luigi di maio paola nugnes gregorio de falco

5 STELLE CADENTI – LE ESPULSIONI DECISE DAI PROBIVIRI CONTRO I DISSIDENTI SONO UN GUAIO ANCHE PER LA MAGGIORANZA, CHE AL SENATO PUÒ CONTARE SU UNO SCARTO DI 4 PARLAMENTARI – IL COMANDANTE DE FALCO SPARA A ZERO SU LUIGINO DI MAIO: “IL M5S SI È SPOSTATO A DESTRA. TRA IL PROGRAMMA SOTTOPOSTO AGLI ELETTORI E IL GOVERNO C’È UNA DISTANZA ENORME” – LA RIBELLE SOTTO PROCESSO NUGNES: “TOTALE SUBORDINAZIONE DEL GRUPPO ALL’ESECUTIVO”

LE VACANZE DI NATALE DI LUIGINO DI MAIO E ALESSANDRO DI BATTISTA

1 – LE ESPULSIONI SPACCANO I 5 STELLE, FRONDA DI 40 PARLAMENTARI SI RESTRINGONO I NUMERI AL SENATO

Emanuele Buzzi per il “Corriere della Sera”

 

Trenta, forse quaranta parlamentari pronti a chiedere delucidazioni pubbliche sul metodo. E sul percorso futuro. Oltre a numeri sempre più incerti al Senato. Il Movimento ha scelto la linea dura con i dissidenti: il 31 dicembre con un post sul blog sono state annunciate le espulsioni di due senatori - Gregorio De Falco e Saverio De Bonis - e di due eurodeputati (Giulia Moi e Marco Valli). Per il senatore Lello Ciampolillo un richiamo, mentre il procedimento per Elena Fattori (che ha chiesto spiegazioni al capogruppo a Palazzo Madama Stefano Patuanelli) e Paola Nugnes è pendente.

 

Archiviati invece i casi di Matteo Mantero e Virginia La Mura. Una soluzione decisa che ha scatenato una discussione in seno ai pentastellati, sia sul blog sia tra gli eletti. Sul sito di riferimento del Movimento si registrano oltre trecento interventi e una buona fetta ha toni critici. Fabio Preganziol chiede «Chi ha violato cosa?» e si firma «un elettore che a questo punto si pente sempre più di non aver continuato ad astenersi».

 

gregorio de falco paola nugnes

Sandro Marrone, invece, è preoccupato dagli scenari futuri: «Ottimo, ora abbiamo due senatori in meno e abbiamo indicato la strada a quegli eventuali altri, allettati dalle offerte dei partitocrati». Diversi anche i post a sostegno della scelta. «Noi abbiamo delle regole: se all' interno dei gruppi, specie se si è al governo, ci sono posizioni diverse, si decide a maggioranza e quella decisa è la posizione del gruppo», scrive un utente con il nickname Karl Kraus.

 

La frattura della base pentastellata si riscontra anche nei gruppi parlamentari. L' ala ortodossa è in fermento e tra Camera e Senato sono circa 30-40 i parlamentari che chiedono chiarimenti. C' è chi si espone direttamente sui social network. A partire dai deputati. Luigi Gallo parla di decisione «assurda» e sottolinea: «Non c' è mai stata un' assemblea con una votazione interna, né su Rousseau, sui temi delicati».

gregorio de falco elena fattori

 

Gilda Sportiello attacca: «Forse più che di provvedimenti e sanzioni ciò di cui necessita il Movimento sono spazi di confronto». E ancora: «Provvedimenti di questo tipo dimostrano debolezza non forza». Gloria Vizzini esprime solidarietà a Gregorio De Falco: «Il dissenso e il diritto di critica sono indice di democrazia, vanno gestiti e non repressi». Stessa linea anche per Sara Cunial che bolla i dissidenti puniti dai probiviri come «uomini d' onore». Al Senato Matteo Mantero, in un post, cita la «Canzone del maggio» di Fabrizio De André: «Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti».

di battista di maio

 

Intanto, la decisione dei probiviri rischia anche di avere ricadute politiche, con la maggioranza che perde due pedine e al momento può contare solo su un scarto risicato (165 parlamentari tra Lega e M5S, quando l' asticella del quorum è a quota 161).

