DISTRATTI DAL ROYAL BABY, I MEDIA INGLESI SE NE FREGANO DELLA SENTENZA SUL BANANA

L. Mais. per il "Sole 24 Ore"

Sazia dalle scorpacciate del passato? Distratta dagli scenari immaginifici di un'economia in "velocità di fuga", metafora di una solida ripresa ormai alle porte? O forse solo in attesa degli sviluppi. Londra, ha relegato ieri Silvio Berlusconi un po' più giù nella lista delle news di quanto fosse lecito immaginare, lasciando rinnovato spazio e disgustato stupore, invece, alla folle intolleranza contro il ministro Kyenge, fatti che secondo Tobias Jones sul Guardian confermano che il nostro Paese «ha un serio problema con il razzismo».

Considerazione incontenstabile alla luce degli eventi. Anche per questo, forse, su Silvio Berlusconi l'attenzione si è - ieri, almeno - attenuata, in attesa di una tempesta che, crediamo, tornerà quando il destino giudiziario sarà stato scritto.

Le cronache, da Financial Times a Bbc, sono secche nel ricordare i fatti che hanno portato l'ex premier in Cassazione per quest'ultimo processo per evasione fiscale. Ripercorrono la storia e si soffermano sulle conclusioni. Il rischio, analizzato e temuto a Londra quanto in Italia, è legato alle ricadute sul governo Letta. Si citano le voci che danno per crescente il malumore del Pdl e la spinta dei falchi favorevoli a scatenare quel "terremoto" che il premier dalla Grecia ha escluso.

Cronache per lo più, dunque. Per i commenti, al di là di quelli scritti in occasione della presentazione del processo, si dovrà attendere un verdetto che gli allibratori vedono già scritto. Immaginano la condanna finale come ipotesi privilegiata: pagano 4 sterline a chi ne punta 11. L'assoluzione è, al contrario, considerato scenario improbabile: 10 sterline di premio a chi ne gioca una sola. In mezzo, con una quota mediana, almeno per il bookmaker Paddy Power, la prospettiva di un rinvio.

Gli inglesi, è noto, scommettono su tutto e su tutti. E il destino politico di Sivio Berlusconi non poteva essere risparmiato. Neppure l'ironia per il paradosso che il caso rivela, secondo l'interpretazione dell'Economist, settimanale liberale e liberista che non ha mai lesinato critiche al premier italiano. Il magazine rilegge la linea della difesa, sottolineando che il punto centrale sostenuto dal collegio guidato da Franco Coppi è che nel 2002-2003, ovvero quando i fatti contestati accaddero, Silvio Berlusconi era premier.

In altre parole era tanto affaccendato dagli impegni di governo da non poter avere avuto responsabilità nella gestione di Medisaet. «È un'ironia - precisa Economist - notare che lo sforzo dei legali sarebbe ora molto più agevole se, negli anni Novanta, quando entrò in politica, Silvio Berlusconi avesse dato retta agli avversari dividendo i suoi interessi d'affari dalla carriera politica». Un contrappasso dantesco lo seppellirà ? Londra attende.

 

 

 

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