1. CHE PESSIMA TROVATA HA COGITATO RENZI PER VENDICARSI DI JUNCKER SCATENANDO IL PRESIDENTE DEL PSE A BRUXELLES GIANNI PITTELLA CON LO SCANDALO “LUXLEAKS” 2. NELLA SUA BATTAGLIA CONTRO L’UOMO VOLUTO DALLA MERKEL (CHE NE FA QUEL CHE VUOLE) PITTIBIMBO È RIMASTO COL CERINO IN MANO. HOLLANDE HA UN PATTO SOLIDO CON LA CANCELLIERA (LA FRANCIA NON È L'ITALIA: È UNA POTENZA NUCLEARE E MILITARE) 3. ANCHE L’ATTACCO DI LONDRA A JUNCKER VA PRESO CON LE MOLLE. CAMERON NON VEDE L’ORA DI FARSI FARE LO SCONTO SUI CONTRIBUTI COMUNITARI IN PIÙ (DUE MILIARDI DI EURO) 4. LA VENDETTA DI JUNCKER NEI CONFRONTI DI RENZI SARÀ UN PERFIDO GIOCO DA RAGAZZI. BASTA CHIEDERE AL VICE KATAINEN DI DIRE DUE PAROLINE ALLE AGENZIE DI RATING, CON LE QUALI IL FALCO FINLANDESE HA RAPPORTI STRETTI, E LA FRITTATA È FATTA. SÌ, SGUINZAGLIARE PITTELLA È STATA UNA PESSIMA TROVATA, L'EUROPA NON È L'ITALIA, TERRA DI ROTTAMATI

Dagoreport

 

matteo renzi otto e mezzomatteo renzi otto e mezzo

Pessima idea quella di vendicarsi di uno come Jean-Claude Juncker cavalcando lo scandalo “Luxleaks”. Pessima, perché tra Roma e Bruxelles chi ha il coltello dalla parte del manico è la seconda. E anche se governata da “una banda di burocrati”, come direbbe Renzie, l’Unione europea può mettere in seria difficoltà il governo italiano.

 

Tra Bruxelles e Strasburgo non è sfuggito che il più attivo nel puntare l’indice sul presidente della Commissione per lo scandalo fiscale lussemburghese è stato l’italiano Gianni Pittella, presidente del gruppo socialista e democratico all’Europarlamento. Juncker, un democristiano dai modi calmi ma dalla memoria d’elefante, ha visto subito, dietro l’agitarsi di Pittella, l’ombra del suo carissimo nemico Renzie e in privato ha accusato il premier italiano di averlo fatto attaccare.

JUNCKER JUNCKER

 

Lo scandalo “Luxleaks” non è tale da poter mettere in seria difficoltà uno come Juncker, anche perché i leader europei non scoprono certo oggi che il presidente della Commissione viene dal Lussemburgo, paese fiscalmente assai creativo. E poi Juncker è sostenuto senza “se” e senza “ma” da Angela Merkerl, ben felice di avere scelto un uomo debole e manovrabile come l’ex premier lussemburghese.

 

angela merkel 4angela merkel 4

Il problema dell’Italia, nella guerra sotterranea contro Juncker, è quello di essere ben più isolata di quanto creda. L’altro grande paese a guida socialista, la Francia di Hollande, al momento decisivo gioca le sue partite in piena autonomia, come si è visto abbondantemente sullo sforamento dei parametri di deficit. E poi, agli occhi della Germania, la Francia è pur sempre una potenza nucleare e militare di tutto rispetto e questo le garantisce autorevolezza e margini di manovra ben maggiori di Roma.

 

francois hollandefrancois hollande

Neppure l’Inghilterra di David Cameron, recentemente molto critica nei confronti di Bruxelles, è un solido alleato per le proteste italiane. La Commissione ha ricalcolato la ripartizione dei contributi comunitari e ha chiesto 340 milioni in più all’Italia e la cifra-monstre di 2,1 miliardi alla Gran Bretagna. Gli osservatori più smagati, a Bruxelles, scommettono che in cambio di un accordo con lo sconto, Londra abbasserà ben presto i toni della polemica con la Commissione. Insomma, neppure Cameron può essere un valido compagno di strada nella battaglia contro Juncker.

 

david camerondavid cameron

La storia finirebbe qui se non fosse che chi conosce bene il presidente della Commissione giura che si tratta di un soggetto vendicativo. E anche parecchio. La vendetta più scontata sarebbe accanirsi sui conti italiani in sede di esame della legge di Stabilità, ma sarebbe anche una mossa pacchiana e che farebbe perdere credibilità alle istituzioni europee. Certo, l’Italia resta a rischio procedura d’infrazione sul debito pubblico, ma i suoi conti non verranno platealmente sconfessati.

 

Molto più sottile, invece, la vendetta che passerebbe per vie trasversali. Il braccio destro di Juncker è il suo vicepresidente, il finlandese Jirky Katainen, che intrattiene rapporti strettissimi con tutte le agenzie di rating. Le agenzie hanno grossi uffici a Bruxelles, perché è da qui che si controllano meglio i conti dei singoli paesi membri dell’Eurozona. Basta una parola negativa, o un giudizio un po’ più duro del solito, da parte di Katainen e le agenzie di rating possono guardare sotto un’altra luce i conti di Roma. Con tutti gli effetti che ne conseguono sul mercato dei titoli di Stato e sugli spread.   

JIRKY 
KATAINEN 
JIRKY KATAINEN

 

Abituato in Italia ad avere a che fare con avversari che si rottamano da soli (a sinistra), oppure invecchiati e ricattabili (Berlusconi), Renzie si è scelto un nemico in Europa che ha ben altre frecce al suo arco. E forse sguinzagliare Pittella è stata una grossa imprudenza.

 

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