 

A dare man forte, però, ci sono spesso due ex pentastellati (Maurizio Buccarella e Carlo Martelli) e due esponenti del Maie (Riccardo Antonio Merlo e Adriano Cairo). De Bonis ha detto che sta meditando sulle dimissioni: in questo caso se l' Aula accetterà il passo indietro del senatore, come per l' ultimo espulso del Movimento, il velista Andrea Mura, si procederà ad elezioni suppletive nel collegio uninominale in cui De Bonis è stato eletto. L' ala governista, però, dribbla le preoccupazioni: «Le regole vanno rispettate a qualsiasi costo. I numeri sono con noi ».

 

2 – «RINNEGATE LE PROMESSE ELETTORALI IL MOVIMENTO SI È SPOSTATO A DESTRA»

gregorio de falco in senato per la votazione del dl sicurezza

Francesco Lo Dico per “il Messaggero”

 

Non me l' aspettavo. Ho solo la colpa di aver espresso opinioni sgradite ai vertici». Dinanzi al cartellino rosso sventolato sul blog delle Stelle, il senatore Gregorio De Falco è amareggiato. Ma di scendere dalla nave, il comandante che intimò a Schettino di tornare a bordo, non ne vuole sapere.

 

Ora che farà, senatore, passa all' opposizione e magari dà una mano a chi spera nella nascita di un gruppo di neo-responsabili in Senato?

«Io mi sento a pieno titolo un rappresentante dei valori del M5S che ho difeso. Spero in un ravvedimento . Quello nei miei confronti è un provvedimento sgangherato, abnorme e incostituzionale. Ho espresso voti e opinioni come prescrive l' articolo 68 della Carta. È la stessa che abbiamo difeso a spada tratta nella scorsa legislatura?».

 

Rimpiange di essersi astenuto sul decreto sicurezza?

«No, era agli antipodi delle finalità del Movimento. Il nostro programma prevedeva di proteggere lo Sprar, e invece ne abbiamo approvato lo smantellamento. In ogni caso, uscire dall' Aula non ha danneggiato M5S».

gregorio de falco 5

 

Ha intenzione di chiamare Luigi Di Maio?

«No. Se mi cercherà, ci parlerò volentieri. Non lo vedo da tempo».

 

Da quando? Gli aveva mai fatto presenti le sue perplessità?

«L' ultima volta ci siamo sentiti per parlare degli emendamenti che avevamo presentato al decreto sicurezza, ma poi non l' ho più visto. Né lui né gli altri».

 

A chi si riferisce?

«Abbiamo chiesto più volte al capogruppo in Senato un confronto sui temi, ma ci è sempre stato negato. Ne ho parlato anche con il ministro Fraccaro, ma niente. E poi anche con il premier Conte, al quale ho illustrato i punti del decreto che molti consideravano incostituzionali».

 

E che cosa le ha risposto il premier?

«Mi ha detto che avrebbe preso in considerazione le nostre modifiche, ma poi il decreto è andato per la sua strada».

gregorio de falco 4

 

Nel M5s l' hanno accusata di fare il difficile solo per non restituire i soldi. È questa la vera motivazione?

«Buffonate, chi dice cose del genere è un cialtrone. Ho restituito tutto quanto era previsto».

 

I vertici erano orientati a non punire nessuno dopo il no al decreto sicurezza. Perché ha votato no anche alla manovra?

«Ma come potevano seriamente pretendere che votassi in modo fideistico la finanziaria, senza conoscerne il contenuto? Della proroga sulle concessioni balneari, abbiamo saputo dopo il voto. Così come dei 50 miliardi di Iva da sterilizzare nei prossimi due anni: andavamo incontro alla recessione, ma lo abbiamo capito dopo».

