUGLI ABUSI E L’OMOSESSUALITÀ. PIÙ DI UN VESCOVO HA CRITICATO L’ASSENZA NEL TESTO DELLA SIGLA “LGBTQ” – LA MIGLIORE SPIEGAZIONE SUL CAMBIO DI CLIMA LA DA' UN PORPORATO ANZIANO: "ANNI FA, ALLA FINE AVREMMO ABBOZZATO E VOTATO..."

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI?" A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: "A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO!" - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...)