IO SO CHE TU SAI CHE IO SO - EMILIANO CONOSCEVA I RAPPORTI CHE I FRATELLI DEGENNARO AVEVA CON I SUOI UOMINI? STANDO ALLE INTECETTAZIONI, IL METODO DEL SINDACO ERA DI ZITTIRE TUTTI CON UN PREVENTIVO “SO TUTTO NON MI DIRE NIENTE”- LA FINANZA È CONVINTA PERÒ CHE SAPESSE ECCOME: IN Più DI UN’OCCASIONE PUBBLICAMENTE AVEVA DICHIARATO CHE I DEGENNARO ERANO IMPRENDITORI “VICINI” - COSÌ VICINI DA FORNIRE ‘AIUTO ELETTORALE’ DISTRIBUENDO CASE E FAVORI…

Giuliano Foschini per "la Repubblica"

«Dì a Simonetta (ndr, Lorusso, ex assessore ai lavori pubblici) di star buona con il telefono... Spende troppi soldi». A parlare è il sindaco di Bari, Michele Emiliano. L´interlocutore è il dirigente dei Lavori pubblici, Vito Nitti, «lo scribano dei Degennaro» per dirla con la guardia di Finanza. Parte da questa intercettazione telefonica, registrata mentre era in corso una perquisizione in Comune, il lavoro di questi giorni degli inquirenti: definire anche alla luce degli interrogatori la posizione processuale di Emiliano. Il primo cittadino non è indagato.

Al momento non ci sono elementi perché lo diventi. Il suo ruolo è però oggetto degli approfondimenti che i finanzieri del nucleo di Polizia tributaria di Bari stanno effettuando anche sulla base degli interrogatori dei sei arrestati davanti al gip: ieri è stato il giorni dei tecnici, oggi parlerà invece il consigliere del Pd Gerardo Degennaro, insieme con il fratello Daniele. L´obiettivo è capire se ed eventualmente cosa sapesse il sindaco dei rapporti che la Dec aveva con i suoi uffici.

«Quando cominci a dire un fatto - raccontava, registrata durante l´intercettazione ambientale, il dirigente Nitti all´assessore Lorusso riferendosi al rapporto tra Emiliano e Degennaro - il sindaco ti blocca: "So tutto non mi dire niente"... In modo che lui riesce a non sapere quello che potrebbe creargli qualche problema».

Per la Finanza comunque i rapporti tra il sindaco e la Dec esistevano. «Lo stesso Emiliano - annotano le fiamme gialle nell´informativa - ha pubblicamente dichiarato che i Degennaro sono imprenditori "vicini". Quale tipo di aiuto forniscano o abbiano fornito al Sindaco non è dato saperlo», anche se alcune affermazioni intercettate «potrebbero far pensare a un aiuto di tipo elettorale». Il riferimento è alle opere pubbliche realizzate e agli appartamenti di via Pappacena, il «condominio dei vip».

La lottizzazione, come ha raccontato ieri Repubblica, è al centro di una seconda tranche dell´inchiesta che i sostituti e il procuratore di Bari, Antonio Laudati, stanno conducendo. Gli appartamenti, costruiti per essere destinati alle forze di polizia impegnate nella lotta alla mafia, sono finiti sul mercato a prezzi stracciati. E sono stati acquistati da politici e notabili della città: c´è il consigliere comunale Donato Radogna (eletto con il centrodestra poi passato nell´Api) che ha comprato quattro appartamenti a 1.700 euro al metro quadrato, meno della metà del valore di mercato.

Tra gli acquirenti c´è anche Giorgio Savino, figlio di Vito, presidente del Tribunale di Bari ed ex presidente della Regione democristiano. «L´appartamento è stato acquistato da mio figlio Giorgio e dalla moglie Valeria nel rispetto delle regole, pagando una parte in contanti e un´altra parte con mutuo trentennale. Io non ho mai avuto alcun rapporto economico con i Degennaro» ha spiegato il giudice che nel 2008 aveva nominato due periti, come presidente del tribunale, che si sono occupati della vicenda espropri per il direzionale del San Paolo.

Nello stesso condominio hanno acquistato casa anche Pietro Lospinuso, consigliere regionale del Pdl e i consiglieri comunali di centrosinistra Pietro Albenzio e Andrea Dammacco. Tra gli acquirenti ci sono anche gli ex consiglieri Nino Anaclerio e Massimiliano Vitale. C´è poi il segretario del Psdi, Mimmo Magistro, che però sostiene di non aver concluso l´affare e di aver fatto causa ai De Gennaro.

Infine nell´elenco figurano un numero imprecisato di professionisti che lavorano stabilmente con il gruppo Dec come Silvio e Marta Sancilio, collaudatori "distratti" secondo la procura di via Pappacena. «Ma su quelle case io non ho alcuna responsabilità - si è difeso ieri su Twitter il sindaco Michele Emiliano - Io non avevo alcun titolo per controllare a chi sono state vendute. Doveva controllare la Prefettura».

Emiliano ha parlato molto di politica ieri sul social network. La giornata è stata intensa: dopo le dichiarazioni di fuoco, ieri il segretario regionale del Pd, Sergio Blasi, e il senatore Nicola Latorre hanno espresso solidarietà al sindaco. «Io non do suggerimenti né consigli a Emiliano - ha spiegato invece il governatore, Nichi Vendola - ma davanti a errori pesanti, bisogna fare scelte per avviare un processo di purificazione, mettersi pancia a terra per la città e la sua crescita: è lì che c´è la risposta».

Che significa? Emiliano sembrava il candidato naturale alla successione di Vendola alla guida della regione. Ma dopo questa vicenda le sue quotazioni sono scese, tanto che sia il governatore sia i vertici nazionali del Partito stanno pensando a un´alternativa: magari un tecnico con un´esperienza politica.

«Io certo - ha twittato ieri Emiliano - non parlerò più della lista civica nazionale (ndr, quella immaginata con De Magistris) non è aria. Certo però in una regione dove un ministro rinviato a giudizio per corruzione (ndr, Raffaele Fitto) non si è dimesso perché dovrei farlo io per un cesto di pesce?». «Ormai il Pd è in guerra civile» ha chiosato in serata, ironico, il senatore del Pdl Gaetano Quagliariello.

 

MICHELE EMILIANO MICHELE EMILIANOdegennaro x de magistrisRaffaele FittoGAETANO QUAGLIARIELLONICHI VENDOLA E MICHELE EMILIANONICHI VENDOLA E MICHELE EMILIANOmichele emiliano sindaco bari

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