 

gregorio de falco 3

Dica la verità. È l' accordo con la Lega che non ha digerito? Qualcuno parla di un polo destinato a durare.

«Non so se nascerà un polo sovranista, ma non lo escludo. Che il M5S si sia spostato a destra però è indubitabile. Tra il programma sottoposto ai nostri elettori e quanto fatto al governo c' è una distanza enorme».

 

È questo che spiega il pesante calo del M5s nei sondaggi?

«Se analizziamo il voto, appare evidente che noi abbiamo raccolto molti consensi a sinistra e in Meridione, che una volta al governo sono stati rinnegati nella sostanza».

gregorio de falco 1

 

È in arrivo il reddito di cittadinanza. Non basta?

«Vero, ma dubito che chi ci ha votato vedrà equità nella mini-flat tax che premia le partite Iva del Nord e nel blocco delle indicizzazioni delle pensioni sopra i 1500 euro. Togliamo a chi non ha: cosa diremo alla gente del Sud quando le autonomie del Nord dreneranno altre risorse al Mezzogiorno?».

 

Lei ha vissuto il Movimento da dentro. Come lo giudica?

«Non ci sono solo problemi di merito, ma anche di metodo».

 

E cioè?

«Chiediamo l' istituzione di un organismo intermedio attraverso il quale confrontarci sin da maggio. Ma non è mai nato. Visto da fuori il M5s sembrava aperto al confronto. Ma visto da dentro non è un luogo di discussione democratica. È troppo verticistico: non si discute di niente, si esegue e basta».

 

3 – «PESA LA CASALEGGIO, NON È PIÙ UNO VALE UNO DEPUTATI E SENATORI SOGGETTI ALL' ESECUTIVO»

Giuseppe Alberto Falci per il “Corriere della Sera”

nugnes di maio

 

La senatrice Paola Nugnes è in attesa di «processo» e su Facebook ha scritto: «Uno vale uno? Mi sono sbagliata».

 

Hanno espulso De Falco.

«È chiaro che non mi fa piacere, non è il modo giusto di procedere. Gregorio è una persona valida».

 

È preoccupata che ora possa toccare a lei?

«Non sono preoccupata di niente. Sono serena e in asse con me stessa. Ritengo di avere proceduto sempre in fede con i principi che ci eravamo dati».

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE

 

Ora dovrà obbedire al Movimento oppure sarà espulsa.

«Cosa significa obbedire? A chi? Si obbedisce a dei principi e a dei valori. Io rispondo alla Costituzione che è la prima legge, alla mia coscienza e agli ideali che ci hanno unito come gruppo».

 

In caso di espulsione si dimetterebbe da parlamentare?

«Credo ci si debba dimettere quando vengono meno i motivi per cui ci si è candidati o le condizioni personali di eleggibilità».

 

Nel caso De Falco ha pesato la Casaleggio associati?

«E chi altri?».

 

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO

L' alleanza con la Lega ha mutato il M5S e i suoi vertici?

«Sono cambiate, da tempo, le modalità di prendere decisioni e di delegarle solo ad alcuni. L' esperienza di governo è stata caratterizzata da una sostanziale subordinazione del gruppo parlamentare alla volontà dell' esecutivo.

 

Comprendo che per alcuni questo controllo sia necessario per giungere a un obiettivo comune ma per me ci sono modalità, principi dello Stato di diritto che non possono essere messi in discussione per nessun obiettivo».

 

Brutto capodanno?

«Brutto mi sembra eccessivo. Semmai laborioso.».

 

Pensa di lasciare il M5S?

gregorio de falco elena fattori 1

«No».

 

Qual è il clima all' interno del gruppo parlamentare?

«(Sorride) Festoso...Tutti festeggiano per la manovra appena approvata».

 

Anche lei?

«Ho condiviso ed era una meta comune da portare a termine. Ora dobbiamo vedere se il Pil ci darà i risultati sperati. E se riusciremo a sterilizzare l' Iva nel 2020».

Ultimi Dagoreport

woody allen ian bremmer la terrazza

FLASH! – A CHE PUNTO E' LA NOTTE DELL’INTELLIGHENZIA VICINA AL PARTITO DEMOCRATICO USA - A CASA DELL'EX MOGLIE DI UN BANCHIERE, SI È TENUTA UNA CENA CON 50 OSPITI, TRA CUI WOODY ALLEN, IMPEGNATI A DIBATTERE SUL TEMA: QUAL È IL MOMENTO GIUSTO E IL PAESE PIÙ ADATTO PER SCAPPARE DALL’AMERICA TRUMPIANA? MEGLIO IL CHIANTISHIRE DELLA TOSCANA O L’ALGARVE PORTOGHESE? FINCHE' IL POLITOLOGO IAN BREMMER HA TUONATO: “TUTTI VOI AVETE CASE ALL’ESTERO, E POTETE FUGGIRE QUANDO VOLETE. MA SE QUI, OGGI, CI FOSSE UN OPERAIO DEMOCRATICO, VI FAREBBE A PEZZI…”

meloni musk trump

DAGOREPORT – TEMPI DURI PER GIORGIA - RIDOTTA ALL'IRRILEVANZA IN EUROPA  DALL'ENTRATA IN SCENA DI MACRON E STARMER (SUBITO RICEVUTI ALLA CASA BIANCA), PER FAR VEDERE AL MONDO CHE CONTA ANCORA QUALCOSA LA STATISTA DELLA GARBATELLA STA FACENDO IL DIAVOLO A QUATTRO PER OTTENERE UN INCONTRO CON TRUMP ENTRO MARZO (IL 2 APRILE ENTRERANNO IN VIGORE I FOLLI DAZI AMERICANI SUI PRODOTTI EUROPEI) - MA IL CALIGOLA A STELLE E STRISCE LA STA IGNORANDO (SE NE FOTTE ANCHE DEL VOTO FAVOREVOLE DI FDI AL PIANO “REARM EUROPE” DI URSULA). E I RAPPORTI DI MELONI CON MUSK NON SONO PIÙ BUONI COME QUELLI DI UNA VOLTA (VEDI IL CASO STARLINK), CHE LE SPALANCARONO LE PORTE TRUMPIANE DI MAR-A-LAGO. PER RACCATTARE UN FACCIA A FACCIA CON "KING DONALD", L'ORFANELLA DI MUSK (E STROPPA) E' STATA COSTRETTA AD ATTIVARE LE VIE DIPLOMATICHE DELL'AMBASCIATORE ITALIANO A WASHINGTON, MARIANGELA ZAPPIA (AD OGGI TUTTO TACE) - NELLA TREPIDANTE ATTESA DI TRASVOLARE L'ATLANTICO, OGGI MELONI SI E' ACCONTENTATA DI UN VIAGGETTO A TORINO (I SATELLITI ARGOTEC), DANDO BUCA ALL’INCONTRO CON L'INDUSTRIA DELLA MODA MILANESE (PRIMA GLI ARMAMENTI, POI LE GONNE)... 

davide lacerenza giuseppe cruciani selvaggia lucarelli

TE LO DÒ IO IL “MOSTRO”! – SELVAGGIA LUCARELLI, CHE SBATTE AL MURO GIUSEPPE CRUCIANI, REO DI ESSERE NIENT’ALTRO CHE IL “MEGAFONO” DI LACERENZA, DIMENTICA CHE L’AUTORE DEL PRIMO ARTICOLO CHE HA PORTATO ALLA RIBALTA LE NEFANDEZZE DELLO SCIROCCATO DELLA GINTONERIA E’ PROPRIO LEI, CON UNA BOMBASTICA INTERVISTA NEL 2020 SULLE PAGINE DI T.P.I. (“LA ZANZARA” ARRIVA SOLO NEL 2023) – POI TUTTI I MEDIA HANNO INZUPPATO IL BISCOTTO SULLA MILANO DA PIPPARE DI LACERENZA. IVI COMPRESO IL PALUDATO “CORRIERE DELLA SERA" CHE HA DEDICATO UNA PAGINATA DI INTERVISTA AL "MOSTRO", CON VIRGOLETTATI STRACULT (“LA SCOMMESSA DELLE SCOMMESSE ERA ROMPERE LE NOCI CON L’UCCELLO, VINCEVO SEMPRE!”) - ORA, A SCANDALO SCOPPIATO, I TRASH-PROTAGONISTI DELLE BALORDE SERATE MILANESI SPUNTANO COME FUNGHI TRA TV E GIORNALI. SE FILIPPO CHAMPAGNE È OSPITE DI VESPA A “PORTA A PORTA”, GILETTI RADDOPPIA: FILIPPO CHAMPAGNE E (DIETRO ESBORSO DI UN COMPENSO) LA ESCORT DAYANA Q DETTA “LA FABULOSA”… - VIDEO

andrea scanzi

DAGOREPORT - ANDREA SCANZI, OSPITE DI CATTELAN, FA INCAZZARE L’INTERA REDAZIONE DEL “FATTO QUOTIDIANO” QUANDO SPIEGA PERCHÉ LE SUE “BELLE INTERVISTE” VENGONO ROVINATE DAI TITOLISTI A LAVORO AL DESK: “QUELLO CHE VIENE CHIAMATO IN GERGO ‘CULO DI PIETRA’ È COLUI CHE NON HA SPESSO UNA GRANDE VITA SOCIALE, PERCHÉ STA DENTRO LA REDAZIONE, NON SCRIVE, NON FIRMA E DEVE TITOLARE GLI ALTRI CHE MAGARI NON STANNO IN REDAZIONE E FANNO I FIGHI E MANDANO L'ARTICOLO, QUINDI SECONDO ME C'È ANCHE UNA CERTA FRUSTRAZIONE” - “LO FANNO UN PO’ PER PUNIRMI” - I COLLEGHI DEL “FATTO”, SIA A ROMA CHE A MILANO, HANNO CHIESTO AL CDR DI PRENDERE INIZIATIVE CONTRO SCANZI - CHE FARA’ TRAVAGLIO? - LE SCUSE E LA PRECISAZIONE DI SCANZI - VIDEO!

roberto tomasi – andrea valeri blackstone – gianluca ricci macquarie – scannapieco – salvini autostrade

DAGOREPORT - DUE VISIONI CONTRAPPOSTE SUL FUTURO DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA (ASPI) SI SONO CONFRONTATE AL CDA DI QUESTA MATTINA. DA UNA PARTE CDP (51%), DALL’ALTRA I FONDI BLACKSTONE (24,5%) E MACQUARIE (24,5%). IN BALLO, UN PIANO CHE HA COME PRIORITÀ LA MESSA IN SICUREZZA DELLA RETE AUTOSTRADALE. ALLA RICHIESTA DEI DUE FONDI DI VARARE UN SOSTANZIOSO AUMENTO DELLE TARIFFE, CHE PORTEREBBERO A UNA IMPENNATA DEI PREZZI SU OGNI GENERE DI MERCI E UN TRACOLLO DI CONSENSO PER IL GOVERNO MELONI, OGGI IN CDA CDP HA RISPOSTO CON UN CALCIONE DECIDENDO CHE NON SARANNO PIÙ DISTRIBUITI DIVIDENDI PARI AL 100% DELL’UTILE: PER L'ESERCIO 2024 SI LIMITERANNO AL 60% - CHE FINE FARA' IL CEO ROBERTO TOMASI?